II DOMENICA DI QUARESIMA (viola)
domenica, 25 febbraio 2018
Prima meditazione del Triduo di preparazione alla Festa del Crocifisso 05 Mag

La croce: vertice dell’obbedienza

La festa del Crocifisso di fra Innocenzo da Palermo è preceduta da un triduo di preparazione guidato da p. Georges Massinelli, OFM, Docente di Sacra Scrittura dell’Istituto Teologico di Assisi. Trovandoci nel corso dell’Anno della Vita Consacrata, indetto dal papa Francesco (30.11.2014 – 2.2.2016), p. Georges ha predicato sul tema “La croce di Gesù e la vita consacrata”, soffermandosi sui tre voti che i consacrati professano.

Un’indispensabile premessa: i tre consigli evangelici esprimono la totalità di un amore che vuole coinvolgere “tutto il cuore, tutta l’anima, tutte le forze”; e quindi riguardano tutti i cristiani, che li vivono in modo diverso nei diversi stati di vita, in particolare nel matrimonio e nella vita consacrata. Ma proprio perché i consigli evangelici riguardano ogni cristiano, esiste un reciproco arricchimento tra i diversi stati di vita in cui vengono vissuti.

P. Georges ha evidenziato l’orrore della croce storica, delle crocifissioni reali: un orrore che nessun realismo rappresentativo riesce a riprodurre in noi, ma di cui dobbiamo renderci conto per evitare una riflessione e una spiritualità disincarnate. E se la vita consacrata è conformazione a Cristo crocifisso, la prima considerazione è che i voti non possono essere visti come vie di autorealizzazione, perché la croce è espressione di totale, radicale spoliazione, svuotamento,  annientamento. Si arriva allora ad una situazione umanamente paradossale: da un parte, il desiderio di eliminare tutte le croci del mondo; dall’altra, e al tempo stesso, di unirsi alla croce di Gesù. Perché desiderare questa unione?

La croce rappresenta il vertice dell’obbedienza di Gesù al Padre. La preghiera del Ghetsemani mostra il conflitto tra la volontà umana di Gesù e quella del Padre, e la scelta di Gesù di morire alla propria volontà per compiere la volontà del Padre; Gesù accetta di morire alla propria volontà umana, rimettendola nella mani del Padre, accettando di raggiungere il punto estremo dello svuotamento di cui parla l’inno della lettera ai Filippesi: “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, e a una morte di croce” (Fil 2, 6-8).

La croce è la massima lontananza di Gesù dalla gloria del Padre, dall’esperienza dell’amore del Padre; una lontananza che è colmata dalla sola obbedienza di Gesù, che resta figlio unito al Padre perché obbediente.

Anche per noi l’obbedienza (alla vita, alla nostra storia e, per i consacrati, ai superiori e ai fratelli) è l’ancora che ci tiene uniti al Padre come figli. Un altro aspetto è che Gesù accetta di vivere questa lontananza per condividere la nostra condizione umana, il nostro modo “cruciforme” di accogliere la volontà di Dio: è quanto ha compreso l’autore della lettera agli Ebrei quando scrive: “Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì”.

Così, nella croce Gesù impara che cosa significa essere uomo, e diviene pienamente nostro fratello. Anche per noi, la croce è scuola di umanità che ci insegna a sentire con gli altri.

In allegato la trascrizione della meditazione di p. Georges Massinelli sull'Obbedienza.

Seconda meditazione: povertà - Terza meditazione: castità - Festa del Crocifisso



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