News > La Verna, monte dell'incontro con Dio

13/09/2017 09:37
Da secoli è fonte di vita


«Tanto è il bene che m’aspetto, che ogni pena mi è diletto!». Uscendo dalla chiesa di san Leo, nel Montefeltro, un giovane cavaliere era rimasto colpito da un originale menestrello. Le parole di quella canzone gli pareva di averle già sentite da altri, ma il seguito no. Quel frate, salendo su un muretto, era passato dal canto di amore a parlare con una inaudita bellezza dell’amore di Dio.

Il cavaliere chiese il suo nome e lo avvicinò per parlargli di sé, dei fatti “dell’anima sua”. Francesco lo ascoltò, ma per il momento era più importante che il cavaliere rispettasse le regole della “cortesia” e andasse a condividere la festa con i suoi ospiti. Lo avrebbe aspettato.

Che cosa disse Orlando Catani, conte di Chiusi in Casentino? Che cosa gli disse Francesco? Quando si parla dei “fatti dell’anima” ci si guarda dentro, si aprono le porte della nostra vita, ci si specchia l’uno dentro l’altro. Sappiamo solo le parole finali del Conte: «Ho un monte molto atto a orazione e penitenza. Voglio che tu lo accetti in dono!».

Forse rispecchiano anche l’anima di Francesco con il suo desiderio di stare con Dio per farsi fare nuovo da Lui. Orlando lo aveva percepito … è da questo incontro, da questa intuizione che nasce il dono della Verna in quel castello del Montefeltro. Pare fosse l’8 maggio del 1213. Di Orlando Catani rimangono i ruderi del castello e la sua tomba che è proprio davanti al piccolo altare della chiesa di S. Maria degli Angeli alla Verna. Al mattino i primi raggi del sole, salendo dalla Val Tiberina sfiorando per un attimo i resti del Castello di Chiusi, realtà e simbolo della sua potenza … è più su che la luce può fermarsi a lungo, sui faggi e le rocce di quel monte donato: forse resta solo quanto si dona!

 

Il dono a frate Leone

Il povero di Assisi è stato colmato di doni: da Dio, da Orlando … ma questi non si fermavano a lui. Neppure i più personali. Ed è proprio un dono fatto da Francesco a frate Leone, sul Monte della Verna, che ci rivela uno dei momenti più intimi e segreti donatagli da Dio.

È un manoscritto su pergamena, l’unico di suo pugno che ci è rimasto. Lo diede al suo confessore e fratello, che da alcuni giorni stava vivendo un momento di angoscia. Con la mano segnata dalla stimmata, Francesco firmò la Benedizione e le preziosi lodi di Dio Altissimo: sono le parole che aveva imparato a dire a Dio, guardandolo, nei giorni delle Stimmate. Leone fu guarito dalla sua pena … e lo si comprende bene! Anche oggi, se leggi quelle lodi, appoggiandovi il cuore, senti che ti giunge un po’ di quell’Amore.

 

Il dono per tutti

La Verna ha mantenuto il suo carattere di eremo fino a quando le vie e i mezzi di comunicazione l’hanno resa facilmente accessibile. Ma proprio per questo suo carattere “eremitico” è stata molto amata e cercata. San Bonaventura volle gustarvi quella pace che Francesco vi aveva trovato e qui pensò il suo capolavoro spirituale, Itinerario della mente in Dio; Ubertino da Casale vi sintetizzò la sua visione spirituale nell’Arbor Vitae Crucifixae Jesu; il beato Giovanni della Verna (1259-1322) ripeté esperienze mistiche di colloquio con Cristo; Bernardino da Siena vi si fermò e ne parlò con ammirazione.

In tempi più recenti, uomini di fede e di cultura, alla pari di tanta gente semplice, vi sono saliti, vi hanno attinto motivi di vita e ne hanno parlato con amore: Joergensen, Bargellini, padre Gemelli, il cardinal Montini (futuro papa Paolo VI) … San Giovanni Paolo II ebbe modo di visitare La Verna ben tre volte: da sacerdote, da cardinale ed infine da Papa.

Giorgio La Pira, che vi saliva spesso prima delle sue missioni politicamente profetiche, la chiamava “trampolino di lancio per le grandi imprese dello Spirito …”.

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