News > Giano Lacinio

20/11/2016 08:47
Teologo, scienziato e alchimista: un originale francescano calabrese del Cinquecento


L’esistenza di un interesse da parte dei francescani per la medicina, la farmacologia e l’alchimia nel Medioevo è ormai cosa ampiamente dimostrata. Basta solo, a tal proposito, richiamare i nomi di frate Elia, Bonaventura da Iseo, Ruggero Bacone, Paolo di Taranto e Giovanni da Rupescissa.

L’alchimia, come è noto, era tenuta in considerazione dai frati non tanto per il sogno che prometteva ai più sprovveduti dei suoi cultori di una superba ricchezza terrena, quanto per le potenzialità che essa mostrava di possedere in campo medico e farmacologico.

Ad oggi si può anzi dire con un certo grado di sicurezza che furono proprio alcuni francescani ad avviare quell’indirizzo di alchimia medicale che tanto successo ed importanza ebbe poi per lo sviluppo della moderna farmacologia.

Come si è detto, molto lavoro è stato fatto dagli storici negli ultimi anni per approfondire il tema in questione, ma è pur vero che la maggior parte degli studi riguardano il XIII e XIV secolo e di conseguenza ancora assai poco si conosce dei frati che in Età moderna all’alchimia ed alla medicina si sono dedicati con la stessa passione di coloro che li hanno preceduti.

È dunque il caso di salutare con gioia la coraggiosa ricerca di Francesco Vizza, dirigente di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Chimica dei Composti OrganoMetallici (CNR-ICCOM), che ha riportato straordinariamente alla luce la figura di Giano Lacinio, teologo ed alchimista francescano del XVI secolo.

I risultati della sua ricerca, recentemente presentati anche al “XVI Convegno di Storia e fondamenti della chimica”, tenuto a Rimini dal 22 al 24 settembre 2015, confluiscono in buona parte nella raffinata introduzione alla suggestiva traduzione italiana del celebre trattato alchemico La nuova perla preziosa di cui è ritenuto autore Lacinio. Questo illustre frate erudito, nonostante la discreta fortuna editoriale della sua opera, è ad oggi personaggio sconosciuto a gran parte degli storici della scienza ed il suo nome è difficile, se non impossibile, da trovare persino negli scritti di coloro che si occupano in modo specifico di ‘cose francescane’.

È certo vero che di lui si conosce poco, tanto che persino la sua esistenza è stata messa più volte in dubbio. L’erudito Bernardino Tafuri, nella sua pregevole Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli, così racconta: “In quale luogo della Calabria avuto avesse egli il nascimento, non abbiamo saputo invergarlo. Egli è certo però, che fu dalla nascita dotato d’un alto e perspicace ingegno, ed atto ad apprendere qualsiasi scienza la più difficile. Imperciocché imparò la lingua latina, la filosofia, la teologia, la medicina, ma la chimica fu mai sempre la sua diletta”.

Secondo l’insigne storico francescano Giacinto Sbaraglia, invece, Lacinio sarebbe identificabile col francescano calabrese Giovanni da Crotone, e lo pseudonimo con il quale si è poi conosciuto potrebbe spiegarsi con il riferimento a Capo pressi di Crotone. Comunque, come nota Francesco Vizza, per fugare ogni dubbio sull’origine di Lacinio basterebbe vedere ciò che egli stesso dice di sé nella sua opera più famosa, quando si presenta al lettore come “Giano Lacinio Minorita Calabrese di Cirò saluta il lettore”.

Al riconoscimento di una precisa identità Vizza è inoltre giunto in virtù di una perspicua lettura di alcune lettere e di qualche componimento poetico di Gian Teseo Casopero, un umanista calabrese che, salito a Padova per intraprendere studi giuridici, ha intrattenuto per qualche anno una profonda amicizia con il teologo Lacinio.

Tornando a La nuova perla preziosa, stampata per la prima volta a Venezia nel 1546 dai figli di Aldo Manuzio in un elegante piccolo formato, fu uno dei primi testi alchemici, che per la maggior parte circolavano ancora in forma manoscritta, a conoscer la stampa ed ebbe nel tempo non poca fortuna. A Venezia, infatti, l’opera venne successivamente ristampata nel 1557; toccò poi ai torchi di Basilea e Strasburgo; nel 1714 a Lipsia uscì una traduzione in tedesco. Nel 1894 a Londra fu rimaneggiata in inglese e poi ristampata nella stessa lingua nel 1963.

Il trattato di Lacinio prende parte del titolo dall’opera di Pietro Bono da Ferrara, un medico e alchimista del Trecento che aveva esposto in maniera rigorosa le ragioni dell’alchimia. Lacinio però nel suo trattato non si è semplicemente limitato a riportare i principi esposti da Bono, concernenti ad esempio l’essenza dei metalli, la loro generazione e trasmutazione, ma ha aggiunto passi selezionati tratti dalle opere di famosi cultori dell’arte come Raimondo Lullo, Alberto Magno, Arnaldo da Villanova e Michele Scoto.

Il risultato è quasi un manuale pratico di alchimia, atto a rimarcare che a questa disciplina si accede col fare e con lo sporcarsi le mani in laboratorio, a volte rischiando la vita.

Il frate calabrese si mostra inoltre perfettamente in linea con gli alchimisti francescani del XIII e XIV secolo nel ritenere che l’alchimia lecita sia frutto di ispirazione divina e che l’agente di trasformazione non sia un mezzo per accumular ricchezze, ma per soccorrere i bisognosi: “I cristiani – dice Lacinio – hanno l’oro per una lecita ed onesta causa; vale a dire non per esserne schiavi, ma per poter soccorrere tutti i bisognosi”.

In SCIENZA COL SAIO, di Paolo Capitanucci
dal n. 1/2016 della Rivista Porziuncola







Articoli correlati


12/05/2017  11:59
La “botanica francescana” del XVII sec
P. Francesco Cupani, naturalista e scienziato francescano

17/02/2017  10:43
Niccolò Betti e la scienza aeronautica
Un frate pesarese che si cimentò nel progettare una vera macchina volante

03/02/2017  09:26
La libertà di coscienza è un dogma irreformabile
Storia di Caritas Pirckheimer

01/02/2017  12:18
Con Scienza e fede
Due incontri presso Casa Monteripido a Perugia

15/04/2016  10:42
La memoria nelle mani
L’arte di ricordare di Fra Girolamo Marafioto

23/11/2015  12:18
Raimondo Lullo tra amanza e scienza
Settimo centenario della morte del beato terziario francescano