News > I Fioretti a San Damiano

14/09/2015 17:36
Suggestiva narrazione della compagnia Teatralba


Vista inusuale per il pellegrino che ieri sera fosse giunto, per caso o in cerca di solitaria quiete, a San Damiano. Buia la piazzetta, ma il portone della chiesa aperto su un portico illuminato da alcune fiaccole; all’interno, pellegrini e amici della fraternità, raccolti nell’ascolto di una lettura teatrale tratta dai celebri Fioretti di san Francesco.

I Fioretti, opera di un anonimo volgarizzatore del XIV secolo, sono traduzione non integrale di una fonte latina, nota come Actus beati Francisci et sociorum eius, del 1327-37. I tantissimi esemplari manoscritti e le decine e decine di edizioni susseguitesi nel tempo testimoniano il fascino ininterrotto di questo scritto, uno dei testi letterari italiani più tradotti nel mondo, che per secoli ha plasmato e continua oggi a plasmare i tratti del santo di Assisi nell’immaginario collettivo.

I Fioretti riportano alcuni episodi isolati della vita di Francesco (e dei suoi primi compagni e di alcuni frati, soprattutto marchigiani) per testimoniare che esiste una possibilità concreta di vivere in pienezza il vangelo, nella sequela di Gesù che diventa conformità a Lui.

Nei Fioretti colpiscono soprattutto l’incanto della narrazione, dove miracolo e meraviglioso avvolgono ogni evento e risolvono tutto in un’atmosfera paradisiaca; ma anche la vivacità e il realismo, che li avvicinano alla coeva letteratura novellistica.

La maestria di Giuseppe Brizi e Matteo Magna, della compagnia Teatralba, ha permesso di riassaporare questo incanto e questa vivacità: Come andando per cammino santo Francesco e frate Leone, gli spuose quelle cose che sono perfetta letizia (VIII); Come frate Masseo, quasi proverbiando, disse a santo Francesco che a lui tutto il mondo andava dirieto (X); Del santissimo miracolo che fece santo Francesco, quando convertì il ferocissimo lupo d’Agobbio (XXI); Come santo Francesco convertì alla fede il soldano di Babilonia e la meretrice che lo richiese di peccato (XXIV); Come santo Frnacesco miracolosamente sanò il lebbroso dell’anima e del corpo (XXV)... La sapiente alternanza di parti narrative e brevi dialoghi, quasi trasfigurati in recitativo dal delicatissimo accompagnamento di melodie medievali al salterio; il suono di un cornetto, di una campanella; il canto di una laude; l’atmosfera suggestiva della chiesetta di San Damiano, nel buio di una fresca serata tardoestiva vinto dal tenue tremolio di alcune candele: questi i semplici ingredienti dell’intensa lettura teatrale, divenuta  vera sacra rappresentazione, momento di ascolto e contemplazione.

 

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