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19/09/2015 17:01
La luce che la fede può offrire nella Terra dei fuochi


«La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia» (Laudato si’ 21). Togliendo alle parole del Papa il “sembra”, si ha una sintetica descrizione di quanto è avvenuto e in parte avviene ancora nella cosiddetta “Terra dei fuochi”. Ci ha aiutato a capire la genesi e le conseguenze di questa situazione, ma anche a cogliere segni di speranza, il dott. Lucio Iavarone, che con generosità ha accolto l’invito di p. Maurizio Patriciello a sostituirlo come relatore alla Festa del Cantico, nell’incontro serale dedicato al II Capitolo della Laudato si’: il Vangelo della creazione. Lucio è un volto noto per chi consoce la vicenda della Terra dei fuochi; di lui ci parla lo stesso p. Maurizio nel suo libro, scritto col giornalista Marco Demarco, Non aspettiamo l’apocalisse. La mia battaglia nella terra dei fuochi (Milano: 2014, 214 pp., 17 euro).

Ha 43 anni, è sposato con Anna e ha un figlio di 13 anni, Alessandro. Vive in provincia di Napoli, ad Afragola, in piena terra dei fuochi. Laureato in economia e commercio, lavora come project manager. Nel 2009 ha creato un comitato di cittadini ad Afragola per sensibilizzare le istituzioni circa il problema della gestione rifiuti e scongiurare l’ipotesi di una nuova discarica a poche decine di metri dalle abitazioni.

Lucio ci ha spiegato la distinzione tra rifiuti urbani (chi non ricorda la crisi della raccolta dei rifiuti a Napoli culminata tra il 2007 e il 2008?) e i rifiuti industriali; e come questi ultimi, provenienti sia dall’industria campana (soprattutto dalle produzioni in nero), sia da altre regioni d’Italia, e forse d’Europa, abbiano riempito milioni di metri quadri in un’area a nord di Napoli e a sud di Caserta, coinvolgendo otre 80 comuni e una popolazione che supera i 3 milioni di persone. I rifiuti sono stati “eliminati” in diversi modi: a volte interrati nei campi dei contadini (magari spacciati per fertilizzanti), o in campi abbandonati; altre volte riempiendo cave abbandonate o gli scavi dei cantieri; altre volte accatastati in discariche illegali, o anche legali; spesso, infine, bruciati, per far spazio ad altri rifiuti. Gli effetti di questo sistema sono catastrofici, nel suolo e nell’aria. Nel suolo, l’inquinamento del terreno comporta la contaminazione della produzione agricola e dell’allevamento con sostanze cancerogene; inoltre, col passare del tempo, il percolato scende sempre più in profondità, colla prospettiva di contaminare la falda acquifera principale intorno al 2060. I roghi appestano l’aria coi loro fumi tossici. Le conseguenze sanitarie sono state oggetto di un acceso dibattito tra quanti affermano un aumento della mortalità (per malattie soprattutto tumorali), e quanti negano che i dati disponibili siano sufficienti a dimostrare un rapporto causale. P. Maurizio, e con lui tanti medici di base e specialisti, e tante famiglie che piangono i loro bimbi morti prematuramente per cancro, non hanno dubbi. Già nel 2004 la prestigiosa rivista medica Lancet Oncology pubblicava uno studio sul cosiddetto “Triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano”. Nel 2014 l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato l’aggiornamento dello studio SENTIERI su mortalità e ospedalizzazione in 55 comuni della Terra dei fuochi. Pur con la cautela richiesta nell’interpretazione, i risultati confermano l’aumento della mortalità:

«Il quadro epidemiologico della popolazione residente nei 55 comuni TdF è caratterizzato da una serie di eccessi della mortalità e dell’ospedalizzazione per diverse patologie a eziologia multifattoriale (che ammettono fra i loro fattori di rischio accertati o sospetti l’esposizione a un insieme di inquinanti ambientali che possono essere emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e/o di combustione incontrollata di rifiuti sia pericolosi, sia solidi urbani). Nell’insieme dei comuni della TdF della provincia di Napoli (32 comuni) e della provincia di Caserta (23 comuni) la mortalità generale è in eccesso in entrambi i generi [...].

In particolare è stato individuato il gruppo di patologie per le quali sussiste un eccesso di rischio [...]: tumori maligni dello stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas (tranne che nell’incidenza fra le donne), della laringe (tranne che nella mortalità fra le donne), del rene (tranne che nell’incidenza fra gli uomini), linfoma non Hodgkin (tranne che nella mortalità fra gli uomini). Il tumore della mammella è in eccesso in tutti i 3 indicatori. In provincia di Caserta eccessi in entrambi i generi per i due esiti disponibili (mortalità e ricoveri ospedalieri) riguardano i tumori maligni dello stomaco e del fegato; i tumori del polmone, della vescica e della laringe risultano in eccesso tra i soli uomini».

Scrive papa Francesco: «Anche se “la malvagità degli uomini era grande sulla terra” (Gen 6,5) e Dio “si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra” (Gen6,6), tuttavia, attraverso Noè, che si conservava ancora integro e giusto, Dio ha deciso di aprire una via di salvezza. In tal modo ha dato all’umanità la possibilità di un nuovo inizio. Basta un uomo buono perché ci sia speranza!» (LS 71).

Lucio ha raccontato come è nato il movimento dei comitati contro i fuochi; movimento che ha conosciuto una svolta nel giugno 2012, quando a seguito dell’accorato appello di don Maurizio, i comitati e le associazioni si sono organizzate in forma unitaria, vincendo la paura dell’isolamento e accrescendo enormemente la propria visibilità mediatica (anche grazie all’impegno del quotidiano Avvenire) e la possibilità di pressione sulle istituzioni. Il problema dei rifiuti urbani è stato risolto; quello delle bonifiche e del futuro smaltimento dei rifiuti industriali resta aperto, per l’intreccio di enormi interessi economici.

L’impegno organizzato di tante persone è stata un’esperienza di forte solidarietà, ecclesiale ed extra-ecclesiale, a tutela dei diritti fondamentali della persona, al servizio del bene comune; è stata un’occasione di crescita culturale e di consapevolezza politica; un’esperienza che esemplifica quanto papa Francesco ha scritto proprio all’inizio del II Capitolo della Laudato si’, quando afferma il contributo che la luce della fede può offrire a beneficio di tutta la società:

«62. Perché inserire in questo documento, rivolto a tutte le persone di buona volontà, un capitolo riferito alle convinzioni di fede? Sono consapevole che, nel campo della politica e del pensiero, alcuni rifiutano con forza l’idea di un Creatore, o la ritengono irrilevante, al punto da relegare all’ambito dell’irrazionale la ricchezza che le religioni possono offrire per un’ecologia integrale e per il pieno sviluppo del genere umano. Altre volte si suppone che esse costituiscano una sottocultura che dev’essere semplicemente tollerata. Tuttavia, la scienza e la religione, che forniscono approcci diversi alla realtà, possono entrare in un dialogo intenso e produttivo per entrambe.

I. LA LUCE CHE LA FEDE OFFRE

63. Se teniamo conto della complessità della crisi ecologica e delle sue molteplici cause, dovremmo riconoscere che le soluzioni non possono venire da un unico modo di interpretare e trasformare la realtà. È necessario ricorrere anche alle diverse ricchezze culturali dei popoli, all’arte e alla poesia, alla vita interiore e alla spiritualità. Se si vuole veramente costruire un’ecologia che ci permetta di riparare tutto ciò che abbiamo distrutto, allora nessun ramo delle scienze e nessuna forma di saggezza può essere trascurata, nemmeno quella religiosa con il suo linguaggio proprio. Inoltre la Chiesa Cattolica è aperta al dialogo con il pensiero filosofico, e ciò le permette di produrre varie sintesi tra fede e ragione. Per quanto riguarda le questioni sociali, questo lo si può constatare nello sviluppo della dottrina sociale della Chiesa, chiamata ad arricchirsi sempre di più a partire dalle nuove sfide.

64. D’altra parte, anche se questa Enciclica si apre a un dialogo con tutti per cercare insieme cammini di liberazione, voglio mostrare fin dall’inizio come le convinzioni di fede offrano ai cristiani, e in parte anche ad altri credenti, motivazioni alte per prendersi cura della natura e dei fratelli e sorelle più fragili. Se il solo fatto di essere umani muove le persone a prendersi cura dell’ambiente del quale sono parte, «i cristiani, in particolare, avvertono che i loro compiti all’interno del creato, i loro doveri nei confronti della natura e del Creatore sono parte della loro fede». Pertanto, è un bene per l’umanità e per il mondo che noi credenti riconosciamo meglio gli impegni ecologici che scaturiscono dalle nostre convinzioni».

La Terra dei fuochi: una storia in cui sullo sfondo deprimente di avidità, ignoranza, camorra, corruzione, complicità, inerzie ed inefficienze delle istituzioni, si stagliano figure eroiche di resistenza civile e fede cristiana, di onestà, di competenza, di dedizione. Una storia che vale la pena di conoscere. E’ emersa nell’incontro la necessità di informarsi in modo adeguato: oggi questo è possibile grazie soprattutto alla rete web; ma non per questo è facile, perchè richiede l’impegno di uscire dai comodi circuiti dell’intrattenimento e dell’imbonimento mediatico.

Dopo le domande di alcuni partecipanti, abbiamo ascoltato il saluto del Sindaco facente funzione di Assisi, Antonio Lunghi. Il Sindaco ha espresso soddisfazione per l’incontro e ha ricordato come i problemi della criminalità organizzata e della gestione dei rifiuti, urbani e industriali, non siano lontani come potrebbero apparire; ha invitato quindi alla vigilanza e, se necessario, alla denuncia, ed ha auspicato uno scatto di creatività per affrontare queste nuove emergenze ecologiche.

Ringraziamo il dott. Iavarone che ci ha restituito non solo una denuncia competente e appassionata del dramma della sua terra, come la ritroviamo nella Gomorra di Saviano e di Garrone; ma anche i segni di speranza, i germi di un futuro diverso, costituiti dall’impegno di tanti buoni cristiani e onesti cittadini:

«L’esperienza della schiavitù in Babilonia generò una crisi spirituale che ha portato ad un approfondimento della fede in Dio, esplicitando la sua onnipotenza creatrice, per esortare il popolo a ritrovare la speranza in mezzo alla sua infelice situazione. Secoli dopo, in un altro momento di prova e di persecuzione, quando l’Impero Romano cercò di imporre un dominio assoluto, i fedeli tornarono a trovare conforto e speranza aumentando la loro fiducia in Dio onnipotente, e cantavano: «Grandi e mirabili sono le tue opere, Signore Dio onnipotente; giuste e vere le tue vie!» (Ap 15,3). Se Dio ha potuto creare l’universo dal nulla, può anche intervenire in questo mondo e vincere ogni forma di male. Dunque, l’ingiustizia non è invincibile» (LS 74).

 

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