News > Giovedì Santo: la cena del Signore

14/04/2014 08:45
Conoscere meglio, per meglio celebrare


La Passione sarebbe, in sé, un evento assurdo, per noi incomprensibile… Gesù lo sa, perciò nei gesti dell’ultima cena (ci lava i piedi e si offre come nostro cibo) anticipa ciò che accadrà: l’offerta della vita dell’uomo-Dio, affinché l’uomo abbia la vita.

 

1. Il comandamento dell’amore – la Lavanda dei piedi

… li amò fino alla fine. (Gv 13,1) 

Quello di lavare i piedi è un gesto antichissimo, proprio dei servi: Gesù sceglie di farsi servo!

Lo sceglie: non è semplicemente umiliazione, bensì umiltà. Il sacerdote, come Gesù, depone le vesti e compie la stessa azione.

Le persone a cui vengono lavati i piedi nella celebrazione rappresentano non solo gli Apostoli, ma noi tutti. Di fronte al nostro comprensibile imbarazzo, pensiamo a Gesù che lava i piedi anche a Giuda, che lo sta tradendo (Gv 13,2) … In effetti, i piedi sono una parte del nostro corpo piuttosto delicata e intima e, talvolta, sono sporchi e maleodoranti. Ma Gesù viene con misericordia, accostandosi con cura alle nostre povertà e miserie.

Come voglio vivere questo chinarsi di Gesù sui miei piedi? Ci posso stare come Giuda … oppure come Pietro, il quale prima rifiuta, poi accoglie quel gesto.

 

Giovanni 13,12-15 (dal Vangelo della Messa)

Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto?  Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.

Gesù ci dà un comandamento nuovo: in latino è mandatum, cioè una vera e propria missione.

“Regala quello che non hai” – scrisse Alessandro Manzoni, in una bellissima poesia. Quante volte pensi di avere solo bisogno e nulla da dare. Il Signore ti propone oggi un’altra via. Quando ti senti nell’aridità, fai come Lui: mettiti il grembiule, servi e ama!

 

2. Istituzione dell’Eucaristia

Quella del Giovedì Santo è l’unica celebrazione eucaristica in cui quei gesti e quelle parole commemorano se stessi: celebriamo in modo del tutto particolare il dono sacramentale che Gesù fa di sé. Dono che compie nella consegna di Sé sulla Croce. Così, nutriti del suo Corpo donato per noi, avremo la forza di stare sotto la Croce domani.

 

1 Cor 11, 23-26 (II lettura)

Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga.

Attenzione: il tabernacolo della riposizione non è – come ancora molti credono o dicono – un “sepolcro”! Noi custodiamo Gesù Eucaristia in vista della comunione del Venerdì Santo. Sappiamo infatti che Gesù è vivo e riviviamo questi eventi con Lui vivo! La Veglia notturna al tabernacolo non sarà una veglia funebre, ma ci offrirà la possibilità di stare come i discepoli con Gesù nel Getsemani.

Anche al termine della celebrazione siamo invitati a prestare attenzione ai segni: viene spogliato l’altare (come Cristo si è spogliato) e si mettono a tacere le campane: entriamo nella Passione.

 

3. Istituzione del sacerdozio ministeriale

Ogni sacerdote è ministro, dal latino minus-stare: quindi è servo, come ben mostra il grembiule indossato durante la lavanda dei piedi.

La celebrazione di oggi ricorda ai sacerdoti la gioia e la responsabilità di partecipare al ministero di Gesù-sacerdote-servo; per i fedeli laici e le persone consacrate, il Giovedì Santo è occasione per rinnovare la propria gratitudine al Signore per il dono dei sacerdoti. In questo fa scuola san Francesco, con la sua devozione verso ogni sacerdote “che tocca con le sue mani, riceve nel cuore e con la bocca e offre agli altri perché ne mangino” il Signore.

Sarebbe bello, allora, in questo giorno, pregare per i nostri sacerdoti e dire loro il ostro grazie e i nostri auguri per il loro ministero.







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