News > La Perseveranza nella Vocazione

10/04/2015 17:28
Assemblea Provinciale dei Frati Minori ad Assisi


Assemblea Provinciale

9 aprile 2015

“La Perseveranza nella Vocazione”

I Frati Minori della Provincia Serafica San Francesco d’Assisi dell’Umbria si sono riuniti, giovedì 9 aprile 2015 presso la Domus Pacis a Santa Maria degli Angeli, per un significativo momento di formazione permanente e di crescita nella comunione di tutta la Provincia.

Il Ministro provinciale, p. Claudio Durighetto, ha introdotto la giornata assembleare ponendola in obbedienza all’ultimo Capitolo elettivo, celebrato lo scorso maggio 2014, in cui fu espresso il desiderio dei frati di incontri annuali per approfondire la trattazione di singoli temi inerenti la nostra vita. In quest’anno dedicato alla Vita Consacrata, ha sottolineato p. Claudio, il tema individuato è quello della “perseveranza nella vocazione”.

Il Ministro ha concluso il suo intervento ringraziando i frati per la numerosa partecipazione, e coloro che non hanno potuto esserci per garantire i servizi pastorali nei diversi conventi, salutando quindi i presenti, in particolare il Custode ed una rappresentanza della Custodia di Sardegna, con un pensiero rivolto ai frati infermi e a coloro che svolgono il ministero o servizio a Roma, Nizza, in terre di Missione ad gentes ed in Terra Santa.

A p. Francesco Piloni, Vicario provinciale, il compito di introdurre i frati al tema della giornata, innanzitutto con l’invito a non ridurre l’argomento alle dinamiche faticose di chi giunge a lasciare l’Ordine o la strada di sequela precedentemente intrapresa. L’accezione positiva della perseveranza parte dalla contemplazione dell’opera di Dio che si realizza in noi e attraverso noi, per cui si configura come risposta alla speciale chiamata ricevuta.

P. Francesco ha tracciato il percorso triennale che permetterà il confronto sulla perseveranza vista in diversi ambiti: nella vocazione (quest’anno), nella carità (2016) e nella fede (2017). Subito dopo ha sinteticamente presentato i contributi delle Comunità che, in preparazione a questa prima tappa, hanno già avuto modo di esprimersi e verificare fraternamente cosa si è fatto e cosa si pensa possa favorire la perseveranza in Provincia.

La riflessione in assemblea è stata favorita da una relazione di don Gian Battista Rizzi, dell’Arcidiocesi di Milano, padre spirituale del Corso “Atelier di Teologia-Cardinal Špidlík”, presso il Centro Aletti di Roma.

Don Gian Battista ha proposto un percorso teologico, basato essenzialmente sulla Scrittura, sulla Parola dei Padri e maestri spirituali, e attingendo – di tanto in tanto – alla propria esperienza. Un percorso di tre tappe tematiche centrate su vocazione, redenzione e perseveranza.

Vocazione è innanzitutto chiamata ad uscire dalla “individualità” per metterci di fronte all’altro e all’Altro. Anzi è un vero e proprio invito (la precedenza è di chi chiama, non di chi risponde) a coinvolgersi con l’Altro: chiamati, da figli nella potenza dello Spirito, ad entrare nella comunione che il Figlio ha con il Padre, fino a sentirsi “a casa propria” in Dio e in modo che anche Dio si senta “di casa” in noi.

E anche chiamati a replicare da fratelli, nelle relazioni tra noi, questa modalità di esistenza divina che non consiste nello stare uno a canto all’altro, ma di vivere uno nell’altro: non cercare, come fa l’individuo, di auto-affermarsi, ma far emergere l’altro. Con il Battesimo siamo “ecclesializzati”, ovvero inseriti nel Corpo di Cristo che è la Chiesa, quindi la relazione con i fratelli sarà specchio, visibilità della relazione con Dio.

La vocazione è, dunque, essenzialmente chiamata alla comunione impossibile da vivere se non si è disposti a lasciare tutto, non tanto e non solo in riferimento alle cose, quanto alla propria volontà che nella fede sa consegnarsi e sceglie non solo che sia Dio a guidare (ascolto obbediente della parola, il Superiore, …) ma anche di collaborarvi attivamente.

Redenzione è l’esperienza che si rende necessaria, a causa del peccato, per poter vivere la vocazione.

Il peccato, infatti, ha creato un muro invalicabile tra noi e Dio, che è l’unica fonte capace di soddisfare la nostra sete di vita. Tutti i tentativi che l’uomo farà per fare breccia in quel muro sono destinati a fallire se fondano solo sulle proprie forze: si potrà, infatti, perfezionare la persona puntando sull’ascesi, sull’impegno morale, sulla religiosità … si faranno magari tante cose per Dio ma senza Dio perché in fondo è solo un cammino di auto-realizzazione: l’altro e Dio, se ci sono, al più saranno strumentalizzati per un proprio fine.

Fare esperienza della redenzione, invece, è scoprire che quel muro è già stato riaperto, è l’incontro con il Risorto che ha messo vita in una morte dalla quale non ci si poteva liberare da soli: essendo come morti e poi restituiti a vita nuova, vivere da redenti è scoprirsi oltre la morte, abbracciare con fede – nella vita di tutti i giorni – quanto è accaduto nel fonte battesimale. Il redento vive con l’epicentro oltre la morte: di conseguenza quello che fa lo fa in modo redento.

Perseveranza infine è il frutto di una risposta alla vocazione vissuta da redenti con fedeltà nel tempo. E cos’è che resiste al tempo? Paolo risponde “la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!”: l’amore che è in Dio Padre.

Il Figlio ci mostra di perseverare perché non è un individuo ma sta nel Padre ed il Padre lo risuscita. Dalla comunione l’obbedienza e dall’obbedienza la perseveranza. Infatti, l’obbedienza – che è vivere fedelmente la comunione – prima o poi chiede di morire, cosa impossibile se uno è rimasto un individuo.

Altra importante caratteristica della perseveranza è la creatività, contrario della passività: si collabora all’obbedienza in modo pieno, investendo tutto di se (intelligenza, forze, sentimenti, …) da persone redente e pervase dallo Spirito Santo.

Alla relazione sono seguite alcune domande per poi spostarsi nella Basilica papale di Santa Maria degli Angeli per la celebrazione eucaristica presieduta dal Ministro provinciale p. Claudio. Durante l’omelia, tenuta da don Gian Battista, sono stati offerti interessanti spunti, come la necessità di una lettura sapienziale della storia (su di sé, sull’umanità e sul mondo intero) fatta alla luce della Pasqua di Gesù Cristo, ed altri in riferimento a concetti già esposti durante la relazione, tutto affinché la nostra umanità diventi cristofanica: manifestazione di Cristo.

Il lavoro è proseguito nel pomeriggio, subito dopo pranzo, con la preghiera dell’Ora Nona ed il successivo confronto, in piccoli gruppi, su quanto ascoltato al mattino. Ritrovatisi in aula, alcune domande sono confluite e poste a don Gian Battista, le cui risposte – insieme ai contributi del mattino e ai confronti fraterni, pur nel limite dei tempi ristretti per argomenti così ampi – hanno ulteriormente reso grato il cuore dei frati per aver ricevuto in dono una giornata così bella e ricca quanto ciascuno potrà farne tesoro per raccogliere frutti di perseveranza vivendo la propria vocazione da redenti.







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