News > Giullari per il Signore

21/09/2015 15:18
Il concerto dei Cantori di Assisi chiude la Festa del Cantico


La 51° edizione della Festa del cantico si è chiusa ieri sera a San Damiano con il concerto dei Cantori di Assisi,  il coro fondato e animato dal p. Evangelista Nicolini OFM (1920-2004), che ha conosciuto negli anni un successo internazionale. Ieri sera, sotto la direzione del M° Gabriella Rossi e accompagnati dall’organista M° Angelo Silvio Rosati, i Cantori hanno offerto un programma sapientemente architettato, che ha permesso al pubblico di muoversi lungo otto secoli di musica sacra: dalla purezza delle linee melodiche gregoriane ai fastigi del contrappunto bachiano, dalle polifonie rinascimentali di H.L. Hassler alla geniale scrittura mozartiana dell’Ave verum, fino ai  maestri del XX secolo quali Bossi, Refice, Perosi, Bartolucci. Naturalmente il programma ha privilegiato la musica di ispirazione francescana e clariana, e abbiamo potuto ascoltare il testo del Cantico delle creature musicato sia su una semplice melodia di ispirazione gregoriana del p. Giulio Mancini, sia nella celebre composizione per soli, coro ed organo del francescano Domenico Stella.

Al termine di questa serata torna alla mente Francesco d’Assisi, che nella sua follia d’amore cantava e danzava per il suo Signore; e voleva che i suoi frati «andassero per il mondo a predicare e lodare Dio. Voleva che dapprima uno di essi, capace di predicare, rivolgesse al popolo un sermone, finito il quale tutti insieme cantassero le Laudi del Signore, come giullari di Dio. Quando fossero terminate le Laudi, il predicatore doveva dire al popolo: “Noi siamo i giullari del Signore e la ricompensa che desideriamo da voi è questa: che viviate nella vera penitenza”» (Compilatio assisiensis 83; FF 1615).

E tornano alla mente anche le parole con cui p. Maurizio Patriciello apre l’ultimo capitolo del suo libro Non aspettiamo l’apocalisse. La mia battaglia nella terra dei fuochi (Milano: Rizzoli, 2014): «Ci sono giorni in cui i pensieri corrono e non mi va di trattenerli. Se lo facessi, se li tenessi a bada, sono certo che alla fine lo sconforto mi soffocherebbe. Sono i giorni in cui mi manca il respiro, ma non a causa dei fumi o dell’ossigeno che scarseggia. No. Semplicemente perchè ho bisogno di vedere qualcosa di gradevole. Qualcosa che non sia la solita sofferenza o il solito degrado. Insomma, mi manca la bellezza. E allora ho voglia di andarla a cercare in una poesia o in un quadro [...], di andarla a cercare ovunque Dio l’abbia prevista o ovunque il genio dell’uomo sia riuscito a superare i limiti dell’ordinario, del dimenticabile, della morte e abbia realizzato qualcosa che gli sopravviva». Ieri sera, a San Damiano.

 

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