News > La passione di Egidio

25/03/2016 09:56
La lunetta trecentesca nell’Oratorio del Beato Egidio a Monteripido


di Silvia Rosati
dal n. 2/2015 della Rivista Porziuncola

All’interno del complesso perugino di Monteripido, dove un tempo era situata la cella del beato Egidio, sorge l’antico oratorio quadrangolare a lui dedicato, al quale si accede passando attraverso la sagrestia. Dentro la piccola cappella, nella parete di fondo sopra l’altare, vi è un’interessante lunetta affrescata che contiene quella che verosimilmente, ad oggi, è da considerare in Umbria la più antica raffigurazione pittorica giunta fino a noi nella quale l’identificazione di Egidio è certa: soggetto del dipinto è infatti Cristo crocefisso con la Vergine Maria, san Giovanni Apostolo, san Francesco e – per l’appunto – il beato Egidio. Non si tratta semplicemente della rappresentazione dell’evento storico della Crocefissione (narrato secondo il racconto giovanneo), bensì di un vero e proprio invito ad una meditazione religiosa ed assorta sulla Passione del Signore. Una pura visione spirituale che trascende il tempo e che quindi assume un valore universale. Il sacrificio compiutosi su quella croce, innalzata molti secoli prima, è infatti la via della salvezza per ogni uomo; Francesco ed Egidio, che ebbero uno speciale rapporto mistico con Gesù crocefisso, invitano anche noi a contemplarlo con loro, mostrando che questa esperienza, per chi volge il suo sguardo al Signore, è possibile in ogni tempo, luogo e momento della vita.

Da sempre i Francescani hanno promosso fortemente la profonda meditazione sulla Passione e sulle sofferenze fisiche e morali del Signore: lo stesso Francesco ha ricevuto impressi nel proprio corpo i segni di quelle ferite alla Verna. Non è quindi un caso che questo invito a partecipare al dolore di Cristo, a far parte dell’umanità ai piedi del Golgota, sia raffigurato proprio nel luogo in cui il beato Egidio si rifugiava, immergendosi per ore nella preghiera e nella contemplazione fino al sereno incontro con “sorella morte”.

La scena nella lunetta è dominata dalla triade definita Deesis: Gesù crocefisso al centro e la Vergine Maria e san Giovanni Apostolo rispettivamente alla sua destra e alla sua sinistra. Francesco ed Egidio sono collocati alle estremità del dipinto e le loro dimensioni sono leggermente inferiori. Maria mostra con la mano destra il Figlio, secondo l’iconografia di origine bizantina della Vergine Odighitria, “colei che mostra la via” della salvezza: il sacrificio di Cristo compiuto per la redenzione degli uomini. La presenza del sole e della luna ai lati della croce, testimoni cosmici dell’evento, indica la portata universale della salvezza. I due astri simboleggiano però anche il rapporto tra Cristo – vero Sole – e la Chiesa – Luna.

Francesco, con le mani incrociate al petto in segno di profonda devozione, e san Giovanni volgono lo sguardo al Crocefisso; il volto di Francesco, però, appare molto meno realistico rispetto a quello di Egidio. Questi è raffigurato quasi di profilo, vestito di un saio marrone chiaro con il cingolo attorno ai fianchi; come Francesco, è a piedi nudi, ma le sue mani sono giunte in preghiera e il suo sguardo è vigile ed acuto. Fitti raggi dorati circondano il suo capo, e il suo aspetto appare quello di un uomo in età piuttosto avanzata: i capelli, le sopracciglia e la fitta e corta barba sono bianchi e non vi è traccia della tonsura, proprio per evidenziare il suo stato di “frate illetterato” (la tonsura era riservata ai chierici).

L’accurata rappresentazione di Egdio – quasi un ritratto – ha spinto lo storico dell’arte Corrado Fratini a formulare una suggestiva ipotesi: l’anonimo pittore trecentesco potrebbe avere avuto a sua disposizione un modello iconografico più antico al quale ispirarsi per delineare l’aspetto del Beato. Con l’accrescersi della fama di santità di Egidio, in effetti, durante il soggiorno perugino o dopo la sua morte, potrebbe essere stato realizzato un ritratto del frate, sul quale si sarebbero poi basate alcune successive rappresentazioni.

La lunetta, riconducibile ad un artista di buon livello, forse perugino, è purtroppo molto ritoccata: i problemi di umidità della parete hanno infatti causato un degrado delle murature e dell’affresco. Tra la figura del beato Egidio e la cornice, due graffiti riportano le date 1436 e 1481: lasciati probabilmente da devoti pellegrini, essi vanno considerati come termini ante quem dell’affresco. Osservandolo attentamente, il dipinto mostra caratteri stilistici tipici della seconda metà del Trecento: ad esempio, come rilevato da p. Luigi Giacometti nel recente e bellissimo volume dedicato al convento di San Francesco del Monte, la modalità compositiva e la figura di Cristo sono molto vicine alla Crocifissione eseguita nel 1377 da Pellino di Vannuccio nella Chiesa di Sant’Agostino a Perugia. Più in generale, evidenti sono i riferimenti a modelli giotteschi (in particolare nell’impostazione di Gesù e in san Giovanni apostolo) e senesi (la figura della Vergine richiama alla memoria Simone Martini).

Della decorazione originale dell’Oratorio faceva parte anche l’episodio della Stigmatizzazione di San Francesco alla Verna, dipinto del quale purtroppo resta oggi solo la sinopia – il disegno preparatorio su muro sottostante all’affresco – in cattive condizioni (si intravedono però il Serafino e la piccola cappella). Un po’ più recenti dovrebbero essere, infine, i frammenti con la croce, e il trigramma bernardiniano IHS: quest’ultimo è testimonianza della devozione al nome di Gesù promossa da San Bernardino da Siena e diffusa a Perugia a partire dal terzo decennio del XV secolo.

 

Bibliografia essenziale

  • C. Fratini, Alcune considerazioni sulle immagini del Beato Egidio in Umbria, in “Frate Egidio d’Assisi: atti dell’Incontro di studio in occasione del 750° anniversario della morte (1262-2012)”, Spoleto, Fondazione Centro italiano di studi sull’Alto Medioevo, 2014.
  • L. Giacometti, San Francesco del Monte a Perugia. Civitatis ornamento: storia arte e vita di un convento francescano, San Sisto, Perugia, Fabrizio Fabbri, 2014.






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