News > Funerale di p. Fernando Conti

11/08/2016 13:00
Omelia del Ministro provinciale, p. Claudio Durighetto


In tanti, frati, paesani, e fedeli che lo hanno conosciuto nel Cammino Neocatecumenale o nel Confessionale, hanno voluto salutare questa mattina padre Fernando con la celebrazione eucaristica che si è tenuta nella Basilica papale di Santa Maria degli Angeli, presieduta dal Ministro Provinciale dei Frati Minori dell’Umbria.

Segue l’omelia pronunciata da p. Claudio Durighetto, sulla Parola proclamata nella solennità di Santa Chiara (Os 2,16-17.21-22 • Sal 44 • Gv 15,4-10):

Si è spento in silenzio, assistito dai confratelli dell’Infermeria e dai suoi familiari ieri mattina, prima dell’alba, proprio come leggiamo nel Necrologio, che ogni sera ci ricorda i frati che ci hanno preceduto nel segno della fede e della vocazione: È morto piamente nel Signore… Sì, è morto piamente nel Signore il nostro fratello, Padre Fernando Conti, all’età di anni 74, 55 di professione religiosa, 46 di sacerdozio. È la Chiesa che si stringe ora intorno a lui, per affidarlo al Signore della vita: i confratelli, i familiari e i parenti, il parroco e il sindaco e altri amici di Carovilli suo paese natale, le suore, gli amici, i fratelli e le sorelle del Cammino, tanti suoi penitenti. Anche il nostro Vescovo mi ha pregato di trasmettere la sua vicinanza e comunione e la gratitudine al Signore per il dono di P. Fernando.

Santa Chiara, di cui ricorre oggi la Solennità, ci guida in questa santa liturgia pasquale dopo aver accompagnato P. Fernando in modo particolare nella sua via crucis di questi ultimi mesi, fino all’incontro col Signore della gloria.

Alla fine del mese di gennaio di quest’anno, il giorno di san Costanzo, si sono manifestati i sintomi della malattia, proprio al ritorno da una passeggiata consueta. Stava bene, infatti, ed era attento alla sua salute. In breve invece la situazione è apparsa in tutta la sua gravità e Fernando s’è ritrovato all’improvviso posto su un nuovo sentiero, tra ospedale, radio, chemio e infermeria. Ma non era un tranello, un trabocchetto: era una voce di chiamata. Dio attirava l’anima del suo consacrato nel deserto della sofferenza, per parlare al suo cuore, come abbiamo sentito, per rinnovare a un livello di maggior profondità l’alleanza con la sua vita, con la sua vocazione francescana e sacerdotale e portarle a compimento. Nei mesi successivi, di silenzio e inattività, come in un Getsemani, P. Fernando ha potuto certamente ripercorrere la sua vita e far memoria dei vari passaggi del Signore, sempre tutti improntati alla divina misericordia.

La sua vita religiosa si è mossa su poche coordinate: quella di Perugia: Parrocchia di Ponte d’Oddi (1975-1990) e Cappellania del Policlinico (1991-1996). Quindi, Santa Maria degli Angeli, per il servizio di penitenziere in Basilica (1996-2016).

Dovunque P. Fernando ha manifestato prima di tutto una sensibilità particolarissima per gli ultimi, i poveri, i peccatori, che riusciva ad accogliere con estrema naturalezza e tenerezza, senza mai giudizio, con grande semplicità fraterna e umiltà. Scriveva lui stesso: «Come non ricordare i carcerati, i poveri di passaggio, i tribolati nel corpo e nello spirito, i peccatori? Per essi hai moltiplicato nelle mie mani, davvero in modo straordinario, la tua provvidenza come pane e il perdono dei peccati come speranza. In mezzo ad essi mi hai reso testimone indegno di tanti miracoli, prodigi e segni».

Ha partecipato sempre volentieri e con grande disponibilità a tante missioni al popolo organizzate dalla Provincia in città e paesi d’Italia, sia come predicatore sia come confessore. In un memoriale, una sorta di testamento spirituale diceva: «Mio Dio… Tu sei stato buono con me, specie nel dono del presbiterato: è la mia dimensione più gratuita e stupenda».

Ha seguito con generosa passione diverse comunità del Cammino Neocatecumenale, perché lui stesso era stato raggiunto dalla potenza trasformante di quell’efficace annuncio kerigmatico e aveva compiuto il Cammino con gioia. Scriveva: «Mio Dio, ho ricevuto dalle tue mani il cammino neo-catecumenale e attraverso esso la parola, la liturgia, i fratelli, l’itineranza».

Ha esercitato pazientemente e quotidianamente l’impegnativo servizio della confessione e della direzione spirituale, in favore di frati e sacerdoti, di monasteri, di case religiose femminili e, soprattutto nel suo confessionale qui nella Basilica del Perdono e della Misericordia. In una delle Schede personali, schede che noi compiliamo di tanto in tanto per la Curia provinciale, sotto la voce Attitudini e aspirazioni personali, anni fa, P. Fernando scriveva: «Ridare quello che ho ricevuto. GRATIS. Tutto ho ricevuto dalla Chiesa e ad essa tutto vuole tornare come dono di MISERICORDIA. Nel mio povero servizio del perdono, vorrei diventare vecchio “invecchiando nella misericordia”, essere MISERICORDIA. Ma questo è solo pura GRAZIA… Tra attitudini e aspirazioni il Padre ricco di Misericordia mi aiuti a credere, parlare, invocare sempre e solo MISERICORDIA».

Quando seppe che il papa voleva costituire per questo Anno Santo Straordinario i Missionari della misericordia, come «segno della sollecitudine materna della Chiesa… come segno vivo di come il Padre accoglie quanti sono in ricerca del suo perdono…», mi portò il modulo per l’adesione, poiché desiderava fortemente avere l’ampio mandato pontificio, con facoltà speciali, per il Giubileo della Misericordia. P. Fernando si sentiva, ed era, in piena sintonia con la sollecitudine di papa Francesco, che nella Misericordiae Vultus scriveva: «Abbiamo bisogno di contemplare il mistero della misericordia… È condizione della nostra salvezza… Misericordia: è l’atto ultimo e supremo col quale Dio ci viene incontro… è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre la speranza di essere amati per sempre, nonostante il limite del nostro peccato» (MV 2).

Ha poi atteso a lungo questa nomina, preoccupato, poiché tardava, perché il suo desiderio di elargire il perdono e la pace era davvero grande, poiché voleva far del bene così, misericordioso come il Padre celeste, forte di un’esperienza diretta di misericordia largamente ricevuta. Sapeva bene, infatti, anche per il suo percorso personale, che portiamo un grande tesoro in vasi d’argilla, ma aveva anche sperimentato che Dio perdona sempre, che Dio nella sua infinita misericordia libera i prigionieri, ridona la vista ai ciechi, rialza chi è caduto.

P. Ferando si sentiva un “graziato” dalla divina misericordia…

A dire il vero non sappiamo tantissime cose di lui. Il suo carattere schivo e riservato, il suo temperamento un po’ solitario… un po’ isolato e fragile, scriveva… faceva sì che ai confratelli (ma anche ai familiari, ai quali era tanto unito) riservasse in genere poche battute, soprattutto di interessamento e di incoraggiamento, per infondere di fiducia. Spesso serio e come assorto in se stesso, offriva però volentieri un sorriso di accoglienza e di disponibilità. Ma il sorriso più bello era quello che faceva sull’altare, alla frazione del pane, all’atto di mostrare l’Agnello che toglie i peccati del mondo prendendoli su di sé, attraverso il sacrificio d’amore del Golgota, che si rinnova appunto sull’altare. Era il suo gesto abituale: spezzava l’ostia sacra e la mostrava, mentre la guardava, illuminandosi, con uno sguardo di fede e d’amore che colpiva profondamente.

In quest’ultimo periodo, attraverso la malattia, P. Fernando è rimasto ancor più strettamente unito al Signore Gesù, al suo amore, alla sua Passione: Rimanete in me e io in voiIo sono la vite e voi i tralci. Attraversando l’oscurità della notte e del dolore, si è incamminato da solo verso l’assoluto di Dio, verso la Luce eterna che non conosce tramonto… il Signore è fedele e gli è rimasto vicino e lo ha sostenuto. Il 4 agosto scorso P. Fernando ha avuto la gioia e il privilegio di ricevere nella sua stanza la visita del santo Padre, papa Francesco, che lo ha incoraggiato, ha pregato, lo ha benedetto… Mentre il Papa si chinava su di lui, pensavo a Pietro. Quando Pietro passava, portavano i malati nelle piazze perché almeno la sua ombra li coprisse: quell’ombra infatti – ha spiegato papa Benedetto XVI – proveniva dalla luce di Cristo e perciò recava in sé qualcosa del potere della sua bontà divina. Ed esortava, Benedetto: Cerchiamo l’ombra di Pietro, per restare nella luce di Cristo!

Mentre la prova e la malattia lo spogliavano ancor più di tutto e lo rendeva davvero povero, il Signore lo visitava così, con la sua consolazione. P. Fernando, ha accettato fin dall’inizio in silenzio, con docilità e in umile adesione alla volontà di Dio il percorso di penitenza e di purificazione, di sacrificio, di offerta e di intercessione, che gli veniva chiesto, fino ad esser preparato evidentemente al grande passo, ad andare incontro a Cristo Signore… non senza l’aiuto di santa Chiara, di san Francesco e dell’Umile per eccellenza, la Vergine Maria, la Madonna degli Angeli.

Il memoriale che ho più volte citato, scritto nel 1993, in occasione del XXV di sacerdozio, da valere – scriveva – come testimonianza di gratitudine e di fedeltà alla misericordia del Padre e come testamento spirituale, concludeva così:

«Chiedo perdono a tutti coloro che non ho saputo amare e che da me possono non aver ricevuto quanto era di loro diritto. Un perdono particolare ai miei confratelli religiosi. Chiedo a tutti di pregare per me che sono un peccatore. Padre santo, ti chiedo di accogliermi, quando mi chiamerai, nel regno della Comunione beata, definitiva ed eterna, per la preghiera della tua Chiesa, per l’intercessione preziosa di Maria, per la misericordia che sgorga dalle mani crocifisse del tuo Figlio che con te e lo Spirito Santo vive e regna glorioso nei secoli eterni. AMEN – ALLELUIA».

Caro P. Fernando, siamo qui per pregare per te e offrire per te il Sacrificio dell’Agnello. Pur nella fatica del distacco, vogliamo far eco al tuo canto, da pellegrini quaggiù sulla terra:

Celebrate il Signore perché è buono: eterna è la sua misericordia.







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