News > Beati coloro che muoiono nel Signore

22/04/2016 09:35
Esequie del p. Nazareno Mariucci


Alle 15.30 dello scorso mercoledì 20 aprile, nella Basilica papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, sono state celebrate le esequie di p. Nazareno Mariucci: frate minore, sacerdote e – per due settimane – Decano della Provincia. Durante la celebrazione eucaristica, presieduta dal M.R.P. Claudio Durighetto, in molti – soprattutto i più giovani – hanno avuto la possibilità di conoscere più da vicino ed apprezzare quanto sia stato prezioso questo fratello per la nostra Provincia. Ma anche di accorgersi quanto la sua fedele e generosa testimonianza – di fede, perseveranza e silenziosa donazione di sé –, durata ben 96 anni, ancora oggi ha da dire a tutti noi.

A beneficio di quanti hanno conosciuto e amato p. Nazareno, e di quanti semplicemente potranno trovarvi giovamento per il proprio cammino di fede, riportiamo integralmente l’omelia pronunciata dal Ministro Provinciale. Questa la Parola proclamata nella celebrazione eucaristica: Ap 14,13 – Sal 129 – Gv 12,44-50.

Son passati solo quindici giorni da quando ci siamo ritrovati per dare l’estremo saluto a p. Marino Bigaroni, e oggi siamo di nuovo riuniti per affidare al Signore della vita il nostro fratello e padre, P. Nazareno Mariucci. Ieri, prima dell’alba, nell’Infermeria provinciale, nel silenzio, in solitudine e nel nascondimento, così come era sempre vissuto, il Signore lo ha visitato e lo ha chiamato a sé. I suoi occhi, chiari e puri, ora potranno contemplare la luce vera: «Chi vede me, vede colui che mi ha mandato… Io sono la luce del mondo… chiunque crede in me non rimane nelle tenebre».

Era l’ultimo dei frati nati nel primo decennio del Novecento e ha mantenuto il testimone del più anziano della Provincia solamente per questi quindici giorni, dalla morte di P. Marino fino a ieri. Dal 2007 era ricoverato all’Infermeria, dove ha esercitato il prezioso ministero dell’intercessione e dell’offerta: era divenuto come un agnello sacrificale; con la sua pelle diafana, sembrava giunto a inverare il suo nome di religione, Nazareno, assomigliando davvero, nella sua lunga infermità deformante, ad un Ecce Homo. Prima una strana forma allergica, particolarmente aggressiva, e poi una malattia neurologica degenerativa, lo hanno via via provato e bloccato e costretto a un lungo tempo di penitenza, di sacrificio, di immolazione. All’Infermeria è stato curato e accudito con tanto affetto, sempre ben pulito e seguito con premura attenta e discreta: per questo diciamo grazie a tutta l’équipe, religiosa e laica, dell’Infermeria, che forma una sola famiglia con i nostri fratelli ammalati e infermi.

La notizia della morte di P. Nazareno ci ha raggiunto all’ora del Mattutino, che proprio ieri, nella prima lettura, che si concludeva con il brano che abbiamo appena ascoltato,  tratto dall’Apocalisse di San Giovanni, recitava: «Io, Giovanni, guardai ed ecco l'Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo… Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi… Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l'Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia… e seguono l'Agnello dovunque va…». Queste parole sembrano sintetizzare la vita consacrata di P. Nazareno, frate minore e sacerdote, che ha seguito ogni giorno l’Agnello, in castità, povertà e obbedienza, attraverso una vita fedele e operosa, spesa interamente nel servizio, nel lavoro assegnato e nella preghiera.

Nato il 21 dicembre 1919 a Scheggia-Pascelupo e battezzato il 4 gennaio 1920 col nome di Pietro, è entrato, non ancora tredicenne, nel Collegio di Montesanto di Todi. Ha compiuto il noviziato a Monteluco e ha emesso la prima professione il 23 settembre del ‘36. Dopo il ginnasio alla Spineta e il Liceo a San Martino di Trevi, ha professato solennemente il 1° gennaio 1941, nelle mani del Ministro provinciale P. Ubaldo Ceccacci. Compiuti gli studi di Teologia a San Damiano, è stato ordinato sacerdote nella basilica di Santa Chiara, dal Vescovo Placido Nicolini, il 2 luglio del 1944, in momenti drammatici e di grande sofferenza. Nello scarno memoriale che ci ha lasciato scrive (ed è l’unico ricordo legato ai suoi affetti più intimi): «Passai quel giorno in completa solitudine, non potei avere la presenza di nessun parente. La mia famiglia era composta da papà-mamma e quattro figli maschi. Il più grande dei miei fratelli era stato fatto prigioniero in Albania, ma non sapevo se dai tedeschi o dai russi. Il terzogenito si trovava in Sardegna sotto gli inglesi, il più piccolo vagava sulle montagne umbro-marchigiane con i partigiani. Inoltre, tra Assisi, dove venivo ordinato sacerdote, e la Scheggia, dove erano restati soli i miei genitori, c’era il fronte fra gli angloamericani che avevano occupato Assisi il 17 giugno ‘44 e i tedeschi che ancora comandavano nell’alta Umbria e il nord Italia. I miei non sapevano nemmeno che venivo ordinato sacerdote». Già in questo evento possiamo cogliere l’attitudine composta e dimessa del P. Nazareno, che si prepara senza alcuna forma di protagonismo, senza alcuna ricerca di successo o di soddisfazioni personali, a diventare ministro mite dell’Alleanza nuova ed eterna, sigillata nel Sangue dell’Agnello.

La sua formazione continua a Roma, con lo studio del Diritto canonico, coronato brillantemente con la difesa della tesi dottorale il 7 ottobre 1948. Tornato in Provincia, insegna Diritto canonico nel Seminario Porziuncola dal 1948 al ‘68 e Teologia e spiritualità del sacerdozio dal 1957 al ‘68… «Mi ritirai, confessa, essendo già impelagato nell’economia debitoria della Provincia». È anche Giudice del Tribunale ecclesiastico umbro dal 1954 all’86, quando, come egli stesso racconta, «dopo reiterate richieste a motivo dell’impegno dell’economia e nell’impegno dell’adeguamento del Patrono d’Italia a Casa di accoglienza, fui sollevato dall’incarico».

Dal 1948 al 1957 risiede a Chiesa Nuova, prestando servizio nella basilica di Santa Chiara. Nel 1957 è definitore e passa a Santa Maria degli Angeli come Maestro dei chierici. Intanto crescono gli impegni istituzionali: viene eletto Vicario provinciale nel Capitolo del ‘60 e poi in quello del ‘72; viene inviato come Visitatore generale nella Provincia di Trento nel ‘63 e in quella di Salerno nel ‘65.

Nel 1966 diventa economo della Provincia, mantenendo questo ufficio fino al 1996 e poi quello di vice economo fino al 2002. Dunque, è stato economo provinciale per trent’anni, vice per altri sei anni; inoltre, legale rappresentante della Provincia dal 1971 al 1994. Ha preso in mano l’economia con una situazione debitoria veramente grave e in tempi difficili, nei quali bisognava riorganizzarsi e adeguarsi alle leggi statali… ma per questo i frati, non erano granché preparati. Basti pensare che, nel 1975, quando morì durante munere il Ministro P. Cristoforo Cecci, il Definitorio, essendo lui vicario, voleva eleggerlo per quell’ufficio ad complendum, ma – racconta – «mi opposi perché non ero riuscito a trovare un religioso disposto a prendere il mio posto come economo provinciale».

P. Nazareno stesso ricorda che aveva compreso che «era tramontato il tempo di fondare la gestione economica della Provincia sulla questua e sulle lunghe predicazioni, che ormai volgevano al termine, occorreva trovare altre fonti di sostentamento. Per individuarle, nel questionario mandato alla Provincia in preparazione al Capitolo del 1966 feci inserire anche il problema economico; il capitolo mi nominò economo provinciale; il primo lavoro che feci fu il resoconto analitico annuale dell’amministrazione provinciale; lo spiegai e consegnai a tutti i superiori-economi e amministratori delle fraternità e attività, esigendo che anche loro facessero il resoconto analitico annuale del proprio convento e attività. La reazione specie di alcuni fu veramente violenta. Ma la pazienza, l’insistenza, l’esempio, l’offerta di aiuto, il consiglio, e anche il fare il resoconto, con l’andare del tempo placò gli animi e oggi è prassi normale. Dai resoconti emersero situazioni sorprendenti… Finita la questua e anche le grandi predicazioni fu giocoforza trovare una altro sistema che desse alla Provincia la possibilità di vivere. Dopo varie discussioni si convenne che l’unica cosa che potevamo fare era l’introduzione di un sistema di contributo che si fondasse su tutte le entrate delle fraternità. Ciò era reso possibile dal fatto che tutte le case e le attività avevano iniziato a fare e mandare in Curia i resoconti analitici annuali».

Oltre al “contributo di solidarietà”, dobbiamo in particolare a P. Mariucci anche l’introduzione del così detto “fondo comune”: «Dopo varie peripezie si è riusciti a istituire il Fondo comune cioè unire i nostri risparmi e depositarli presso la banca in un unico conto corrente base. La prima volta che presentai l’idea del fondo comune al Consiglio economico provinciale tutti i componenti furono concordi nel darmi una risposta fredda e totalmente negativa. Era il gennaio del 1978, anno del Capitolo provinciale intermedio. Al Capitolo ripresentai la proposta e il capitolo diede risposta plebiscitaria positiva, con un solo voto contrario».

Mi sono dilungato su questi punti, sia per dare la parola a P. Nazareno, ma anche perché restino nella consapevolezza e nella memoria della Provincia le straordinarie intuizioni di un uomo che ha saputo cogliere i segni dei tempi e rispondervi con coraggio e intelligenza, ma sempre nella fedeltà ai nostri valori, evangelici e francescani, che possono e debbono brillare anche nella gestione dell’economia. In conclusione, P. Mariucci annota puntualmente: «Il Fondo comune ha portato grandi vantaggi, sia economici che di fraternità». Da quel punto la Provincia inizia infatti un cammino di unità e di solidarietà non solo morale e spirituale, ma anche amministrativo ed economico, fondato sulla condivisione, sulla collaborazione, sulla distribuzione delle risorse. Inoltre, come lui stesso spiega, è riuscito a unire le forze e a indirizzarle e organizzarle, traendo molti vantaggi dall’unificazione di conti e contratti. Partendo da una situazione gravemente, pesantemente debitoria, P. Nazareno porta la Provincia dapprima a “respirare”, poi anche a intraprendere grandi lavori «che i Conventi e la Provincia da soli senza il fondo comune non avrebbero mai potuto fare». Tra questi: la ristrutturazione del Seminario Porziuncola, la ristrutturazione dell’Infermeria, la ristrutturazione dell’ex Patrono d’Italia come casa di accoglienza, adeguata secondo le normative di legge. Si trattava di decisioni impegnative, che andavano spiegate con infinita pazienza e portate avanti con grande coraggio; si trattava di cifre importanti, di lavori enormi, seguiti con fiducia e umiltà scrupolosa dal nostro P. Nazareno.

P. Nazareno ha avuto dunque un’intensissima attività istituzionale, amministrativa, ma sempre da “artigiano” dell’economia, da umile – nonché integerrimo – lavoratore della vigna del Signore. Stava chino ore e ore, da solo e in silenzio, a vergare a mano enormi registri con conti, numeri, resoconti, contributi e note contabili. Sembrava quasi che con la sua bontà e purezza, con la sua vita specchiata, senza macchia, esorcizzasse i pericoli legati quasi inevitabilmente al maneggio dei soldi. Ogni tanto però spariva, prendeva la sua macchinetta e andava in qualche monastero a confessare; poi ritornava, silenzioso, e si rimetteva instancabile al suo lavoro. Era un ricercato confessore e direttore spirituale e ha profuso tantissime energie in questo campo, soprattutto tra i giovani frati, le suore, le clarisse. È stato un ministero nascosto, ma veramente prezioso, di pura carità. Timido e riservato, non si perdeva in lungaggini; uomo concreto, sapeva ascoltare e donava sempre incoraggiamento e fiducia; uomo evangelico, lasciava liberi i suoi penitenti, ai quali donava poche parole, ma ben ponderate e profonde, quelle necessarie: si potrebbe dire – parafrasando sant’Ignazio di Antiochia – che le sue erano parole particolarmente incisive, perché «uscite dal silenzio»... Era un uomo di fede e di preghiera. Celebrava la messa prestissimo in Porziuncola, pregava e poi si metteva al lavoro.

Al termine della sua memoria, scritta nel 2002 o poco dopo, dice: «Ora sereno e in pace con Dio e i fratelli mi resta l’incarico di confessore in Basilica insieme a vari altri confratelli. Ringrazio Dio dei doni e delle grazie che mi ha dato: vita – vocazione religiosa sacerdotale – apostolato – lavoro. In pace con tutti, anche con quelli con i quali durante gli anni ho avuto contrasti-incomprensioni per il lavoro che dovevo svolgere e che spesso incontrava mentalità diverse e interessi diversi e a volte anche la non conoscenza delle leggi civili spesso nuove e obbligatorie anche per noi».

Ma, oltre che economo, P. Mariucci è stato – come abbiamo sentito – anche maestro. Un indimenticato maestro. Anzi, per molti era rimasto “il” maestro: maestro del seminario, maestro di vita. Le ultimissime parole della memoria a cui abbiamo attinto, sono riservate proprio ai suoi chierici, e diversi di loro sono qui che ascoltano: «Ringrazio i chierici che ho incontrato durante gli anni che son stato maestro (1957-1972). Ho cercato di capirli in un periodo storico di passaggio di mentalità». Infine, soggiunge, da vero maestro: «Il Signore mi perdoni gli errori commessi».

Carissimo P. Nazareno, ti affidiamo con infinita fiducia all’Agnello-Pastore, al divino Maestro, a Gesù Cristo Signore, perché ti accolga insieme ai tuoi cari e ai confratelli che ti hanno preceduto, nella casa del Padre, nella luminosa compagnia dei santi, con la Vergine Maria, con Francesco e Chiara…

«Poi udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: Beati fin d'ora i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono».







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