News > Che cosa hai sofferto per noi, Signore?

04/05/2016 12:20
San Damiano: dal Christus patiens al Christus triumphans


Il 3 maggio a San Damiano si celebra la festa del SS. Crocifisso di fra Innocenzo da Palermo. È una festa molto sentita ad Assisi e nei suoi dintorni, soprattutto per le centinaia di fedeli che appartengono all’omonima confraternita. Il Crocifisso è scultura in legno dipinto, collocata in una cappella laterale del santuario. Realizzata nel 1637 da un frate siciliano in soli nove giorni di intenso lavoro e preghiera, il Crocifisso fin da subito colpì per il suo drammatico realismo, conquistando l’affetto e alimentando la pietà dei fedeli del luogo. Con il diffondersi della fama di alcuni miracoli, si costituì una Pia Confraternita, i cui membri a tutt’oggi si impegnano a coltivare una speciale devozione a Gesù Crocifisso, che include l’annuale pellegrinaggio a San Damiano il 3 maggio.

Nella solenne celebrazione eucaristica vespertina, il M.R.P. p. Claudio Durighetto ha fatto risuonare la domanda che spontaneamente affiora nel cuore che contempla le sofferenze del Crocifisso: “Signore, che cosa hai sofferto per noi?”.

“Stat crux dum volvitur orbis”, dicevano i monaci medievali: nelle vicende mutevoli del mondo, la croce resta come l’asse della storia, il centro dell’universo, il sicuro punto d’appoggio per ogni uomo; aggrappandoci alla croce, possiamo cantare col salmista: “Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”.

Attraverso le piaghe di Cristo, così realisticamente raffigurate dall’umile frate Innocenzo da Palermo, noi vediamo l’amore del Padre, che non ha risparmiato il suo Figlio, ma lo ha dato per tutti noi; attraverso queste stesse piaghe, il Padre vede noi: amati, fino alla fine, fino all’estremo; riscattati a prezzo del Figlio unigenito.

Il sangue di Cristo versato per noi è il segno del suo amore, ma anche il caro prezzo del nostro riscatto: contro ogni superficialità e compromesso, mostra la gravità devastante del peccato, che è male e fa male, e il cui “salario è la morte”.

La croce è così al centro della nostra fede. La passione, morte e risurrezione di Gesù è al centro del kerygma, così come ci attestano l’epistolario paolino e gli Atti degli Apostoli. Anche nei Vangeli il racconto della Pasqua di Gesù spicca dal punto di vista narrativo, al punto che un esegeta arrivò a definire i Vangeli come un racconto della passione, morte e risurrezione di Gesù preceduto da una lunga introduzione. La centralità del mistero pasquale si traduce nella centralità dell’Eucarestia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, sacramento in cui Gesù risorto, realmente e sostanzialmente presente, ci dona di unirci alla sua passione, morte e risurrezione, di comunicare alla sua vita più forte della morte. Per questo, contemplare il Crocifisso alimenta la nostra fede, conducendoci all’altare dove la potenza della grazia può rigenerare la nostra vita.

È proprio questo sguardo commosso e partecipe sul mistero della croce che costituisce la continuità tra il Crocifisso barocco di fra Innocenzo e l’esperienza del giovane Francesco d’Assisi a San Damiano. Entrando in questa chiesetta di campagna intorno al 1205, Francesco trovò un crocifisso sagomato e dipinto, un’icona bizantina dell’XI secolo: un Christus triumphans, che sinteticamente e simbolicamente rilegge l’intero mistero pasquale dalla prospettiva del Cristo glorioso.

Da tempo il ventiquattrenne Francesco è inquieto: vuole sapere che fare della propria vita, e così si esprime davanti al Crocifisso:

Alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio. Dammi fede diritta, speranza certa, carità perfetta, senno e conoscenza, o Signore, perché io faccia il tuo santo e verace comandamento.

Contemplando il Crocifisso, Francesco inizia a intuire il folle amore di Dio: Cristo lo ha amato fino alla fine! Cristo ha accettato di morire per lui, di farsi simile a quei lebbrosi che Francesco aveva sempre guardato con orrore. “Cristo mi ha amato e ha dato se stesso per me!”.

Il Crocifisso risponde alla sua preghiera:

Francesco, va’ e ripara la mia casa, che, come vedi, è tutta in rovina!

Francesco, pieno di gioia, accoglie l’invito. Nei mesi successivi arriva alla decisione di consacrarsi a Dio; per dedicarsi al suo servizio lascia la casa paterna, la famiglia, il lavoro, gli amici; viene ad abitare a San Damiano e ripara la chiesetta con le sue mani, vivendo di elemosina. Da allora, l’assisiate non cesserà di meditare e contemplare la passione del suo Signore, come attestano i suoi scritti e i suoi biografi. A distanza di qualche anno, nel 1211, la chiesetta di San Damiano accoglie la diciannovenne Chiara con le sue prime compagne, e diviene così il primo monastero delle clarisse. Chiara spenderà tutta la sua vita religiosa tra queste mura, fino alla morte, nel 1253; e nella contemplazione del Crocifisso alimenterà il suo amore sponsale per Gesù.

Nello spirito del Giubileo straordinario della Misericordia, il celeberrimo Crocifisso di San Damiano, oggi custodito amorevolmente dalle sorelle clarisse del Protomonastero di S. Chiara, tornerà a San Damiano dal 15 al 19 giugno, per la prima volta dopo oltre sette secoli.

Nel mostrare i segni del suo amore fino alla fine, il Cristo apre le braccia per accoglierti. Gli occhi aperti nel viso sereno vogliono incrociare il tuo sguardo per comunicarti una parola di fiducia, di incoraggiamento, di consolazione. L’orecchio sinistro, che emerge tra i capelli, è in ascolto del tuo cuore. Nel luogo in cui parlò al giovane Francesco e alimentò la vita di preghiera di Chiara e delle sue compagne, il Crocifisso di San Damiano ti aspetta.







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