News > 800 anni di presenza francescana in Terra Santa

06/02/2017 09:46
Un po’ di storia raccontata dal Custode Patton


L’anno in cui siamo entrati, il 2017, è per i Frati Minori particolarmente significativo, perché esattamente 800 anni fa, al Capitolo di Pentecoste tenuto a Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola in Assisi, il nostro Ordine si aprì alla dimensione missionaria e universale.

In quella occasione fu deciso di mandare frati un po’ in tutto il mondo allora conosciuto, e di mandarli come testimoni di fraternità e di pace.

È probabilmente in quella occasione che un gruppo di frati furono mandati “oltremare”, guidati da frate Elia da Cortona, a fondare una Provincia francescana, che inizialmente venne chiamata appunto d’Oltremare o di Siria.

Due anni dopo, nel 1219, è lo stesso san Francesco a recarsi pellegrino e missionario in Terra Santa. Di quel viaggio tutti ricordiamo l’incontro col Sultano Malek-El-Kamel, che avvenne a Damietta in Egitto, nel contesto della Quinta Crociata. Questo incontro è ben documentato nelle fonti antiche sia interne, sia esterne all’Ordine francescano. In quella occasione Francesco ebbe probabilmente un salvacondotto per poter visitare i Luoghi Santi, che trasmettono la memoria del mistero dell’Incarnazione e della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù. Francesco, che era un uomo molto concreto, amava poter vedere i luoghi, gli ambienti, i contesti e ci insegna a fare il passaggio dal vedere al credere.

Il viaggio di Francesco in Terra Santa è talmente importante e significativo per lui e per noi, che nei suoi “Scritti” posteriori al 1220 troviamo ovunque echi e tracce di quel viaggio. In modo speciale poi quel viaggio e quell’esperienza contribuì alla elaborazione di una vera e propria metodologia missionaria che troviamo sintetizzata nel Capitolo XVI della Regola non bollata. Lì san Francesco ci ricorda che siamo chiamati ad evangelizzare in due modi. Il primo è di non fare liti o dispute, essere sudditi e soggetti a ogni umana creatura per amore di Dio e confessare di essere cristiani. Il primo modo è cioè quello della testimonianza della vita, dove occorre evitare ogni forma di aggressività e polemica, occorre mettersi a servizio degli altri per amore di Dio e occorre avere un’identità cristiana molto chiara. Aggiunge poi san Francesco che “quando vedranno che piacerà al Signore” allora i frati potranno fare l’annuncio esplicito del mistero di Cristo e amministrare i sacramenti che incorporano alla Chiesa. Infine bisogna mettere in conto anche la possibilità di essere rifiutati, perseguitati e perfino uccisi, ma questo è già compreso nella professione di vita religiosa, con la quale uno mette la propria vita totalmente nelle mani di Dio.

Queste semplici linee sono quelle che hanno guidato l’esperienza francescana in Terra Santa, lungo questi otto secoli, in mezzo a persone di altra cultura, fede e religione. Sono le linee che guidano tutt’ora la nostra presenza lì.

Tra il 1291 e il 1333 c’è una fase in cui i nostri frati hanno dovuto rifugiarsi a Cipro e di lì facevano la spola via nave per venire a pregare e celebrare nei Santuari della Natività a Betlemme e del Calvario e del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Nel 1333 i reali di Napoli Roberto d’Angiò e Sancia di Maiorca acquistano per i frati il diritto di rimanere in questi Santuari e al Cenacolo e finanziano la costruzione dei primi conventi.

Nove anni dopo, nel 1342, da Avignone, papa Clemente VI emana due bolle “Gratias agimus” e “Nuper carissimae”, che sono il nucleo originario della statuto giuridico della Custodia di Terra Santa e ne sanciscono, ad esempio, l’internazionalità. La Custodia, allora, si componeva di 20 frati che si prendevano cura di celebrare la liturgia latina in pochi Santuari, a Betlemme e a Gerusalemme, ben presto saranno anche a Nazareth. Poi da questo nucleo originario, lungo i secoli successivi, siamo arrivati alla realtà attuale.

Ulteriori informazioni sul sito della Custodia di Terra Santa.

L’immagine della miniatura “Approdo di San Francesco in Terra Santa” utilizzata per l'elaborazione del logo è tratta dalla Legenda Maior di San Bonaventura (382): per gentile concessione dell’Istituto Storico dei Cappuccini - Museo Francescano – Roma.







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