News > Il Crocifisso di San Damiano è in buona salute?

13/06/2016 19:00
Il volto di Cristo: la parte meglio conservata

Immagine tratta da “Il Crocifisso di S. Damiano: il restauro conservativo e le indagini propedeutiche” di B. Bruni
Immagine tratta da “Il Crocifisso di S. Damiano: il restauro conservativo e le indagini propedeutiche” di B. Bruni

Sappiamo che è ormai imminente la traslazione del Crocifisso di San Damiano presso la chiesa di San Damiano, sua collocazione originaria: per la prima volta dopo quasi otto secoli, dal 15 al 19 giugno, il Crocifisso tornerà nella chiesa in cui, intorno a 1205, parlò al giovane Francesco e in seguito, dal 1211, alimentò la preghiera di Chiara e delle sue Povere Dame per oltre 40 anni.

L’evento, concepito dai frati di San Damiano e dalle clarisse del Protomonastero di S. Chiara, è stato doverosamente sottoposto all’attento vaglio della Soprintendenza delle Belle Arti e del Paesaggio dell’Umbria, preposta a garantire la massima tutela di questa reliquia di inestimabile valore storico e religioso. È stato quindi necessario valutare lo stato di conservazione del Crocifisso, e la fattibilità del trasporto e della temporanea esposizione nella chiesa di San Damiano. La valutazione è stata eseguita dalla società Coo.Be.C. di Spoleto, che tra il 1999 e il 2001 aveva già condotto l’ultimo intervento di manutenzione sull’opera, risolvendo i pochi problemi conservativi presenti. Gli esperti hanno concluso che il Crocifisso di San Damiano è in buona salute, e può essere mobilizzato senza pericoli per la sua conservazione.

 

Un “check-up completo” per il Crocifisso

Nel contesto dell’intervento di manutenzione del 1999-2001 il Crocefisso era stato sottoposto ad alcune indagini strumentali, che avevano permesso di acquisire dati utili alla comprensione delle tecniche esecutive dell’opera e del suo stato di conservazione; le indagini “diagnostiche” includevano l’impiego di radiografia a raggi X, fluorescenza ultravioletta, riflettografia infrarossa, avvalendosi anche della collaborazione dell’ENEA di Bologna. Il restauratore e direttore tecnico della Coo.Be.C., Bruno Bruni, ha sintetizzato questi dati nel suo contributo “Il Crocifisso di S. Damiano: il restauro conservativo e le indagini propedeutiche” all’interno del volume di M. Bollati “Francesco e la croce di San Damiano” (Milano, Edizioni Biblioteca Francescana 2016, pp. 161-6).

 

Dietro l’immagine...

La Croce, dipinta a tempera, ha una preparazione a gesso e colla piuttosto sottile; misura cm 212.5 x 143.5, e sembrerebbe composta da 6 tavole di legno, connesse tra loro con cavicchi lignei. Inoltre, il fianco e il retro del Crocifisso sono rivestiti da una sorta di “scatola” lignea, che contribuisce a stabilizzare il Crocifisso e a proteggere dagli sbalzi di temperatura ed umidità; anche questo rende possibile muovere il Crocifisso con relativa tranquillità.

 

Oltre i segni del tempo

Nella valutazione dell’immagine sono emersi numerosi piccoli interventi di restauro, effettuati lungo i secoli per rimediare agli inevitabili danni subiti dall’opera. È interessante (e provvidenziale?) che una delle parti meglio conservate sia proprio il volto di Cristo; scrive Bruni: “L’immagine che emerge del volto di Cristo è di grande suggestione, con una definizione formale talmente elevata che è difficile attribuirla ad un restauro [...]; in tal caso il volto del Cristo sarebbe conservato e con lacune assai ridotte” (p. 165).

È proprio quel volto che parlò a Francesco, e ancora oggi vuole rivolgere una parola a ciascuno di noi.







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