News > I frati a fianco dei siriani per sostenerne la speranza

15/12/2016 10:18
Anticipata la messa del 24 notte ad Aleppo


Mons. Pirbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, in una recente intervista ha descritto la situazione di Aleppo con queste parole: “i militari non possono fare la pace, ma soltanto vincere una guerra. Per la pace ci vuole la politica che non c’è e non si sa bene ciò che ci sarà”.

Le notizie rimangono confuse, e lo conferma padre Ibrahim Sabbagh, parroco della Comunità latina di Aleppo, nell’intervista al Tg2000 – di seguito riportata in video – in cui dichiara: “Siamo stupiti quando sentiamo dire che la guerra ad Aleppo è finita. Abbiamo tanta paura per questo abbiamo anticipato la Messa di Natale alle cinque del pomeriggio perché vogliamo mandare la gente il più presto possibile a casa”.

I frati della Custodia di Terra Santa che rimangono irremovibili ad Aleppo e che anche oggi, come in questi sei anni di conflitto, sono a fianco della popolazione siriana per sostenerne la speranza, possono dunque solo confermare la paura e le condizioni tragiche in cui moltissimi vivono ancora. Prosegue padre Ibrahim, aggiungendo il timore che i miliziani stiano preparando una strage per la notte di Natale, che “i combattimenti continuano, si sono sentiti questa notte e durante la giornata. Sono diminuiti rispetto ad una settimana fa ma ci sono ancora. Abbiamo saputo che i bombardamenti nella zona occidentale e la caduta di missili sulla popolazione di questa mattina hanno provocato 7 morti, di cui 2 bambini, e 50 feriti”.

Le foto arrivate da Aleppo mostrano un proiettile di mortaio conficcato nella strada; “vuol dire che non è ancora finita”, conferma fra Firas Lutfi, rettore del collegio Terre Sainte.

C’è bisogno di aiuto ora, subito, “i combattimenti si sentono ancora” perché “gli ultimi non vogliono arrendersi”. E per questo motivo resta urgente il bisogno di sostenere la gente che vuole rimanere, per limitare ulteriori sofferenze alla popolazione stremata dalla guerra. E – speriamo – ci sarà bisogno nel vicino futuro, più che mai; allora, forse, per cominciare a ricostruire la Siria.

Aiuta Aleppo ora!







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