News > La cultura scientifica dei francescani

13/08/2015 12:55
Scienza col saio


Quali specifici legami ebbero in passato i francescani con le scienze? In quale modo e con quali obiettivi si occuparono di scienza e quale fu, se vi fu, il loro contributo all’evoluzione della cultura scientifica? L’idea cristiana della creazione, compiuta in modo consapevole da Dio e scaturente dalla sua sapienza, dalla sua volontà, dalla sua bontà e dalla sua libertà, è certamente il solido fondamento su cui poggiano le dorsali del pensiero scientifico cristiano e francescano.

Nel Libro dei Proverbi si legge: «Il Signore ha fondato la terra con la sapienza, ha consolidato i cieli con intelligenza; dalla sua scienza sono stati aperti gli abissi e le nubi stillano rugiada» (Pr 3,19-20). Il mondo, nella sua apparente e magmatica materialità, non potrebbe sussistere nel pensiero cristiano e francescano se l’azione di Dio non avesse impresso in esso ordine e razionalità.

Questo ordinamento razionale del mondo diviene allora il presupposto fondamentale della sua conoscibilità. Conoscere il cosmo in tutta la sua razionale bellezza, percepirne la varietà dei colori, la molteplicità delle forme e il susseguirsi vorticoso dei movimenti non è altro che l’inizio di un percorso intellettuale e poetico di ritorno a Dio.

A tal proposito l’illustre storico dell’arte Henry Thode, nella conclusione del suo celebre Francesco d’Assisi e le origini dell’arte del Rinascimento in Italia, stampato per la prima volta nel 1885, così si espresse: “La contemplazione francescana, al contrario di altre contemplazioni mistiche, ha provocato lo studio della natura, di quella natura in cui Francesco vedeva l’immagine fedele di Dio”.

Per fare solo qualche esempio pratico riguardo l’interesse per la scienza sempre vivo tra i frati, ricordiamo che la perspectiva (scienza della luce) fu tenuta in grande considerazione dai francescani della prima ora, che ne coltivavano lo studio tanto in ambito fisico-matematico (ottica geometrica), quanto in quello fisiologico (spiegazione della facoltà visiva).

Oltre al conosciutissimo Ruggero Bacone, personaggio dal multiforme ingegno, impegnato in ogni campo dello scibile, per ciò che riguarda l’ottica e lo studio della luce merita certo menzione Giovanni Peckham (1240 ca. – 1292). Peckham fu dapprima provinciale dei francescani d’Inghilterra, fu poi nominato da Niccolò III arcivescovo di Canterbury e fu lettore di teologia allo Studium Curiae. Fu autore di un fortunatissimo trattato di ottica noto come Perspectiva Communis. Tra i suoi scritti scientifi ci oltre alla Perspectiva compaiono anche una Theorica planetarum, un Tractatus de sphaera, ed un Tractatus de numeris.

Grande è stato il contributo offerto dal genio francescano soprattutto all’evoluzione del pensiero scientifico medievale. Personaggi come Riccardo di Mediavilla, Guglielmo di Ockham, Giovanni di Casale, Giovanni di Ripatransone, Francesco da Appignano, Pietro Gallego hanno affrontato con acume questioni fisiche, logiche e matematiche e proposto originali soluzioni che hanno anticipato in qualche caso il pensiero scientifico moderno.

Non pochi tra i francescani ebbero inoltre a cuore la realizzazione di un “sistema” in grado di unire in un unico corpus i principi di tutte le scienze e dare luogo ad una classificazione sistematica di tutte le attività manuali ed intellettuali. Bartolomeo Anglico, enciclopedista ed erudito francescano del XIII secolo, autore del celebre De proprietatibus rerum, meritò per vastità di conoscenza il titolo di magister de proprietatibus. Il suo trattato, diviso in 19 libri ed accessibile anche ai «simplices et rudes», fu per più secoli in voga nelle scuole, soprattutto in quelle dell’Ordine, contribuendo al processo di diffusione della scienza portato avanti dai francescani.

In esso, tra le altre cose, si parla del corpo dell’uomo, delle patologie che lo affliggono, degli astri, della luce, dei minerali e dei metalli.

Ma se si vuole ancor meglio inquadrare il senso profondo dello studio e della pratica della scienza tra i francescani bisogna “scender nel mondo” . Ai frati, esortati da Francesco a soccorrere ed accudire infermi e malati, apparve subito chiaro quale importanza potesse avere la conoscenza dei segreti della natura per alleviare le sofferenze di coloro che venivano afflitti dai mali del corpo. L’idea di utilizzare la chimica a supporto della medicina maturò in primis, come è ormai unanimemente riconosciuto dagli studiosi, in ambiente francescano ad opera di personaggi come Ruggero Bacone, Bonaventura da Iseo e Giovanni da Rupescissa.

Il legame con gli ideali francescani si palesa chiaramente sia in virtù della scelta definitiva per il versante medicale della ricerca alchemica-chimica, sia per il proposito di mettere a disposizione dei “poveri seguaci del Vangelo” i farmaci prodotti.

Il francescano spirituale Giovanni da Rupescissa a tal proposito insistentemente contrappone nel suo De considerazione quintae essentiae i medici e ed i filosofi mondani ai pauperes viri evangelici, i soli in grado di far fruttare appieno il sapere che egli espone; i poveri di Cristo sono i veri destinatari dei suoi libri, dei suoi precetti e delle sue ricette.

In SCIENZA COL SAIO, di Paolo Capitanucci
dal n. 1/2015 della Rivista Porziuncola







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