II DOMENICA DI QUARESIMA (viola)
domenica, 25 febbraio 2018
Storia d’amore tra Dio e l’umanità e promessa di pace 08 Dic

È Natale a San Damiano!

«Il presepio e l’albero di Natale sono segni natalizi sempre suggestivi e cari alle nostre famiglie cristiane: essi richiamano il Mistero dell’incarnazione, il Figlio unigenito di Dio fattosi uomo per salvarci, e la luce che Gesù ha portato al mondo con la sua nascita.

Ma il presepe e l’albero toccano il cuore di tutti, anche di coloro che non credono, perché parlano di fraternità, di intimità e di amicizia, chiamando gli uomini del nostro tempo a riscoprire la bellezza della semplicità, della condivisione e della solidarietà.

Sono un invito all’unità, alla concordia e alla pace; un invito a fare posto, nella nostra vita personale e sociale, a Dio, il quale non viene con arroganza ad imporre la sua potenza, ma ci offre il suo amore onnipotente attraverso la fragile figura di un Bimbo.

Il presepe e l’albero portano quindi un messaggio di luce, di speranza e di amore»

Con queste parole di papa Francesco, possiamo spiegare il senso degli oltre 20 presepi che la fraternità di San Damiano ha allestito lungo il percorso di visita del santuario.

Certamente, a colpire i pellegrini è anzi tutto la varietà dei materiali, delle composizioni, delle ambientazioni: presepi “miniaturizzati” e a grandezza (quasi)naturale, classici e moderni, europei e non, rifiniti nei dettagli più minuti o ridotti a forme essenziali… Una varietà che dice da una parte l’incredibile unicità dell’evento dell’incarnazione del Figlio di Dio, un evento di inesausta ricchezza, che continua a interrogare l’intelligenza e toccare il cuore dei fedeli; e, insieme, dice la creatività della fede cristiana, inculturata in secoli di storia.

Ma il presepe non vuole essere tanto attrazione per occhi curiosi, quanto piuttosto invito a sostare, a meditare, a contemplare il mistero. Nella sua semplicità, il presepe racconta una storia e contiene una promessa. La storia d’amore tra Dio e l’umanità, per la quale Cristo Gesù,” pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini” (Fil 2,6-7). E la promessa della pace, di cui i nostri cuori e i nostri tempi sentono una così profonda nostalgia: Cristo, infatti, “è venuto ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito” (Ef 2, 17-18).

Francesco e Chiara ci invitano a fissare lo sguardo su Gesù, “colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Eb 12,2). Francesco “meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro. A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore” (1Cel  XXX, FF 467-8).

Per Francesco, il Natale deve essere un momento di gioia profonda e festa grande: “Un giorno i frati discutevano assieme se rimaneva l'obbligo di non mangiare la carne, dato che il Natale quell'anno cadeva di venerdì. Francesco rispose a frate Morico: «tu pecchi fratello, a chiamare venerdì il giorno in cui è nato per noi il Bambino. Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino carne, e se questo non è possibile, almeno ne siano spalmati all'esterno»” (2Cel CLI, FF 787).

Chiara ha dinanzi agli occhi del cuore il presepe, quando nella Regola scrive a proposito degli abiti delle monache: “E per amore del santissimo Bambino, ravvolto in poveri pannicelli e adagiato nel presepio, e della sua santissima Madre, ammonisco, prego caldamente ed esorto le mie sorelle a vestire sempre indumenti vili” (FF 2765).

Qui, nel dormitorio di San Damiano, Chiara trascorre il suo ultimo Natale, nel 1252. Quella notte, nell’impossibilità di partecipare alle celebrazioni per la grave infermità, è sola. “Avendo cominciato a pensare a Gesù piccolino e a dolersi molto di non poter partecipare al canto delle sue lodi, sospirando gli dice: «Signore Iddio, eccomi lasciata qui sola per Te!». Ed ecco, all'improvviso, cominciò a risuonare alle sue orecchie il meraviglioso concerto che si faceva nella chiesa di San Francesco. Udiva i frati salmeggiare nel giubilo, seguiva le armonie dei cantori, percepiva perfino il suono degli strumenti. Il luogo non era affatto così vicino da consentire umanamente la percezione di quei suoni: o quella celebrazione solenne fu resa divinamente sonora fino a raggiungerla, oppure il suo udito fu rafforzato oltre ogni umana possibilità. Anzi, cosa che supera questo prodigio di udito, ella fu degna di vedere perfino il presepio del Signore” (LegsC 29, FF 3212).

Sì, i presepi continuano a raccontare una storia d’amore e una promessa di pace, che riecheggia nei secoli l’annuncio degli angeli ai pastori: “«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama»” (Lc 2, 10-14).



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