News > La memoria nelle mani

15/04/2016 10:42
L’arte di ricordare di Fra Girolamo Marafioto


L’impegno profuso dai frati nel corso dei secoli nella produzione e nella divulgazione della conoscenza nei diversi ambiti del sapere è un fatto ormai ampiamente documentato.

I frati Minori non furono solo grandi teologi dunque, ma anche scienziati, letterati, musicisti, scrittori e a volte cultori di quelle che, allo sguardo di oggi, potrebbero apparire come bizzarre materie.

Ce ne dà un chiaro esempio fra’ Girolamo Marafioto, religioso francescano calabrese, assai poco conosciuto, vissuto agli albori dell’Età moderna. Questo frate dal multiforme ingegno, è per lo più ricordato per essersi occupato di mnemotecnica o, come si usava dire un tempo, arte della memoria, cioè di quell’insieme di regole e metodi utili a memorizzare facilmente una grande quantità di informazioni.

In un mondo come quello di oggi, in cui l’accesso all’informazione non conosce quasi più limiti spazio-temporali, difficilmente si può comprendere l’importanza di una memoria ben addestrata, capace di trattenere e gestire grandi quantità di concetti e immagini. In tempi ormai lontani, invece, soprattutto prima dell’ampia diffusione della stampa, una memoria efficiente era di importanza vitale, soprattutto per i predicatori.

Per questo motivo, ordinati sui polverosi scaffali delle antiche biblioteche europee, vi erano, accanto ai tanti trattati dedicati alle più diverse materie, i singolari testi di Ars memorativa, capaci ancora oggi, per il loro suggestivo corredo iconografico, di stuzzicare la curiosità e stimolare l’attenzione di colui che vi si imbatte.

Ma qual è il sistema di regole per organizzare le informazioni in modo da facilitarne il ricordo? Come agisce l’“arte della memoria” nei confronti del magma caotico dei dati e delle notizie che coinvolgono la mente dell’uomo? Il segreto, secondo i maestri dell’ars, starebbe soprattutto nel costruire delle figure, le cosiddette imagines agentes, in grado di svolgere un’azione, di colpire intensamente l’attenzione, di condensare in sé emozioni e conoscenze e legare ad esse idee, fatti e ogni altra cosa da tenere a mente. Anche Cicerone nel De oratore accenna all’utilità di collocare delle maschere teatrali sopra i concetti, in modo da trasformarli in immagini attive nella nostra memoria, appunto in imagines agentes.

Nel Cinquecento, nel Seicento e persino nel Settecento non mancarono tra i francescani coloro che si dedicarono allo studio ed alla pratica di questa arte, offrendo non di rado contributi di indubbia originalità. È il caso ad esempio della Plutosofia del Reverendiss. Padre Filippo Gesualdo dei Minori Conventuali nella quale si spiega l’arte della memoria, stampata a Vicenza nel 1600, o della Nova inventione et arte del ricordarsi per luoghi et immagini et per segni et figure poste nelle mani, del nostro Girolamo Marafioto, stampata a Venezia nel 1602 e successivamente, nel 1610, proposta anche in traduzione latina.

L’idea stravagante e suggestiva del Marafioto è quella di ricorrere ad una strana chirologia, ovvero utilizzare le mani come luogo deputato ad ospitare le immagini depositarie del ricordo. I luoghi della memoria vengono localizzati sui rilievi delle dita e sui palmi delle mani come l’autore stesso dichiara: “è dunque l’oggetto, la presentazione intiera di due mani, con le sue figure e segni, posti ne’ propri luoghi. Et forse vi parerà cosa degna di maraviglia, che la mano humana così picciola, e quelle picciole figure ne’ ventricelli de’ deti, possino somministrarvi la ricordanza di tutte le cose che sarete per ragionare”.

Grazie a questa “efficacissima” tecnica, afferma il frate calabrese, ogni uomo, sebbene di ingegno mediocre, può ricordare ogni cosa: “perché per segni, et figure, che da noi ne i seguenti capi si segneranno, potrà ciascuno recitare non solo le cose materiali, e li nomi che significano qualche cosa; ma le dittioni anchora, che sono prive di ogni significato, come gli articoli, pronomi, intergettioni, et altre infinite cose di questa sorte”.

Oltre al singolare trattato sulla memoria, ricordiamo brevemente che Marafioto compose altre opere tanto importanti quanto purtroppo ancora poco studiate che dimostrano chiaramente di quale straordinario livello di erudizione fosse dotato. Segnaliamo a proposito le sue Croniche et antichità di Calabria, le Annotationes Euangelicae lucidissimae ed il suo De numerorum arcanis collectanea profundissima, opera imponente e complessa che non conobbe la stampa.

Di questa opera, della cui esistenza si è spesso dubitato, oggi si conserva un esemplare, forse l’unico, presso la Biblioteca della Porziuncola.

In SCIENZA COL SAIO, di Paolo Capitanucci
dal n. 3/2015 della Rivista Porziuncola







Articoli correlati


15/11/2017  09:32
Nuove iniziative insieme di Minori, Conventuali e Cappuccini
A 500 anni dalla Ite Vos

30/10/2017  09:49
Assisi capitale dei diritti umani
Dal 6 al 9 novembre un corso per gli operatori di tutta Italia

28/08/2017  07:49
Junipero Serra
Apostolo della California

09/08/2017  09:59
Misericordia in terra e intercessione dal cielo
Ricordo di padre Fernando Conti

19/05/2017  12:43
L’Islam: E noi?
Tavola rotonda, per conoscersi e incontrarsi

12/05/2017  11:59
La “botanica francescana” del XVII sec
P. Francesco Cupani, naturalista e scienziato francescano