News > Chiara, figlia della Chiesa

10/12/2017 08:34
Donna in relazione, con riverenza, rispetto e amore


Le Sorelle Clarisse di Borgo Valsugana ci offrono un altro bel testo per accostarci ulteriormente a Chiara d’Assisi, una santa tanto grande, tanto amata e pur troppo poco conosciuta. Riportiamo il testo da loro pubblicato, invitandovi a frequentare il sito sempre più curato e arricchito di nuovi contenuti utili per la riflessione e la preghiera.

Le prime sorelle strette attorno a Chiara sono specchio della nostra fraternità. In entrambe le comunità c’è una crescita progressiva nella Grazia, nella comunione fraterna, in quella divina ispirazione che ci ha chiamate ad essere “piccolo gregge”del Signore. Questa realtà non rimane solo all’interno del Monastero. La comunità damianita ha un’apertura a 360 gradi su ciò che avviene nell’Umbria duecentesca con una sensibilità propria data da linee di pensiero e del modo di essere e di vivere di quel tempo. Verso la Chiesa, Chiara si definisce suddita e soggetta e davanti ai suoi ministri troverà la ragion d’essere della sua obbedienza effettiva ed affettiva che ha la radice nella volontà di Dio. Per noi lo stile di Chiara diventa interessamento ed apprezzamento della vita della Chiesa intera, resa presente nella nostra Diocesi. In diverse occasioni i nostri pastori sono stati presenti fra noi per celebrare l’Eucaristia. Gli incontri con i ministri della comunità ecclesiale, diocesana o di altre entità sono perle preziose nel tessuto quotidiano di donazione per la Chiesa intera.

Ma vediamo come Chiara e le sorelle hanno vissuto queste relazioni.

Rapporti con i vescovi

Non solamente Francesco si prendeva cura della nascente esperienza di Chiara e delle Sorelle povere: “Faceva tanta astinenza che incurse in una certa infirmità, per la quale cosa santo Francesco insieme col vescovo de Assisi li comandò che mangiasse almeno mezzo bozzo de pane al dì, lo quale può essere circa una oncia e mezza”.

Nel 1220 abbiamo una preziosa testimonianza del cardinale Ugolino, il quale frequentava S. Damiano. Una lettera mostra il grado di familiarità che si era creato: “Alla carissima sorella in Cristo e madre della sua salvezza, signora Chiara, ancella di Cristo, Ugolino, vescovo di Ostia, indegno e peccatore si raccomanda completamente … Da quel momento in cui, dovendo io assolutamente partire, fui costretto ad interrompere il nostro colloquio venendo così strappato dal gaudio dei beni eterni, mi assalì tanta amarezza … E questo con ragione, poiché venuta meno quella gioia gloriosa che sentivo mentre con voi parlavo del corpo di Cristo durante la celebrazione della Pasqua, festeggiata con te e con le altre ancelle di Cristo, rimasi desolato … Affido a te l’anima e lo spirito miei profondamente convinto che otterrai quanto con fervore e lacrime chiederai al Giudice supremo.”

Visite papali

Otto anni dopo,lo stesso cardinale Ugolino, eletto papa con il nome di Gregorio IX, nel mese di luglio si reca ad Assisi per celebrare la canonizzazione di Francesco. Prima di questo evento incontra Chiara: “si studiava di persuaderla a che acconsentisse a possedere qualche proprietà, per far fronte ad ogni eventuale circostanza e ai pericoli del mondo; ed anzi, gliene andava offrendo lui stesso generosamente”.

Sr Benvenuta testimonia: “Chiara tanto amò la povertà, che mai podde essere indotta che volesse alcuna cosa propria, né recevere possessione, né per lei, né per lo monasterio. Essa vide et udì che la santa memoria de messere Gregorio Papa li volse dare molte cose et comparare le possessioni per lo monasterio, ma essa non volse mai acconsentire.” La fedeltà di Chiara alla divina ispirazione che l’ha posta nella chiesa, passa attraverso quella di Francesco di cui le sorelle possiedono gli ammaestramenti scritti: “Io frate Francesco piccolino, voglio seguire la vita e la povertà dell’Altissimo Signore nostro Gesù. E prego voi, mie signore e vi consiglio che viviate sempre in questa santissima vita e povertà. E guardatevi molto bene dall’allontanarvi mai da essa per l’insegnamento o il consiglio di alcuno”. Possiamo supporre che da questo incontro nasca il Privilegium Paupertatis? Non ne abbiamo la certezza, ma quando tra carisma e magistero l’incontro vive nell’amore di Dio nasce il bene, il vero, il bello per la Sua gloria e la vita della Chiesa. Con la data del 17 settembre 1228, Gregorio concede il privilegio della serafica povertà. In esso riprende le motivazioni: la sequela di “Colui che per noi si è fatto povero e via e verità e vita”, la certezza che “la sinistra dello Sposo celeste è sotto il vostro capo per sorreggere la debolezza del vostro corpo”, e infine “Colui che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo non vi farà mancare né il vitto ne il vestito finché nella vita eterna vi somministrerà se stesso”… e infine: “Confermiamo col beneplacito apostolico il vostro proposito di Altissima povertà concedendovi che nessuno vi possa costringere a ricevere possessioni”.

Chiara si premura di avere la conferma papale della Chiesa sul carisma affidatole dal Signore. Nella Regola così si esprime: “Le sorelle siano fermamente tenute ad avere sempre come governatore, protettore e correttore, quel cardinale della santa Chiesa romana che sarà stato assegnato ai frati minori dal Signor papa; affinché suddite sempre e soggette ai piedi della stessa santa Chiesa, salde nella fede cattolica, osserviamo in perpetuo la povertà e l’umiltà del Signore nostro Gesù Cristo e della sua santissima Madre, e il santo Vangelo, come abbiamo fermamente promesso”.

Innocenzo IV, il papa che confermò la Regola di Chiara è presente in diverse riprese ad Assisi tra aprile e ottobre del 1253; visita Chiara e lei benedice al Signore: “Rendete laude a Dio, però che el cielo e la terra non basterà a tanto benefizio che ho recevuto da Dio, oggi ho recevuto Lui nel Santo Sacramento et anche ho veduto lo suo Vicario”. A due giorni dalla morte Chiara vede confermata dallo stesso papa la Regola per la quale ella non ha cessato di sperare: “confermiamo in perpetuo per voi tutte e per quelle che vi succederanno nel vostro monastero e con l’appoggio della presente lettera avvaloriamo la forma di vita e il modo di santa unità e di altissima povertà, che il beato padre vostro Francesco vi consegnò a voce e in scritto da osservare”.

La concretezza dei rapporti tra Chiara e il magistero è data da questa speranza ma assieme è stata per Chiara un dono che ha sorretto e motivato la vita della comunità damianita dei primi anni. In questi frangenti Chiara e le sue sorelle da donne rinchiuse, sono “pubbliche”, cioè in relazione con l’autorità della Chiesa verso la quale c’è riverenza, rispetto e amore per la persona del papa e del cardinale protettore. Recluse sì, estranee no, risplendenti tra il popolo di Dio!







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