News > Le nozze regali di Chiara

11/08/2016 18:31
Veglia di preghiera a San Damiano


Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio,
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
al Re piacerà la tua bellezza.
Egli è il tuo Signore: pròstrati a lui.

Sono espressioni del Salmo 44, in cui una giovane di stirpe regale, tutta splendore, è presentata al Re d’Israele per le nozze. I cristiani hanno visto il compimento di queste parole nella Pasqua di Gesù, che si presentò come il Messia-Sposo, e sul talamo della croce donò se stesso alla Chiesa, facendola sua Sposa per sempre. La tradizione liturgica ha poi pregato questo salmo nelle feste delle vergini consacrate, riconoscendo nella loro vita un segno e una realizzazione delle nozze tra Cristo e la Chiesa.

S. Chiara visse questa mistica nuziale con piena consapevolezza. Lo attestano, tra l’altro, le espressioni con cui si rivolgeva alla consorella S. Agnese di Praga, che aveva rinunziato a sposare l’Imperatore:

Mentre potevate più di ogni altra godere delle fastosità, degli onori e delle dignità mondane, ed anche accedere con una gloria meravigliosa a legittimi sponsali con l’illustre Imperatore, – unione che, del resto, sarebbe stata conveniente alla vostra e sua eccelsa condizione –, tutte queste cose voi avete invece respinte, e avete preferito con tutta l’anima e con tutto il trasporto del cuore abbracciare la santissima povertà e le privazioni del corpo, per donarvi ad uno Sposo di ancor più nobile origine, al Signore Gesù Cristo, il quale custodirà sempre immacolata e intatta la vostra verginità (1LAg 5-7, FF 2861).

Espressioni che culminano nell’esortazione:

Lasciati, dunque, o regina sposa del celeste Re, bruciare sempre più fortemente da questo ardore di carità! Contempla ancora le indicibili sue delizie, le ricchezze e gli onori eterni, e grida con tutto l’ardore del tuo desiderio e del tuo amore: Attirami a te, o celeste Sposo! Dietro a te correremo attratti dalla dolcezza del tuo profumo. Correrò, senza stancarmi mai, finché tu mi introduca nella tua cella inebriante. Allora la tua sinistra passi sotto il mio capo e la tua destra mi abbracci deliziosamente e tu mi bacerai col felicissimo bacio della tua bocca (4LAg 27-32, FF 2905-6).

Proprio sul salmo 44 ha intessuto la sua omelia p. Claudio Duirghetto, Ministro Provinciale dei Frati Minori della Provincia Serafica, durante la celebrazione vigiliare della solennità di S. Chiara, ieri sera a San Damiano. Cristo, lo Sposo; Chiara, la sposa; Francesco, l’amico dello Sposo. L’esclamazione rivolta allo sposo nel salmo 44 – Tu sei il bello tra i figli dell’uomo – diventa l’espressione della contemplazione della bellezza del Cristo, che ha alimentato la vita di Chiara, una vita di donazione e di dedizione totale. Scriveva la Santa ad Agnese di Praga:

Te veramente felice! Ti è concesso di godere di questo sacro convito, per poter aderire con tutte le fibre del tuo cuore a Colui, la cui bellezza è l’ammirazione instancabile delle beate schiere del cielo. L’amore di lui rende felici, la contemplazione ristora, la benignità ricolma. La soavità di lui pervade tutta l’anima, il ricordo brilla dolce nella memoria. Al suo profumo i morti risorgono e la gloriosa visione di lui formerà la felicità dei cittadini della Gerusalemme celeste (4LAg 9-13, FF 2901).

Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre; al re piacerà la tua bellezza. Egli è il tuo Signore: pròstrati a lui: il salmista si rivolge alla sposa, vestendo i panni dell’amico dello sposo che prepara le nozze. Nella vicenda di Chiara fu Francesco ad assolvere questo compito, come ricorda la Legenda:

Il padre Francesco la esorta a disprezzare il mondo, dimostrandole con linguaggio ardente che sterile è la speranza fondata sul mondo e ingannatrice ne è l’apparenza; instilla nelle sue orecchie la dolcezza delle nozze con Cristo, persuadendola a serbare intatta la gemma della castità verginale per quello Sposo beato, che l’amore ha incarnato tra gli uomini (LSC 5, FF 3164).

Dimentica il tuto popolo e la casa di tuo padre… Non può non tornare alla mente quella notte della Domenica delle Palme del 1211 in cui Chiara davvero lasciò la casa di suo padre, in Assisi, per non tornarvi mai più; quella notte in cui raggiunse la Porziuncola, la piccola cappella da poco restaurata da Francesco e divenuta sede della prima fraternità, dove il Poverello le recise i capelli, a significare la sua consacrazione a Dio.

Pròstrati a lui… Come testimoniava al processo di canonizzazione la consorella Pacifica di Guelfuccio, la beata Madre nella orazione era assidua e sollicita, giacendo in terra longamente, stando umilmente prostrata... E quando lei tornava dalla orazione, le Sore se rallegravano come se ella fusse venuta dal cielo (FF 2933).

Come ricordava il Guardiano, p. Gianpaolo Masotti, è un privilegio poter celebrare S. Chiara nei luoghi in cui ha consumato la sua esistenza, sedotta dalla bellezza di Cristo, inebriata dalla sua gioia. Per questo abbiamo vissuto un momento di intensa commozione quando, a conclusione della veglia, l’assemblea si è mossa processionalmente al dormitorio di Chiara, il luogo del suo transito.

La lunga processione si snoda lentamente tra la chiesetta, il chiostro e le ripide scale per raggiungere il dormitorio, che ora, gremito di fedeli in devoto raccoglimento, appare, forse, più angusto. Con voce commossa p. Claudio ripete le ultime parole di Chiara, le parole che, morente, la Santa rivolge alla sua anima, quasi un Cantico di esortazione alla lode:

Va’ sicura, perché hai buona scorta nel viaggio. Va’, perché Colui che t’ha creata, ti ha santificata e sempre guardandoti come una madre suo figlio, ti ha amata con tenero amore. E tu, Signore – soggiunge – sii benedetto, che mi hai creata.

Il Ministro sottolinea come Francesco e Chiara abbiano portato nella Chiesa un nuovo modo di vivere la relazione con Dio, un nuovo modo di contemplare, di adorare, di sentire l’amore di un Dio che ha voluto farsi vicino ad ogni uomo; e ci invita a pregare con le parole che Gesù ci ha consegnato, la preghiera dei figli, e con lo spirito di fiducioso, tenero abbandono di Chiara.

Dopo l’orazione conclusiva e la benedizione colla reliquia di S. Chiara, l’assemblea si scioglie compostamente; ma in molti desiderano sostare ancora un poco, in ginocchio, in silenzio. Le mura vetuste e spoglie del dormitorio riconducono all’essenziale. Qui il Vangelo risuona, semplice e nitido, e interroga. Emergono nella coscienza le risposte più vere, i desideri più autentici, le suppliche più fervide; e forse riaffiora qualcosa della grazia degli ultimi istanti del transito di Chiara: l’arrivo del corteo celeste, la compagnia delle vergini sante e della loro Regina, i bagliori della gloria delle nozze divine:

Volgendosi infatti a una figlia, Chiara le domanda: «Vedi tu il Re della gloria, che io vedo, o figlia?». Su un’altra pure si posò la mano del Signore e con gli occhi del corpo vide tra le lacrime una beatificante visione. Trafitta invero dal dardo di un profondo dolore, volge lo sguardo verso la porta della casa: ed ecco, entra una schiera di vergini in bianche vesti e tutte hanno ghirlande d’oro sul capo. Si avanza tra loro una più splendente delle altre, dalla cui corona, che appare alla sommità come un turibolo traforato, s’irradia un tale splendore da mutare in luce del giorno l’oscurità della notte tra le pareti della casa. Si avvicina al lettuccio, dove giace la Sposa del Figlio e, chinandosi su di lei con tenerissimo amore, le dona un dolcissimo abbraccio. Le vergini distendono un pallio di meravigliosa bellezza e, tutte a gara servendo, rivestono il corpo di Chiara e ne adornano il talamo. Indi, il giorno successivo alla festa del beato Lorenzo, quella santissima anima esce dalla vita mortale, per essere premiata con l’alloro eterno; e, disfatto il tempio della carne, il suo spirito passa beatamente al cielo (LSC 46, FF 3252-4). 







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