News > Il cuore presso Dio, la mano al polso del nostro tempo

20/06/2016 16:56
Cel. euc. di Mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno


I giorni di questo storico evento, il ritorno del Crocifisso di San Damiano a San Damiano, volgono al termine. È legittimo, anzi necessario, per noi frati, riflettere su quanto abbiamo sperimentato in questi giorni, perché al nostro sguardo superficiale e distratto non sfuggano le opere di Dio, l’azione misteriosa della grazia che si manifesta nella storia delle persone; per poter narrare le meraviglie di Dio, e intonare il nostro Magnificat. Una prima valutazione è stata espressa dal Guardiano, p. Gianpaolo Masotti, introducendo la celebrazione eucaristica conclusiva, ieri sera alle 18:30.

«Siamo ormai giunti alla conclusione di questa bellissima esperienza che Dio ci ha donato di vivere: poter pregare, qui a San Damiano, davanti al Crocifisso che parlò a Francesco.

Ad alcuni questa scelta era sembrata poco significativa, ad altri un fatto semplicemente estetico. Che senso poteva avere un trasferimento del genere, quando ogni giorno è possibile ammirare lo stesso Crocifisso nella Basilica di S. Chiara, a pochi passi da qui?

Invece, in questi giorni, è come se la voce di questa icona si fosse fatta più forte e distinta. Entrando in Chiesa tutti hanno sperimentato un silenzio più intimo e una preghiera più raccolta. E non pochi, tra le migliaia di pellegrini e fedeli che si sono avvicendati a San Damiano, hanno testimoniato di aver vissuto una profonda esperienza di fede. Senza dimenticare le tante persone che ci hanno chiesto di vegliare lungo la notte, realizzando spontaneamente una preghiera quasi ininterrotta davanti al Crocifisso.

In fondo non c’è da meravigliarsi: la conversione di Francesco è avvenuta in questo luogo e davanti a questa immagine, per opera dello Spirito Santo. Ora lo stesso Spirito abita anche nei nostri cuori, e realizza in noi lo stesso desiderio di conformità a Cristo. Quegli occhi grandi che hanno affascinato il Santo di Assisi, oggi guardano noi con lo stesso, identico amore.

Di tutto questo non possiamo che rendere grazie a Dio».

Il Guardiano si è poi rivolto a mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno, venuto a presiedere la S. Messa: «Siamo davvero molto contenti che a presiederla sia mons. Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Foligno, sinceramente appassionato del carisma francescano e da sempre vicino alla nostra fraternità. Mi permetto di definire don Gualtiero “un amico di famiglia”… Sarai tu stasera a porre un sigillo su questa esperienza straordinaria che Dio ci ha donato di vivere. Mettiamoci allora anche noi, ancora una volta, davanti al Crocifisso che ha parlato a Francesco, ascoltiamo le parole che vorrà dirci, accogliamo la missione che vorrà affidarci».

Nella sua omelia, il vescovo Gualtiero ha preso le mosse dal Vangelo della XII domenica del tempo ordinario, e in particolare dall’invito di Gesù a rinegare se stessi. Una “manovra delicata”, dice mons. Sigismondi usando un vocabolario automobilistico, e insieme “un’opera d’arte”, che comporta il distacco dalle cose, dagli affetti, da se stessi. Il presule ha illustrato questo percorso nella triplice spogliazione di Francesco: quella dalle cose, esemplificata nella vendita delle stoffe e del cavallo al mercato di Foligno, intorno al 1205; nello stesso periodo, la spogliazione dagli affetti, culminata nella restituzione dei vestiti al padre Pietro di Bernardone nell’episcopio di Assisi; infine, quella da se stesso, realizzata dinanzi al card. Ugolino (futuro papa Gregorio IX) con la rinuncia alla guida dell’Ordine nel 1220. Una spogliazione necessaria per vivere la povertà; ma – osserva il Vescovo citando R. Guardini – la povertà è l’altra faccia della libertà, che è condizione dell’amore.

Se il rinnegamento di sé è la “porta stretta e santa” attraverso cui deve passare il discepolo di Gesù, l’architrave di questa porta è la croce. Solo all’ombra della croce fioriscono l’obbedienza e l’amicizia con Gesù, che fu “obbediente fino alla morte, e alla morte di croce”; solo all’ombra della croce può fiorire l’autentica preghiera, che è un puro, nudo “eccomi!”, come quello che Francesco espresse qui a San Damiano.

Infine, mons. Sigismondi ha voluto sottolineare il rapporto tra l’incontro di Francesco col lebbroso e l’incontro col Crocifisso di San Damiano. Francesco poté ascoltare la voce del Crocifisso perché già aveva ascoltato il grido dei lebbrosi; perché già aveva riconosciuto nel volto dei lebbrosi i lineamenti di Gesù, che per amore si era fatto “lebbroso” (Is 53, 4 nella Volgata). La vicenda di Francesco ci indica così le condizioni per vivere un autentico atteggiamento di ascolto: “il cuore presso Dio, la mano al polso del nostro tempo”.







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