News > La santa montagna è la gioia di tutta la terra

16/03/2017 08:43
2^ catechesi di Quaresima


“La santa montagna è la gioia di tutta la terra”: da questa citazione, tratta dal Salmo 47, è scaturita la seconda catechesi quaresimale proposta da p. Maurizio Verde nella Basilica papale di Santa Maria degli Angeli durante la celebrazione dei Vespri.

Un’occasione davvero particolare perché ai frati della Comunità della Porziuncola e ai fedeli e pellegrini del Santuario, si sono uniti alla celebrazione dei Vespri i Ministri provinciali d’Italia di tutte le Famiglie francescane – frati minori, conventuali e cappuccini – ospiti poi a cena nel Refettorio conventuale. A tutti loro il Custode della Porziuncola, p. Rosario Gugliotta, ha voluto regalare una copia del Memoriale della Porziuncola 1705-1860 ed un petalo della Rosa Canina Assisiensis del Roseto della Porziuncola.

P. Maurizio ha introdotto la seconda meditazione riallacciandola a quella di mercoledì scorso: Gesù un dono di amore del Padre, offerto agli uomini e da questi consegnato di mano in mano, rifiutato, scomodo da accogliere, dono addirittura da annientare per sfuggire al suo impegnativo progetto di umanità nuova. Un rifiuto che ha segnato la vicenda storica del Figlio dell’uomo.

Gesù predice la sua consegna definitiva mentre è in cammino verso Gerusalemme: nella Scrittura c’è una storia della salvezza, (perché Dio è sempre intervenuto con fatti e segni concreti ad operare la salvezza), ma c’è anche una geografia della salvezza, perché gli eventi salvifici sono sempre legati a luoghi precisi che aiutano a farne memoria.

E se c’è un luogo per eccellenza che nella Scrittura è eminente per racchiudere in sé tutto ciò che Dio vuol fare, ha fatto e fa per l’uomo, questo è Gerusalemme. Fra tutti i passi in cui è citata, p. Maurizio ne ha ricordati due, entrambi con un riferimento ad Abramo: l’incontro con Melchisedek (rif. alla vocazione ad essere città della pace e dell’unità per tutti i popoli) e il sacrificio di Isacco dove poi Salomone costruì il Tempio (rif. al luogo “da cui Dio vede” e provvede ad ogni uomo).

Gesù ama Gerusalemme, come Dio l’ha amata, perché ama l’uomo con tutte le sue contraddizioni, con i suoi splendori e le sue miserie, la sua alta vocazione e la fatica che vive quotidianamente ad esserle fedele per realizzarla; uomo “splendore della gloria di Dio”, ma chiamato ad una continua purificazione dal suo peccato e dalle sue infedeltà.

La salvezza operata da Gesù è ugualmente dentro una storia e una geografia che hanno un legame profondo con quei luoghi, soprattutto Gerusalemme: ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, noi sappiamo che facciamo questo perché nel Cenacolo, Gesù ha prefigurato in quei segni ciò che ha compiuto in quel luogo sul Calvario. Anche ogni atto di preghiera, ha un legame con un luogo e storie precise: pensiamo alla Via crucis, tanto cara alla tradizione francescana!

Potremmo concludere dicendo che Gesù è il nostro monte santo, la nostra Gerusalemme, il nostro custode, colui che veglia su di noi, che ci protegge da ogni male. Lui è il nostro monte santo, la gioia di tutta la terra! A lui “alziamo i nostri occhi”, perché da Lui ci verrà l’aiuto!







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