News > Infermeria Provinciale: un luogo e un cammino

29/04/2013 10:33
Testimonianza di fr Michele Impagnatiello


Carissimi fratelli, amici e benefattori, su richiesta dei frati a servizio della comunità dell’Infermeria, vi scrivo queste poche righe sul tempo che ho vissuto in questo luogo come frate ammalato. Rispondo a questo invito con gratitudine per quanto ho ricevuto sia da loro sia da tutti voi amici e benefattori. Nel condividere l’esperienza vissuta e parlandovi di questa realtà della Provincia dei Frati Minori dell’Umbria lo faccio considerando l’Infermeria come un luogo e un cammino.

Quando saliamo le scale del convento verso l’Infermeria, siamo accolti da una tavoletta di legno affissa al muro, in essa sono riportate le parole di Francesco contenute nella Regola (Rb VI, 9): "E se uno di essi cadrà malato, gli altri frati lo devono servire come vorrebbero essere serviti essi stessi”. In questo versetto della Regola troviamo sia le origini della comunità dell’Infermeria sia le motivazioni che alimentano i frati nel servire i fratelli ammalati.

Tante volte ero passato di lì per il servizio ai nostri fratelli infermi ma senza soffermarmi troppo su quelle parole; adesso, ogni volta che ci passo, mi soffermo sulla prima parte di quelle parole di Francesco E se uno di essi cadrà malato…”. È la mia storia attuale, sono passato dal servire gli ammalati a essere servito a causa di “sorella infermità” che ho incontrato nel mio cammino dal 19 dicembre 2011 e che mi ha fatto vivere nella comunità dell’Infermeria per tutto l’anno 2012. Da missionario in Congo-Brazzaville sono stato paracadutato alla Porziuncola; sono passato dagli spazi immensi della foresta equatoriale all’eremo dell’Infermeria, due luoghi diversi ma entrambi ricchi di significato.

Proseguendo la scalinata, di cui sopra, e dopo essere stati accolti dalle parole di Francesco, si giunge alla porta d’ingresso dell’Infermeria, oltrepassandola ci si trova subito davanti alla cappella, il luogo della presenza del Signore, là dove il tempo della malattia trova un senso. È il luogo della speranza, della fede, dell’offerta della propria sofferenza, dell’incontro con Dio quotidiano. Mi ricordo di fr Benvenuto che vedevo sempre in cappella, nella preghiera alimentava la vita con Dio durante le varie ore della giornata.

Uscendo dalla cappella si giunge nei luoghi della vita fraterna, dove si condividono i pasti, la familiarità e il dialogo, dove si ricevono le cure e i controlli quotidiani.

Questo luogo è anche una comunità di frati che è a servizio dei fratelli ammalati. Ricordo che tornato dall’Africa, avevo poco vestiario e i frati, come dei buoni samaritani, mi hanno vestito, accompagnato all’ospedale regolarmente e mostrato la loro vicinanza fraterna; sono venuti incontro alle mie necessità per trovare quell’equilibrio necessario nel vivere il tempo della malattia. Tutto questo per me non è casuale o dovuto, l’ho visto come un dono di Dio. Nei miei anni di missione in Congo, svolgendo l’apostolato di visita agli ammalati, ho visto tanti poveri vivere la malattia senza una minima assistenza, senza una visita, abbandonati a loro stessi, per cui non ho mai smesso di dire grazie al buon Dio per il dono dei fratelli e per le cure che ricevo in questo tempo di malattia.

È il luogo della carità, dove insieme alla fraternità dell’Infermeria anche tutti i frati della Provincia si alternano nel servizio notturno. È anche il luogo della formazione, dove i nostri studenti, i novizi, i postulanti, i giovani in esperienza fanno il servizio ai nostri fratelli ammalati. Per questo è un luogo e una scuola di valori.

È il luogo della solidarietà, dove altri fratelli ci aiutano: il medico, gli infermieri e tante altre persone.

È il luogo dell’amicizia, dove parenti, amici, conoscenti e benefattori regolarmente ci vengono a trovare e ci aiutano a rendere questo luogo sempre più accogliente e offrire un servizio sempre migliore.

L’infermeria non è solo un luogo dove ci si occupa della salute fisica e di migliorare i servizi che possiamo ottenere, ma è soprattutto un cammino dove si è chiamati a fissare lo sguardo verso l’alto, crescere nella relazione con Dio, curare la vita interiore e accogliere la croce. Il tempo della malattia mi porta quotidianamente al luogo del cuore, in questa profondità ho trovato il senso al mio “camminare a braccetto con sorella infermità”, lì ho trovato le riposte, dentro di me e non fuori di me. Per questo tante volte riflettevo sugli spazi immensi della foresta equatoriale congolese e gli spazi immensi dell’interiorità.

Ognuno di noi, che vive l’esperienza della sofferenza, cerca di dare delle risposte a questo tempo che è dono di Dio; alcuni le trovano in quello che fanno, altri vivono nel ricordo, altri invece trovano le risposte dentro il cuore, ma per tutti è un invito costante ad accogliere la croce nella fede.

Nel periodo vissuto all’infermeria, ho visto la continuità della mia vita missionaria nell’offerta della sofferenza e la vivo ancora oggi, ho accolto la croce come continuità del mio cammino e come nuova modalità di annunciare il Vangelo, in questa accoglienza custodisco la gioia e la serenità interiore. Il tempo trascorso in questo luogo è stato anche una chiamata a entrare in questo cammino che m’invita a stare ai piedi di Gesù ed essere discepolo nell’ascolto.

La mia vita oggi annuncia il Vangelo in questo modo, nella mia fragilità e povertà offerta a Dio, seguendo il movimento ritmico e lento scanditomi da “sorella infermità”. Tutto ha senso in Dio, non esiste un tempo vuoto, tutto è pieno di Dio. L’infermeria è dunque un luogo di grazia e un cammino di fede nell’offerta della propria sofferenza per sostenere il cammino della Chiesa.

A termine di questa breve conversazione vi saluto tutti ringraziando e lodando il buon Dio con le parole di Francesco:

«Lodato sii, mio Signore per quelli che perdonano per il tuo amore e che sostengono infermità e tribolazioni. Beati quelli che le sosterranno in pace perché da te saranno incoronati».

Fr Michele Impagnatiello







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