News > L’eredità di Francesco d’Assisi per tutti i francescani secolari

13/10/2017 08:24
Il Signore mi diede fratelli e sorelle


Prosegue il percorso tracciato da fra Alfred Parambakathu OFMConv, e pubblicato su Koinonia, per indagare sul significato che oggi possono avere i legami fraterni nella vita del francescano secolare. Dopo lo studio basato sulle biografie di Francesco d’Assisi, oggi riportiamo quello fatto a partire dagli Scritti.

La Lettera a Frate Leone, uno dei tre autografi di Francesco che ci sono giunti, può essere diviso in due parti (v. 1-15 e v. 16-19), scritte in due momenti diversi. Nella prima parte, prima di sintetizzare «tutte le parole che abbiamo detto lungo la strada», dice Francesco a frate Leone, «dopo non dovresti chiedere altri consigli». Francesco sembrava stanco dei seguaci che chiedevano consigli. Ma la durezza di Francesco avrebbe dovuto fare del male a frate Leone, cosicché Francesco ha aggiunto le ultime quattro righe; «E se è necessario per te per l’anima tua un’altra consolazione, e tu vuoi tornare da me, vieni».

I recenti studi hanno dimostrato che le ultime quattro righe sono state aggiunte dopo che le prime 15 righe erano già state scritte. La penna utilizzata per le linee 16-19 è diversa da quella utilizzata per le righe 1-15. La scrittura delle righe delle linee 16-19 sembra essere anche più faticosa [Cfr. M. W Blastic (and others Ed) The Writings of Francis of Assisi. Letters and Prayers (Vol I), New York 2011, p. 87. La seguente lettera è citata dallo stesso libro. Bartoli Langeli è del parere che le ultime quattro righe siano state scritte su qualcosa che era stato cancellato da Francesco o da qualcun altro e che sul lato sinistro, in fondo alla lettera, si può anche identificare un Tau. Cfr. Gli autografi di frate Francesco e di frate Leone, Turnhout: Brepols, 2000, 45-46.].

Possiamo supporre che queste quattro righe siano state scritte dopo che Francesco aveva ricevuto le stigmate! Francesco diventa sempre più fraterno nei confronti dei suoi fratelli!

Nel Testamento Francesco, sul letto di morte, ricorda i primi giorni della sua vita. Il corpo stigmatizzato di Francesco sta per andare al cimitero, e la sua anima, ormai alla fine, sta pronunciando le ultime parole, sotto forma di Testamento. Dopo aver parlato del suo incontro con i lebbrosi, che lo hanno portato a convertirsi e alla fede nelle chiese e nei sacerdoti, Francesco parla dell’arrivo dei suoi fratelli con queste parole: «E dopo che il Signore mi ha dato alcuni fratelli ...».

Tutte le turbolenze e le difficoltà sofferte a causa dei fratelli si stanno ancora agitando nella sua mente. Tuttavia, con gioia vede l’arrivo dei primi fratelli come “grazia del Signore”. La vita della Fraternità scaturisce dalla grazia accettata nella fede, una fede iniziata con i lebbrosi (1-3), trasformata in preghiera prima dalla croce di Gesù Cristo (4-5), vissuta in mezzo ai segni sacramentali della Chiesa (6-13), e modellata sulle parole del santo Vangelo (14).

Così, verso la fine della vita, nel Testamento, Francesco presenta tre caratteristiche distintive della vita fraterna francescana:

  • ispirata dal Santo Vangelo, e questo è una grazia divina (14);
  • confermata dalla Chiesa, perciò una istituzione divina (15);
  • vissuta nella povertà assoluta, quindi, nella totale dipendenza dalla provvidenza divina (16-22).

Quindi la Fraternità francescana deve essere ispirata da Dio, deve essere confermata dalla Chiesa e vissuta nella povertà nel modo migliore, quando i fratelli e le sorelle hanno veramente bisogno dell’altro. Questi tre fattori fanno dimenticare a Francesco tutte le difficoltà e gli consente di dire, alla fine della vita, che la vita fraterna è un dono di Dio.

Francesco vive in un contesto sociale totalmente diverso rispetto al contesto sociale del monachesimo, che è stato piantato in una società essenzialmente rurale, caratterizzata dalla stabilità. Il monastero benedettino era legato ad un pezzo di terra, da cui il sostentamento, era stato comprato. Per tale ragione è stato inserito nel sistema feudale del tempo e ha condiviso il suo modello e le relazioni sociali. L’abate ha governato non solo i monaci, ma tutte le famiglie degli agricoltori che vivevano e lavoravano nella terra del monastero. All’epoca di Francesco, invece, la società è più urbana e mercantile, in cui le relazioni sociali non sono di subordinazione a un signore, ma derivano dall’associazione tra i cittadini. Figlio di questo nuovo contesto sociale, Francesco è più sensibile a certi valori umani ed evangelici che l’antico monachesimo aveva lasciato in ombra. Quindi, quasi spontaneamente, la nuova comunità, che cresce intorno a lui, è segnata dalla fraternità: tutti coloro che ne fanno parte sono fratelli allo stesso livello. La nuova comunità è, nel pieno senso del termine, una Fraternità. La parola Frate, riscoperta nel suo vigore originale ed evangelico, diventa così il nome proprio di coloro che si uniscono alla nuova comunità, un nome, che li distingue dai monaci e dai canonici; quel nome che indica un nuovo stile originale del rapporto umano all’interno di un gruppo religioso ed è questo legame umano che viene proposto ai suoi seguaci e quindi a tutti i francescani secolari.







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