News > La Riconciliazione di Francesco

11/11/2016 09:29
a cura di Elisa Bovi


dal n. 4/2015 della Rivista Porziuncola

Ad un primo impatto, il libro di Jacques Dalarun potrebbe sembrare uno di quei testi che si leggono tutti d’un fiato: ma già dalle prime pagine, il lettore si trova di fronte ad un’analisi minuziosa non soltanto del «Cantico di frate sole», ma anche dello stile di Francesco e dei passi che hanno condotto a questa mirabile opera, considerata la prima espressione poetica in lingua volgare. Una pietra miliare della letteratura italiana, dunque, tanto che, sottolinea sgomento l’Autore, negli esami di stato per docenti di Italiano nei licei francesi è stato introdotto nel programma dell’esame orale.

Dopo una breve sintesi della vita di Francesco, e una carrellata sugli scritti che ha lasciato, Dalarun va ad indagare le origini del Cantico, le sue fonti di ispirazione, i codici dove è stato riportato e la tradizione relativa alla sua composizione. Dopo questa parte introduttiva, che occupa un terzo del libro, l’Autore svolge un’analisi minuziosa di ogni singola strofa, come fossero gli atti di un’opera teatrale, abbiamo così Atto I, Atto II e Atto III, da leggere e da meditare senza fretta, gustando lo stile discorsivo ma di alto contenuto. Alla fine di questo lavoro, pieno di riferimenti storici, di immagini e di codici, Dalarun ci lascia con un interrogativo: «Saremo capaci di mostrarci degni del dono che ci viene fatto, di questo mondo fraterno pronto a circondarci con le sue attenzioni, a patto che noi rinunciamo a fargli violenza?».

Una domanda più attuale che mai, così attuale che persino il Papa ha voluto che l’incipit della sua  enciclica fosse «Laudato si’».

Parole antiche, utilizzate da san Francesco d’Assisi quasi come un ritornello per il suo Cantico di frate Sole. Ode cosmica, capolavoro poetico, chiamata alla fraternità: il Cantico di frate Sole è stato celebrato in ogni modo. Eppure Francesco compose questa esplosione di gioia e di lode in un momento di dolore quasi intollerabile. Le sofferenze fisiche, insieme alla sensazione del fallimento della propria missione, sembrano tentarlo al di là delle proprie forze. Proprio da una situazione tanto negativa nasce questo canto luminoso. È come se Francesco avesse scoperto qualcosa che rovescia il comune sentire: la creazione di Dio è buona e solidale; in essa non c’è traccia di male. La radice del male sta nel cuore dell’uomo quando rifiuta la fraternità con i viventi.

Jacques Dalarun è uno storico del Medioevo. Già direttore delle ricerche per la storia medievale presso l’Ecole française de Rome, ha diretto dal 1998 al 2004 l’Institut de Recherche et d’Histoire des Textes di Parigi, è direttore delle ricerche presso il CNRS e membro dell’Académie des Inscriptions et belles lettres.

Tra le sue recenti pubblicazioni in italiano: La malavventura di Francesco d’Assisi. Per un uso storico delle leggende francescane (Biblioteca francescana, 1996); Francesco d’Assisi: il potere in questione e la questione del potere. Rifiuto del potere e forme di governo nell’ordine dei frati minori (Biblioteca francescana, 1999); Oltre la questione francescana: la leggenda nascosta di san Francesco. La Leggenda umbra di Tommaso da Celano (EFR, 2009); Governare è servire (Biblioteca francescana, 2015).







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