News > L'iconografia di san Valentino

12/02/2014 14:30
di Giuseppe Cassio


In prossimità della festa di san Valentino, che quest'anno assume una connotazione particolare a motivo della udienza che venerdì 14 febbraio papa Francesco avrà con più di 20 mila fidanzati, ecco un testo per conoscere meglio colui che ormai è un patrono delle giovnai coppie a livello globale.

Il testo è tratto da GIUSEPPE CASSIO, San Valentino, Velar-Elledici.

La rappresentazione di San Valentino non è mai stata studiata metodicamente e questo anche per la comprensibile problematicità di discernere le immagini sparse sul territorio che, a livello iconografico, fanno capo ad una molteplicità cultuale rivolta simultaneamente – sulla base delle indicazioni agiografiche pervenute per ogni singolo caso – al Valentino ternano o al martire romano. La complessa congerie di immagini sul territorio italiano non consente di redigere una mappatura sistematica ma solo un parziale approccio al tema, che si ritiene però già utile per chiarire l'idealizzazione devozionale di uno dei santi più conosciuti e amati al mondo. Le più antiche immagini di San Valentino si trovano a Roma e risalgono all'VIII e al IX secolo. Una prima immagine finora conosciuta è ubicata nella Chiesa di Santa Maria Antiqua, un'altra nelle Catacombe di San Valentino e le restanti nella Basilica di Santa Prassede. La prima e la seconda mostrano un solo e unico Valentino, che però a livello iconografico e iconologico non viene mai esibito come vescovo nel rispetto di quanto riportato dai primi calendari ufficiali e dai martirologi (in particolare il Geronimiano) che non ne menzionano il rango ecclesiastico bensì il centro topografico del culto. L'immagine della chiesa di Santa Maria Antiqua colloca il Santo a fianco di Sant'Abbondio di Rignano – entrambi venerati lungo la Via Flaminia – accompagnati da altri santi della Chiesa d'Oriente tutti disposti in teoria ai lati del Cristo seduto in trono. L'affresco risale al periodo del pontificato di Paolo I (757-767) come si deduce dalla tipologia dei caratteri in lingua greca che identificano i santi pontefici romani, i patriarchi, i vescovi orientali e i santi martiri occidentali e orientali. Il numero dei santi doveva essere di 24, di cui 12 della Chiesa orientale, disposti alla sinistra del Cristo, e altrettanti, della Chiesa occidentale alla sua destra, quasi a sottolineare l'unità della fede della dottrina delle due Chiese. San Valentino si trova nelle fila dei santi occidentali nelle sembianze di un uomo canuto ma non vecchio, abbigliato con i paramenti della Messa e cioè la "tunica interula" e la casula color porpora. I suoi piedi sono protetti da calzature di cuoio e nelle sue mani stringe il libro del Vangelo, attributo che si confà agli evangelizzatori, uomini che hanno commentato e diffuso la Parola di Dio. L'unico accenno alla sua dignità martiriale potrebbe riferirsi al colore della casula ma al di là di questo non compaiono attributi che possano indurre a riconoscerne tale identità (ma siamo in presenza di una teoria di santi quasi totalmente rispondenti agli stessi canoni iconografici). Un'altra testimonianza pittorica della metà dell'VIII secolo si trova in un ambiente della Catacomba di San Valentino sulla Via Flaminia, dove le pessime condizioni conservative non consentono di leggerne appieno la fisionomia del Santo, che tuttavia non doveva discostarsi troppo dal modello di Santa Maria Antiqua; anche in questo caso infatti il Santo è rivestito dei paramenti liturgici della Messa sopra i quali purtroppo è svanito l'attributo identificativo. Da queste immagini si distaccano quelle musive individuate nel sacello di San Zenone presso la Basilica di Santa Prassede, un ambiente costruito per volere di papa Pasquale I come mausoleo di sua madre Teodora, ma anche come luogo prestigioso per custodire preziose reliquie. Sulla nicchia inferiore della parete destra si trova un Cristo Maestro tra due santi mutili di cui si vede solo il busto che vengono genericamente identificati come San Valentino a sinistra e San Zenone a destra. San Valentino, dall'ordinata capigliatura canuta attorno alla tonsura, con barba corta così come i baffi, sostiene il prezioso evangeliario e indossa la tunica "interula" e la dalmatica rossa, unico indizio che lo allontanerebbe dal prototipo di Santa Maria Antiqua e dall'identificazione con un presbitero, che normalmente indossa la casula, lasciando forti perplessità sulla sua identificazione. Lo stesso valgasi per il clipeo dell'arco musivo esterno, che è posto immediatamente alla destra di quello contenente la Madre di Dio (Theotókos), dove San Valentino è replicato in abiti liturgici rossi (verosimilmente da diacono), con la medesima gamma di colori e fattezze del busto musivo della nicchia interna. In concomitanza con la diffusione del culto di San Valentino, grazie anche alla tradizione agiografica proposta dalla Vita, si sviluppò un'iconografia parallela che risentì della confusione causata dalle interpretazioni storiche. Tuttavia essa non sminuì il ruolo del Santo nei confronti della società cristiana, che anzi ha sempre trovato in lui un baluardo e un sostegno nella vita terrena, valido ausiliatore contro l'epilessia a ragione del miracolo compiuto su Cheremone. Moltissime sono le località italiane e non che portano il toponimo di San Valentino, innumerevoli i luoghi di culto eretti in suo onore, così come svariata e complessa è l'iconografia che ne consegue, che si snoda in tutta Italia e in Europa in modo capillare ma soprattutto in alcuni luoghi dove il culto è maggiore e che, si potrebbe dire, costituisce oggi la "geografia valentiniana". Nel Basso Medioevo si fece strada a Terni una tipologia iconografica debitrice della Vita, tesa a diffondere l'immagine del Santo in abiti episcopali nell'esercizio del suo ruolo taumaturgico. L'icona principale nella basilica ternana – da considerarsi di epoca medievale, poiché documentata nel 1606 all'interno dell'edificio preesistente, come "pittura molto antica" – si trovava sopra l'altare maggiore e raffigurava la scena del miracolo di San Valentino su Cheremone, che senza dubbio rappresentò il prototipo iconografico diffusosi soprattutto al nord. A questo tipo di rappresentazione s'ispirò successivamente gran parte dell'iconografia europea sia pittorica che plastica tesa a proporre Valentino in abiti episcopali nell'atto di compiere il miracolo o da solo, in posizione stante, come nella stele longobarda del Museo di Castelvecchio (Verona), e assai spesso con un fanciullo accucciato ai suoi piedi (si vedano, tanto per fare due esempi, la statua del retablo di San Sebastiano a Ulm in Francia del 1490 circa oppure la statua della Cattedrale di Vienna del 1507 circa). È stato riscontrato anche un tipo d'immagine piuttosto rara che lo fotografa come un vecchio saggio vescovo seduto nell'atto di insegnare a un gruppo di bambini che gli si accalcano intorno e benedirli. Un raro esempio pittorico tardo medievale si trova a Bussolengo (Verona) dove addirittura si narrano in più scene consequenziali le gesta del santo vescovo in abiti pontificali che converte, sana, battezza e subisce il martirio secondo quanto riportato nella Vita.

Nelle raffigurazioni iconografiche moderne specialmente con la Controriforma assai spesso San Valentino viene presentato con la palma in mano insieme ad altri personaggi. L'associazione con la Madonna e con i santi, il cui culto è assolutamente diffuso, pare spesso rispondere non a specifiche scelte storiche e culturali ma a motivazioni devozionali più generali. Del tutto intuitivo è l'incontrare San Valentino affiancato agli altri santi con i quali condivide l'intitolazione di una specifica chiesa. Così lo si trova accanto a San Vigilio a Vezzano oppure insieme ad altri santi che in quelle chiese sono venerati come succede nel territorio di Bergamo dove è facile incontrarlo insieme a San Bonifacio martire. Le motivazioni che hanno portato ad affiancare a San Valentino un altro specifico santo risultano essere connesse, per fare un esempio, ad un certo capitolo di storia della Chiesa locale come accade nelle raffigurazioni della Cattedrale di Terni, dove Valentino affianca Sant'Anastasio e San Procolo, due protettori della diocesi suoi successori nell'episcopato. Altre motivazioni possono avere dei caratteri territoriali per cui Valentino è accompagnato dal santo titolare della chiesa o dal patrono e protettore della località ospitante o di un Ordine religioso come si vede nella lunetta d'ingresso del convento carmelitano di Terni dove Valentino affianca la Madonna col Bambino insieme a Santa Teresa d'Avila. Motivazioni squisitamente personali lo affiancano invece ai santi eponimi dei committenti di quelle opere. Per quanto riguarda l'aspetto fisico vediamo come, molto spesso, l'immagine di Valentino ha avuto modo di conformarsi in maniera più aderente ai testi tradizionali ed in particolare alla Vita che lo descrive come un vescovo che "bene vivendo meruit virtutibus"; pertanto non sorprende che in quanto tale, di norma, sia reso con un personaggio autorevole e anziano, con la barba bianca, parato degli abiti liturgici: il camice bianco, il cingolo, la stola ed in particolare la casula o il piviale, molto spesso di colore rosso intenso, il colore del martirio. Molto spesso è accompagnato dalla mitra più o meno lavorata, dalle chiroteche e dal bastone pastorale solenne o semplicemente dal vincastro portato sia con la sinistra (come norma) o con la destra, raramente accompagnato dal pannisellus, il candido fazzoletto di lino leggero che sottolineava l'autorevolezza, il prestigio e la sacralità del pastorale stesso (si veda il Martirologio di Usuardo). Le insegne proprie del vescovo lo accompagnano sovente anche nelle scene del martirio come si vede nello stesso Martirologio e nell'ovale della confessione a Terni. L'iconografia del San Valentino vescovo di Passavia riflette quella del martire ternano quando lo si accosta al fanciullo epilettico così come nel dittico della Staatsgalerie di Augusta.

L'iconografia che ha seguito invece la Passione del Valentino romano lo rappresenta come un giovane prete spesso e volentieri imberbe ma pur sempre ricoperto degli abiti liturgici ad esclusione delle insegne episcopali. Così nel dipinto di Jacopo Bassano del 1575 circa conservato nel Museo Civico di Bassano del Grappa, che raffigura il momento in cui il Santo battezza Lucilla dopo averle restituito miracolosamente la vista. Così anche a Clusone e a Gandino (entrambe in provincia di Bergamo) dove però la pianeta è bianca. Né pianeta né piviale ma abito corale, cioè talare e cotta con stola dorata indossata sopra, a Conca Verde di Rovetta (Bergamo). Se la palma è di norma in mano o accanto a San Valentino, altre insegne si alternano a seconda dell'ambiente che deve accogliere l'immagine. Spesso viene accompagnato dall'attributo della spada (che indica la morte per decapitazione, così come narra sia la Vita che la Passione), della mazza (nel Valentino prete romano), dell'ascia (come a Sadali), del calice. Il Santo viene ritratto anche nelle sembianze di un vescovo ma pur sempre con la spada impugnata.

Ma se in Europa l'immagine di San Valentino come vescovo e martire è accompagnata dall'attributo del fanciullo guarito – che ne configura anche l'intercessione sugli epilettici –, a Terni, fatta eccezione per l'imago della basilica, si scelse di privilegiare la rappresentazione di un vescovo per certi versi aniconico e sostanzialmente monotono. Così è raffigurato nella Chiesa di Santa Maria del Monumento in un affresco del primo quarto del XV secolo, accanto ad una Madonna in trono con Bambino, parato con la casula rossa, la mitra, il pastorale impugnato nella mano destra, mentre la sinistra brandisce il libro dei Vangeli. Nella metà dello stesso secolo lo si trova nella Cappella Paradisi del Santuario di San Francesco affrescata da Bartolomeo di Tommaso, il quale lo propone in piviale rosso e mitra. Per la stessa chiesa francescana Piermatteo d'Amelia licenziò nel 1485 la pala per l'altare maggiore nella quale San Valentino è stato riconosciuto nella figura di vescovo con la casula rossa. A parte queste sporadiche segnalazioni, l'iconografia valentiniana trova a Terni il suo massimo splendore specialmente con l'Età Barocca quando venne costruita la nuova basilica che venne dotata di un grande dipinto su tela destinato all'altare maggiore dipinto dal frate carmelitano fiammingo Lucas de La Haye. Il religioso ha impostato la pala seguendo gli schemi iconografici impressi dalla Controriforma, grazie ai quali si predilige l'apologia trionfalistica del martire nell'atto di implorare in ginocchio l'intercessione della Madonna per la protezione della città. Ma se questa doveva essere l'immagine glorificante da proporre ai fedeli, sul retro, in prossimità della confessione, luogo dove vennero "riscoperte" le reliquie del Santo, si propone una figurazione concentrata sull'evento martiriale che secondo la tradizione dovette avvenire mediante decapitazione. L'immagine di San Valentino è inclusa nella lunetta d'ingresso del convento dove affianca quella della Madonna con Gesù Bambino e di Santa Teresa d'Avila. Lo stesso valga per la seicentesca formella in figulina lungo la strada che corre davanti alla basilica. Anche in questo manufatto san Valentino vescovo compare in venerazione della Madonna con Gesù Bambino che consegnano uno scapolare a san Giovanni della Croce e un chiodo a santa Teresa d'Avila. Molto interessante è l'inclusione di sant'Elia, speculare a Valentino, che brandisce una spada fiammeggiante.

Altre immagini seicentesche sono conservate nella cattedrale ternana, luogo di venerazione di Sant'Anastasio, vescovo del VI secolo, considerato lo storico defensor della città. In tale contesto San Valentino viene accostato al santo confessore nell'ambito della rappresentazione trionfalistica dei primi santi della Chiesa locale (un perduto dipinto sulla controfacciata dimostrava tale considerazione). San Valentino compare come patrono della diocesi nella volta dell'antisacrestia insieme a Sant'Anastasio e a San Procolo anche qui nell'atto di proteggere la città raffigurata sotto forma di modellino. La fortuna di questa iconografia, che include San Valentino insieme ai vescovi "fondatori" della Chiesa locale, prosegue sulla lanterna del settecentesco altare marmoreo di Carlo Murena, allievo principale di Luigi Vanvitelli, dove un insieme di statue riproduce diversi santi vescovi monotonamente replicati con il libro. Accanto alla rappresentazione pittorica si menzionano numerose manifatture e oggetti di oreficeria che includono il Santo nelle vesti di vescovo spesso identificato dalla palma o dai relativi distici. La fortuna iconografica del Santo prosegue in età contemporanea con le vetrate della basilica valentiniana di cui due concepite da padre Guglielmo Schiavina. San Valentino compare anche nella porta bronzea della stessa basilica realizzata nel 2007 da Dino Cunsolo in occasione del IV centenario della presenza carmelitana a Terni, nella quale si celebra la Deesis composta dal Cristo risorto, la Madonna del Carmine e il Santo Vescovo di cui si è fissata la condanna e il martirio nelle ante laterali. Vanno segnalate alcune importanti iniziative messe in atto dalla Diocesi di Terni-Narni-Amelia per riscoprire sotto le forme dell'arte contemporanea la nuova iconografia di San Valentino. Nel 2004 sono stati chiamati a interpretare il messaggio valentiniano gli artisti della scuola catanese e nel 2006 quelli spagnoli.







Articoli correlati


30/11/2017  
Agape: questo matrimonio s'ha da fare?
Corso per coppie di fidanzati orientati al matrimonio

28/11/2017  12:22
Guardare in alto per guardare avanti, insieme
Nuovo incontro alla vigilia di Tutti i Santi francescani

28/11/2017  09:03
Vita consacrata e Pastorale vocazionale
Un convegno a Roma dal 1 al 3 dicembre

27/11/2017  11:34
La luce si avvicina
Percorsi di speranza per l’Avvento

23/11/2017  12:38
E’ bello il vostro cammino di minorità
Papa Francesco riceve in Udienza le Famiglie Francescane

22/11/2017  10:11
I frati insieme in Udienza da Papa Francesco
Prosegue il cammino dei francescani dell’Umbria