News > Funerale di p. Giovanni Boccali

31/07/2017 19:57
Omelia del Ministro provinciale, p. Claudio Durighetto


Esequie del M. R. P. Giovanni Boccali ofm
Omelia di p. Claudio Durighetto
Ministro provinciale

Santa Maria degli Angeli, 31 luglio 2017

 

Con fatica e con grande commozione ci accomiatiamo da P. Giovanni con questa liturgia esequiale con la quale lo affidiamo al Signore della vita, mentre per lui celebriamo il sacrificio di Cristo, ragione della sua esistenza di frate minore e sacerdote. Per noi è stato un padre e un maestro, è stato una colonna per la nostra Provincia, uomo di studio e formatore, uomo di governo… soprattutto, diciamo, uomo di Dio.

La Parola che abbiamo ascoltato sembra adombrare alcuni tratti caratteristici di P. Giovanni Boccali, nato da Amilcare e da Luchetti Anna (saluto con affetto i familiari e i parenti di p. Boccali) a Gaglietole di Collazzone nel 1928. È entrato nel collegio serafico nel 1940 a nemmeno 12 anni; ha vestito l’abito francescano nel 1945 a Monteluco, ove l’anno successivo ha emesso la prima professione. Alla Porziuncola ha emesso la professione solenne nel 1950 e ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1953.

Nei suoi 70 anni di professione religiosa sembra abbia proprio incarnato la parola dello Shemà Israel, Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno! Uomo di poche parole, ha sempre cercato di piacere solo a Dio, ha lavorato e lottato per la Provincia, tirando dritto per la sua strada, senza perdersi in discorsi inutili, ma puntando sempre all’essenziale. Sempre impegnato a fare qualcosa e sempre come assorto nel suo lavoro o nella preghiera al Signore. Fin dalla prima professione aveva chiesto la grazia e s’era preso l’impegno di non perdere mai tempo e così ha fatto, passava ore e ore su codici e microfilm, in biblioteca o in archivio e poi per svagarsi un po’, per riposare la mente, andava a togliere le erbacce da un’aiuola o a raccogliere dei frutti, oppure a rilegare dei fascicoli, o a recitare il Rosario o altre devozioni. La sua volontà forte e il suo spirito di sacrificio hanno perfettamente sposato la grazia di Dio donata a lui copiosamente. Un uomo preciso nei suoi doveri, fedele agli impegni, generoso e disponibile, ma sempre col cuore rivolto al Signore, sempre desideroso di fare la sua volontà e così di amarlo con tutto il cuore, l’anima, le forze. Questo ha insegnato a noi come maestro, di questo si è sempre ricordato, tra noi in convento, oppure camminando per via, coricandosi, alzandosi… Era molto sobrio nelle relazioni, quasi a sembrare a volte dai modi un po’ troppo spicci, e non indulgeva certo a smancerie, ma propriamente per questa priorità assoluta che ha voluto dare al Signore, al pensiero di Lui, al lavoro per Lui. Questo modo all’apparenza un po’ burbero si è andato stemperando sempre più con l’età… negli ultimi anni era diventato più affettuoso, più loquace, più tenero e dolce.

P. Giovanni è stato nello stesso tempo un uomo lieto nel Signore, persino ilare, proprio come chiede san Francesco nella Prima Regola: si mostrino gioiosi nel Signore e lieti e cortesi come si conviene. Aveva una vena giullaresca, un tocco di semplicità e purezza che gli permetteva di rallegrarsi per ogni piccola cosa. Sapeva scherzare e sorridere, ma mai sguaiatamente, sempre in modo appropriato e, direi, “serio”. La sua vita operosa e santa è stata un inno di lode al Signore, inno di lode che si è fatto via via più eccelso e sublime nel tempo della vecchiaia e della malattia, fino all’ultimo ricovero che lo ha portato all’incontro col Signore (permettetemi di dire un grande grazie ai novizi e a tutti i fratelli in formazione iniziale per l’assistenza premurosa, amorosa e continua che hanno offerto a p. Giovanni in queste settimane del suo ultimo ricovero). Davvero P. Giovanni Boccali ha servito il Signore nella gioia, come abbiamo cantato nel Salmo Responsoriale, e ora può presentarsi a Lui con esultanza, varcare le sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode, poiché la sua speranza non sarà delusa.

P. Giovanni prima di essere un maestro, è stato un discepolo del Signore, un vero figlio di Francesco d’Assisi. Ha vissuto il vangelo che abbiamo ascoltato, alla scuola dell’unico Maestro, che ha detto imparate da me che sono mite e umile di cuore; alla scuola di Francesco d’Assisi, l’araldo delle otto Beatitudini, povero in spirito, misericordioso, operatore di pace, puro di cuore. P. Giovanni ha sperimentato e annunciato il vangelo della grazia e la santa libertà dei figli di Dio, ha conosciuto insieme l’annuncio della croce e la necessità di essere conformi a Cristo nella passione e nella morte, per poterlo seguire nella risurrezione e nella gloria. Proprio come le beatitudini, che annunciano una vittoria già presente, una potenza operante, ma non tanto evidente, non ancora definitivamente manifestata. È passato attraverso le tribolazioni della vita, le prove delle malattie, le fatiche del ministero, con una fiducia incrollabile nel Signore, nel quale ha sempre confidato… Quando annota i responsi dei medici, nel 2002 per un carcinoma della pelle e poi nel 2012 per il tumore ai linfonodi, scrive: Dominus dedit, Dominus abstulit. Sit nomen Domini benedictus! Per la Chiesa e le vocazioni nella Chiesa!

Come uomo di governo P. Giovanni ha svolto l’ufficio di Ministro provinciale negli anni 1981-1987 e 4 volte quello di Definitore (cioè consigliere) provinciale. In un suo appunto scriveva di aver operato principalmente su due argomenti: la formazione teologica, biblica e francescana delle vocazioni che avevano cominciato ad arrivare, e alcune questioni amministrative, in particolare il risanamento di un grave debito che aveva trovato e la ristrutturazione dell’ex Patrono d’Italia, ora Domus Pacis. P. Giovanni era sì una persona di grande dottrina e vasta cultura, ma anche attento alle piccole cose, col realismo della gente semplice e legata alla terra, che però capisce, e bene, anche l’economia, la storia e la geopolitica.

L’essere francescano e l’aver studiato a Gerusalemme, forse ha rafforzato questa qualità innata. In Terra Santa affronti i misteri della fede e nello stesso tempo tocchi e studi le pietre che il Signore Gesù ha calpestato, le cose più sublimi e quelle più concrete, la teologia e l’archeologia. L’incarnazione del Signore ci chiede di essere così: protesi al cielo ma attenti anche alla terra.

Come uomo di studio, P. Giovanni, completata la Teologia in Provincia, fu avviato agli studi della Sacra Scrittura, a Roma dal 1954 al 1957 e a Gerusalemme dal 1957 al 1959, conseguendo nel 1960 la Licenza in Sacra Scrittura davanti alla Pontificia Commissione Biblica e nel 1961 il Dottorato in Teologia biblica. Ha insegnato Sacra Scrittura e discipline ausiliarie nel nostro Studio Teologico dal 1959 fino al 1968, anche se poi non ha mai smesso di impartire insegnamenti soprattutto di carattere biblico e francescano nelle nostre case di formazione, nei monasteri delle Sorelle Clarisse e presso gli Istituti religiosi femminili.

Dal 1968 all’81 è formatore: maestro dei Novizi a San Damiano. Dall’88 al 90 Maestro dei chierici a S. Maria degli Angeli. Nel 1991 torna a San Damiano e riprende il suo servizio di Maestro dei Novizi. Dal 1997 è Vice Maestro dei novizi, mentre dal 1994 al 2000 è assistente della Federazione delle Clarisse di Umbria e Sardegna.

Sono centinaia i giovani frati che passano nel suo noviziato. Nel frattempo, lui pubblica una serie straordinaria di studi, volumi, articoli… Ha iniziato con testi della Sacra Scrittura, soprattutto traduzioni, introduzioni e note ad alcuni Libri biblici, che dopo il Concilio, tra gli anni 60 e 70, cominciavano a essere messi a disposizione del grande pubblico.

Come Maestro dei novizi si accorge che mancano i testi sui quali formare allo spirito del fondatore e al carisma proprio dell’Ordine, come lo stesso Concilio Vaticano II aveva chiesto ai religiosi. Comincia ad applicare gli strumenti della ricerca storico critica sui testi francescani, a farne edizioni critiche, a corredarli di note, introduzioni, approfondimenti. Ecco allora nel 1976 il volume che raccoglie gli Scritti di san Francesco e santa Chiara e il volume delle Concordanze verbali, mentre collabora alla prima edizione delle Fonti Francescane, edite nel 1977, che arricchisce con un importante indice tematico. Fino al 2003 sono 167 titoli, recensiti da P. Cesare Vaiani nell’Introduzione bio-bibliografica al volume dedicato nel 2003 a P. Boccali, per i suoi 50 di sacerdozio e 75 di età. Dopodiché continua instancabile a pubblicare. L’elenco dei suoi titoli si arricchisce ancora di tante e tante pubblicazioni, fino al numero 200, col Memoriale del Convento di San Damiano, presso Assisi: trascrizione della Cronaca dei sec. XVII-XIX, con spiegazioni, note e appendice fotografica, dato alle stampe nel mese di marzo di quest’anno 2017. È stato un lavoro che gli è costato molto impegno e molta fatica, sapeva che era il coronamento della sua opera e di tutto il suo lavoro di studioso. Finis coronat opus! Deo gratias! Così conclude, umilmente soddisfatto, l’elenco dei titoli delle sue pubblicazioni, tra i quali spiccano lavori tecnici di infinita pazienza, come gli indici dei Fontes Franciscani, lavori di pubblicazione, come quello degli scritti della fondatrice delle Suore di Gesù Bambino, Madre Micarelli, della cui santità era fermamente convinto. Ma la sua opera più straordinaria è stata quel Corpus di documenti su Chiara di Assisi, moltissimi dei quali inediti, raccolti nelle Fonti Clariane: un vero e proprio omaggio alla Pianticella del beato Francesco, tributo di devozione e di affetto alla grande santa di Assisi. In tal modo ha cercato di renderci viva e vicina santa Chiara, della quale aveva già offerto un indimenticabile profilo spirituale nel saggio Santa Chiara volto e immagine della Vergine Maria. In una delle mail che inviava ai confratelli per aggiornarci sulla sua malattia, raccontava di aver fatto omaggio al Papa in visita all’Infermeria (il 4 agosto scorso) delle Fonti Clariane: «seduto vicino al Papa, alla sua sinistra, mi sentivo più confuso che mai! Silenzioso e riverente! Gli ho fatto omaggio di una copia del mio ultimo volume su santa Chiara». E concludeva con un tocco di simpatia: «Gli auguro di poter trovare il tempo per leggerne qualche brano, utile nelle sue catechesi».

Molti sono i suoi discepoli, soprattutto ex novizi che hanno continuato a considerarlo maestro, maestro di sapienza, maestro di vita, maestro di spirito, molte le discepole, soprattutto tra le consacrate. Grande il suo lavoro anche in questo campo: nel ministero della confessione e nel servizio del consiglio spirituale. Ne abbiamo usufruito in tanti. Ne hanno usufruito le Sorelle Clarisse, praticamente tutti i monasteri dell’Umbria e poi quelli rwandesi di Kamonyi e Musambira ai quali era particolarmente affezionato. E poi le tante comunità e istituti di Suore, come le Suore francescane dell’Addolorata, le Piccole Sorelle, le Suore del Cuore Immacolato di Maria, e altre.

Nella sua coscienziosità P. Giovanni ci ha lasciato il testo con l’annuncio della sua morte – l’ho trovato stamani nel suo computer, seguendo le istruzioni che lui stesso mi ha lasciato. Eccolo:

Dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno (Sal 70,6)
P. Giovanni Maria Boccali, ofm
Mi hai consacrato sacerdote in eterno nell’Ordine dei Frati Minori.
Ti ringrazio, Signore, perché non mi hai lasciato mai senza lavoro.
Ecco, ora nelle tue mani affido il mio spirito.
Gaglietole, 5 nov. 1928 – Assisi

Abbiamo anche il suo testamento, col quale concludo. Ero Ministro provinciale da pochi mesi quando P. Giovanni con un bigliettino mi diceva, tra altre cose: Riguardo al mio testamento è già in Curia provinciale da una decina di anni; Il Signore ti benedica con nuove vocazioni. Curale bene! Nel Signore, tuo P. Giovanni Boccali ofm. Ecco dunque il testamento, vergato di suo pugno: 

TESTAMENTO

Io P. Giovanni Boccali, nato a Gaglietole di Collazzone, il 5 novembre 1928, all’inizio dei miei 80 anni di vita, desidero di ringraziare grandemente il Signore, per quello che ha fatto per me, specialmente per tute quelle grazie preventive – o prevenienti tutti i miei bisogni.

Accetto e approvo ogni bene da chiunque fatto, e rigetto ogni male da me fatto e mi pento, chiedendone sentitamente perdono a Dio, sommo bene e somma bontà.

Mi sono fatto e mi faccio dono a Dio, come una offerta a lui santa, vivente e gradita, come culto spirituale. Padre Santo, accettami come tua proprietà, difendimi, custodiscimi, salvami. Prima che io muoia, fammi dono del tuo Santo Spirito. Egli mi trasformi a immagine del tuo Figlio prediletto, per essere presentato a te, come dono – piccolo sì – ma dignitoso.

Ti chiedo che l’ultima mia malattia e la mia morte siano un atto di culto a te in pienezza di fede, come adesione filiale a te, come compimento pieno del mio voto di obbedienza; sia un atto di speranza in te, mio unico e sommo bene, come compimento del mio voto di povertà, abbandonando questa vita mortale per giungere a te, mia somma ricchezza; e sia un atto di carità di amore per te, sommo bene, amabile nel tuo Figlio, come coronamento del mio voto di castità, di persona consacrata e sacra a te in anima e corpo dallo Spirito Santo.

E nell’incontro con il Figlio tuo Gesù, crocifisso, morto e risorto per me, fammi un cuore nuovo per amarlo – il mio cuore fisico non c’è più, freddo, non batte più! – Dammi mani nuove per abbracciare i suoi piedi trafitti per me; labbra nuove per baciare le sue sante piaghe, lingua nuova per proclamare la sua bontà; occhi nuovi per contemplare la sua gloria, per fare di me un inno di lode a te, Padre, mio creatore, al Figlio redentore, e allo Spirito Santo santificatore. Se mi farai nuovo sarò un uomo nuovo. Creato come nuova creatura. Tu sei il mio goel-redentore per sempre! Credo in te, spero in te, amo te per sempre.

Sono figlio della tua Chiesa cattolica, conservami in essa fedele, santo, innamorato. Per essa tuo Figlio ha pregato. Per essa voglio spendere me stesso.

Se il mio funerale avverrà alla Porziuncola, prego i miei confratelli di sostare un momento – praesente cadavere – nella Cappella, perché loro e il mio Angelo custode facciano, a nome mio, l’ultimo atto di fede, di Culto al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo; un atto di adorazione al Corpo eucaristico del Signore Gesù; un filiale abbraccio e saluto alla Vergine Madre di Dio e Madre nostra, davanti al cui altare ho fatto la mia professione solenne; un ringraziamento a S. Francesco e S. Chiara, con un saluto ai miei protettori: S. Giovanni Battista e a tutti i santi Giovanni, e S. Teresina con Santa Agnese Martire.

Dico il mio ultimo grazie ai miei genitori (defunti) specialmente a mamma che mi ha donato a S. Giovanni Battista ancora prima che io vedessi la luce di questo mondo.

Ringrazio il grande gruppo dei novizi che mi hanno insegnato tante cose a San Damiano, le consorelle Clarisse della Federazione umbra, in particolare quelle della Fondazione in Rwanda a Kamonyi e Musambira; un grazie ai fratelli e sorelle e confratelli. Chi ho incontrato, o mi hanno visto, chiedo a Dio di rivedere tutti nella sua Casa.

Per la mia sepoltura, mia mamma chiedeva di essere accanto a sé, ma io starò bene tra i miei confratelli.

In quanto ai beni, non ho niente da lasciare. Ciò che starà nella mia cella è già della comunità dei frati. Ciò che è intestato a me giuridicamente lo lascio – a scopo religioso – alla Provincia Serafica di S. Francesco dei Frati Minori di Assisi, con sede in S. Maria degli Angeli, Piazza Porziuncola, 1.

Addio! Ricordatevi di me all’altare del Signore.

P. Giovanni Boccali ofm (in Religione Giovanni Maria Boccali)

Assisi – S. Chiara, 08 dic. 2007.







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