News > Adesso e nell’ora della nostra morte

06/12/2017 20:53
Novena dell’Immacolata Concezione di Maria - VIII


“Adesso e nell’ora della nostra morte” è l’ultimo tassello dell’Ave Maria, quello dove la richiesta si fa più accorata. Questa sera vogliamo chiedere a Maria di essere presente ora, adesso, e poi nel momento più solenne della nostra vita, quello della nostra morte.

Adesso, così come sono, come mi trovo ad essere, nella verità piena di me stesso, delle mie relazioni, senza nascondere le fatiche. Stai Maria in questo momento, quando si spezzano i legami, o la vittima innocente grida … tu Maria prega per noi. Adesso perché è l’unico momento vero in cui vivo e posso incontrare il mio Signore. Chiediamo a Maria che ci introduca a quell’incontro adesso!

E prega per noi nell’ora della morte, alla fine del giorno e alla fine della vita. Prega perché possiamo vivere quel momento come un atto di fede, perché possiamo attraversare quel momento – come fu per Francesco d’Assisi qui alla Porziuncola – nudo sulla terra nuda.

Quando tutto questo accade, ora e nell’ora della nostra morte, sappiamo che la Madre è lì, come ai piedi della croce di Gesù. Ascoltiamo la meditazione di p. Simone chiedendo a Maria di mostrarci che il dolore è parto, di una maternità ferita e risorgente, che solo l’Amore resta per sempre e con quello tutto ciò che abbiamo ancorato a Cristo.

Gv 19,25-30
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso piene di aceto; presero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, spirò.

 

Dalla Leggenda Maggiore di san Bonaventura da Bagnoregio, capitolo II,8 (FF 1048-1049)
Riparata anche questa chiesa, andò finalmente in 1048 un luogo chiamato Porziuncola, nel quale vi era una chiesa dedicata alla beatissima Vergine: una fabbrica antica, ma allora assolutamente trascurata e abbandonata. Quando l’uomo di Dio la vide così abbandonata, spinto dalla sua fervente devozione per la Regina del mondo, vi fissò la sua dimora, con l’intento di ripararla. Là egli godeva spesso della visita degli Angeli, come sembrava indicare il nome della chiesa stessa, chiamata fin dall’antichità Santa Maria degli Angeli. Perciò la scelse come sua residenza, a causa della sua venerazione per gli Angeli e del suo speciale amore per la Madre di Cristo. Il Santo amò questo luogo più di tutti gli altri luoghi del mondo. Qui, infatti, conobbe l’umiltà degli inizi; qui progredì nelle virtù; qui raggiunse felicemente la mèta. Questo luogo, al momento della morte, raccomandò ai frati come il luogo più caro alla Vergine. 1049 Riguardo a questo luogo, un frate, a Dio devoto, prima della sua conversione ebbe una visione degna di essere riferita. Gli sembrò di vedere innumerevoli uomini, colpiti da cecità, che stavano attorno a questa chiesa, in ginocchio e con la faccia rivolta al cielo. Tutti protendevano le mani verso l’alto e, piangendo, invocavano da Dio misericordia e luce.







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