News > La “botanica francescana” del XVII sec

12/05/2017 11:59
P. Francesco Cupani, naturalista e scienziato francescano


Francesco Cupani nacque a Mirto (Messina) il 21 gennaio del 1657. Dopo aver intrapreso con entusiasmo e dedizione non comuni gli studi di medicina, all’età di 24 anni fece il suo ingresso nel Terz’Ordine Regolare di S. Francesco.

Studiò quindi, come era consuetudine un tempo, filosofia e teologia conseguendo la laurea dottorale; in seguito, insegnò per qualche tempo filosofia presso il collegio dell’Ordine a Verona, e poi teologia in quello di Palermo. Da sempre, però, era pervaso da una “mistica” passione per le scienze naturali, in particolare per la botanica, come se la fiamma ardente della fede pura lo spingesse a cercare nelle meravigliose ed articolate forme della natura la grandezza del Creatore. Notata ed apprezzata da tutti questa sua predilezione per le scienze, dai Superiori gli fu concesso di potersi a queste dedicare completamente.

Lunghe ed estenuanti furono le frequenti escursioni per tutta la Sicilia, effettuate in tutte le stagioni dell’anno alla ricerca di rari esemplari vegetali, studiando contemporaneamente anche numerosi minerali e fossili. Cupani elaborò, in conformità al metodo sistematico, un particolare sistema di classificazione in relazione all’infruttescenza. I materiali raccolti nel corso delle sue indagini confluivano in gran parte nell’orto botanico di Misilmeri, che diresse per ben diciotto anni. Alla prematura morte, nel 1710, contribuirono probabilmente gli estenuanti sforzi fisici, di cui lo zelo del frate celava la reale e tremenda pericolosità.

Il catalogo dell’orto botanico di Misilmeri, diligentemente compilato dal Cupani, fu pubblicato a Napoli nel 1696 con il titolo di Hortus Catholicus. Delle piante, ordinate alfabeticamente, viene dato generalmente anche il nome vernacolo; nonostante che il terziario francescano avesse, come gran parte dei naturalisti dell’epoca, una formazione da medico, non si fa cenno alle eventuali virtù terapeutiche delle erbe. Le piante fanerogame elencate nell’Hortus, coltivate e spontanee, sono oltre tremila.

Altra celebre opera del frate di Mirto è il Panphyton Siculum, straordinario compendio illustrato avente come oggetto la storia naturale siciliana sotto i molteplici aspetti botanici, zoologici e mineralogici. Questa è certo l’opera del Cupani più conosciuta ed ammirata, sia dai contemporanei che ne attesero ansiosamente la pubblicazione, sia dai posteri che ne considerarono soprattutto la travagliata vicenda editoriale.

L’opera infatti rimase incompiuta e fu stampata dopo la prematura morte dell’autore, per volontà del principe della Cattolica, dal tipografo siciliano Antonio Epiro nel 1713 in pochissime copie.

Nelle prestigiose tavole pre-Linneo, le piante, i fiori, i frutti, i pesci, gli animali, gli uccelli e persino le rocce della Sicilia sono raffigurati in ogni dettaglio e accompagnati dal nome e da una breve descrizione. Per l’accuratezza delle incisioni, che sono in totale 658, l’opera si può considerare, secondo molti studiosi, un vero e proprio “monumento tipografico”.

Nel reperimento delle informazioni un ruolo importante svolsero le relazioni che il frate di Mirto ebbe con celebri naturalisti e botanici tanto italiani, quanto stranieri. Questo gli consentì di procurarsi un’ingente quantità di materiale proveniente da ogni parte del mondo, tra cui esemplari di piante rare ed esotiche.

Anche il grande Linneo ricorda Cupani nella sua opera, sia tra i “Curiosi Europei” che a suo parere contribuirono al progresso della scienza scoprendo e dando una prima descrizione di nuove specie, sia tra i “Botanici primarii”.

Rammenta inoltre il p. Luconi come una famiglia di erbe sia stata legata al nome del Cupani “da un’altra mano amica, quella del botanico p. La Plumier dei Minimi di S. Francesco di Paola, che ha voluto onorare la memoria del nostro frate botanico, dando il suo nome ad alcune erbe sino allora sconosciute, trovate nelle Americhe. Quelle piante e quei fiori sono tutt’oggi conosciuti in botanica con il nome di Cupanie”.

In SCIENZA COL SAIO, di Paolo Capitanucci
dal n. 3/2016 della Rivista Porziuncola







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