News > Gesù è Dio, Amore che ama l’uomo

07/04/2015 11:23
Omelie pasquali a San Damiano


La Risurrezione: un movimento verso l’alto, secondo la tradizione iconografica occidentale esemplificata dal celebre affresco di Piero della Francesca a Borgo San Sepolcro; e un movimento verso il basso, secondo la tradizione bizantina, che ritroviamo nelle icone. Dalla ricchezza teologica dell’arte cristiana che plasma il nostro immaginario, ha voluto prendere le mosse p. Gianpaolo Masotti, Guardiano di san Damiano, nell’omelia della Veglia Pasquale a San Damiano.

La Risurrezione come movimento verso l’alto: Cristo che esce dal sepolcro, scoperchiandone la copertura, sbaragliandone le guardie, con il gesto poderoso del Dux vitae, del vincitore della morte, che apre ai credenti il Regno dei cieli, la vita eterna. La vita eterna! Chi ne parla ancora? Chi ci crede più? Eppure, è proprio questo il contenuto della virtù cristiana della speranza. Senza la Risurrezione di Cristo, primizia e anticipo della nostra risurrezione, la nostra vita è rinchiusa in una manciata di anni, sempre pochi rispetto al nostro desiderio di infinito; la nostra vita è condannata all’angoscia di un essere-per-la-morte; i momenti di felicità diventano una beffa del tempo che implacabilmente li divora, e i nostri desideri diventano la nostra condanna. La Risurrezione di Cristo spalanca le porte del nostro cuore e della nostra mente sull’eternità, sulla pienezza sovrabbondante della vita di Dio che ci chiama alla comunione con sé, per sempre; e così illumina tutta la vita, sostenendo nelle difficoltà, custodendo dalla disperazione, e facendo pregustare nei momenti di felicità un anticipo, un assaggio della vita eterna.

La Risurrezione di Gesù è anche un movimento verso il basso: è Cristo che discende agli inferi, ne abbatte le porte, ne calpesta il maligno custode, per liberare Adamo ed Eva, e al loro seguito quanti sono prigionieri nelle tenebre e nell’ombra della morte. Nelle icone, Gesù afferra per i polsi Adamo ed Eva, e sentiamo riecheggiare le sue parole: nessuno le strapperà dalla mia mano. La Risurrezione di Gesù è l’evento di un Dio che ha voluto condividere tutto con noi, eccetto il peccato; che con noi è entrato nel sepolcro; che ha voluto colmare ogni distanza, stringere nel suo abbraccio tutta la nostra condizione; un Dio che vuole entrare nelle pieghe della nostra storia, nei sepolcri della nostra vita, per liberarci.

Ma la Risurrezione si può comprendere appieno solo nel contesto unitario degli eventi del Triduo Pasquale. Così p. Georges Massinelli, nella Messa del mattino, ha voluto aiutarci a ripercorrerne le tappe. Che sarebbe il Venerdì Santo, la Passione e la Morte del Signore, senza la Risurrezione? La morte di un uomo che è stato coerente fino in fondo, che ha accettato di morire per ciò in cui credeva; un grande uomo, un uomo esemplare; ma è soltanto questa la fede dei cristiani? Un passo indietro ci riporta al Giovedì Santo, all’Ultima Cena: quella sera, nel cenacolo, Gesù condivide coi suoi discepoli i sentimenti più profondi, e nei segni del pane e del vino anticipa la sua passione e morte, esplicitandone il significato: Gesù sceglie liberamente di morire, per noi e per tutti; sceglie liberamente di consegnarsi al tradimento di Giuda, al rinnegamento di Pietro, all’abbandono degli Apostoli, all’invidia omicida dei capi dei Giudei, all’ignavia di Pilato, alla crudeltà dei carnefici. E il gesto della lavanda dei piedi sottolinea l’amore umile, concreto, con cui Gesù affronta la sua morte, facendosi servo di ogni uomo. Commenta l’autore del Quarto Vangelo: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. E l’Apostolo esclama: “Cristo mi ha amato, e ha dato se stesso per me!”. Dunque il Giovedì Santo rivela che Gesù non è morto per un ideale astratto, ma per amore; ha dato la sua vita per ogni uomo, per me, per te. Eppure questo non basta a delineare la singolarità di Gesù, rispetto agli esempi ammirevoli di uomini e donne che in ogni tempo sono giunti a sacrificare la propria vita per amore; per esempio, per salvare il proprio figlio, o un amico, o un commilitone.

La Risurrezione rivela che Gesù è Dio; che nella vita e nella morte di Gesù Dio ha rivelato il suo volto: Dio è amore! Dio ama l’uomo, ed è amore in se stesso perché è Trinità, cioè comunione di Persone. E’ il Padre che ha mandato il Figlio ed ha effuso lo Spirito nel mondo, perché gli uomini possano partecipare alla sua vita divina: “Dio, quando fu giunto il tempo stabilito, mandò suo Figlio. Egli nacque da una donna e fu sottoposto alla Legge per liberare quelli che erano sotto la Legge e farci diventare figli di Dio. E siccome siete suoi figli, Dio ha inviato nei vostri cuori lo Spirito di suo Figlio che esclama: ‘Abbà!’, ossia ‘Padre!’. Non siete dunque più schiavi, ma figli. E se siete figli siete anche eredi. Così vuole Dio” (Gal 4, 4-7).

Allora abbiamo motivo di gioire e cantare di cuore: “Alleluja! Cristo è veramente risorto!”.







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