SABATO della I sett. di Quaresima FERIA (viola)
sabato, 24 febbraio 2018
Il Santo Natale all’Eremo delle Carceri 04 Gen

E giunge il giorno della letizia

“E giunge il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per l’occasione sono qui convocati frati da varie parti; uomini e donne del territorio preparano festanti, ciascuno secondo le sue possibilità, ceri e fiaccole per rischiarare quella notte, che illuminò con il suo astro scintillante tutti i giorni e i tempi. […] Questa notte è chiara come pieno giorno e deliziosa per gli uomini e gli animali! La gente accorre e si allieta di un gaudio mai assaporato prima, davanti al rinnovato mistero. La selva risuona di voci e le rupi echeggiano di cori festosi. Cantano i frati le debiti lodi al Signore, e la notte sembra tutto un sussulto di gioia.” (Vita Prima 85, FF 469)

Sembra di sentire il commento di qualcuno che sia stato presente alla veglia di Natale all’Eremo delle Carceri, e invece a parlare è Tommaso da Celano che scrivendo la Vita Prima (1227-1229) si sofferma a descrivere l’episodio del presepe di Greccio. Così a quasi ottocento anni di distanza la memoria di Francesco d’Assisi e del suo amore per l’incarnazione del Verbo continua a vivere anche in questo piccolo convento di cinque Frati Minori aiutati da tre sorelle Clarisse Missionarie del SS Sacramento.

A ottocento metri d’altezza, sopra quella densa coltre di nebbia che da giorni attanaglia la pianura e che sembra ovattare i rumori della vallata produttiva e frenetica, si attende la venuta del Salvatore. Lo si attende con intensità e negli ultimi giorni con l’impazienza di chi ha consapevolezza di non poterne fare a meno. Il tempo di Avvento ci ha ben preparati ad ascoltare, educandoci con gli appelli dei profeti del popolo di Israele ad allargare il cuore, a prestare attenzione, a vegliare, ad attendere cogliendo i segni dei tempi. È Dio che sceglie di colmare la distanza che ci separa da Lui, facendo fiorire la nostra umanità che a volte si scopre secca e improduttiva: non siamo noi a dover salire, quanto piuttosto Lui a scegliere di scendere.

Non solo i cuori vengono preparati: l’attesa si fa laboriosa con la preparazione dei presepi, perché anche con gli occhi del corpo ciascuno possa onorare la semplicità, esaltare la povertà e lodare l’umiltà (Cf. FF 469) di un Dio che spogliò se stesso facendosi uomo e assumendo la condizione di servo (Cf. Fil 2). Così il presepe collocato dai frati nel cuore del santuario non è solo abbellimento o tradizione, ma occasione per meditare intorno al mistero dell’incarnazione di un Dio che non si scandalizza di percorrere le strade di un’umanità ferita dal peccato, sfigurata dalla povertà, imbruttita dalle moderne schiavitù, toccata nella carne dalla malattia, indurita dalla sofferenza, spaventata dall’incertezza. E i pellegrini che numerosi si recano all’Eremo in questi giorni non possono non percepire il richiamo di questa semplicità che Dio sceglie per farsi uomo, una semplicità che abbatte le mura e fa percepire la prossimità e l’intimità che Gesù è venuto a portarci.

E finalmente ecco il giorno della letizia, il tempo dell’esultanza! Per i fedeli saliti all’Eremo delle Carceri, la veglia di Natale ha inizio con l’Ufficio delle Letture alle 22.30 e continua con la celebrazione della messa presieduta dal guardiano della comunità fra Massimiliano. La chiesa è gremita e per i fedeli che non trovano spazio al chiuso sono predisposti due schermi che consentono di seguire la celebrazione anche lungo il corridoio e nel chiostro del convento. Nell’omelia il celebrante rievoca con parole accorate la preziosità dell’incarnazione per la vita di ciascuno. Gesù che prende la nostra carne scegliendo la famiglia di Maria e Giuseppe ci ricorda che non dobbiamo temere la Sua venuta: anzi possiamo aprire il nostro cuore per farci guarire dalla nostra paura della solitudine, del rifiuto e in ultima analisi della morte stessa.

I fedeli quindi si incamminano in processione nel sentiero verso il bosco, rischiarato delle fiaccole, preceduti dal bambinello. Arrivati all’altare del tau, all’interno di un suggestivo anfiteatro naturale di roccia rischiarato dalle fiamme tremule, viene riletto il racconto del presepe di Greccio dalla Vita Prima di Tommaso da Celano. La creazione stessa sembra tacere per ascoltare il racconto di come Francesco d’Assisi abbia voluto rappresentare la nascita di Gesù bambino. Ma ad un certo punto i fedeli non riescono a trattenere un sussulto di stupore: le parole sembrano prendere forma vivente quando dall’oscurità vengono fuori Maria e Giuseppe e due frati con un agnello e una capretta. Sembra di essere davvero dentro il racconto e la dolcezza pervade non solo l’anima ma anche il corpo, alla vista di Maria e Giuseppe che ricevono il loro figlio dalle mani del sacerdote.

I fedeli tornano in processione alla grotta vicino al ponte, dove possono manifestare la loro devozione col tradizionale bacio del bambinello. In chiostro infine i fedeli si sono scambiati festosamente gli auguri di un Santo Natale con la comunità francescana con un bel brindisi e una fetta di panettone.

Articolo pubblicato integralmente sul prossimo numero della Rivista “Assisi Porziuncola”.



Greccio Natale Presepe Rivista Porziuncola

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