News > Lo straordinario di Francesco d’Assisi: Dono, Perdono e Lode

01/08/2013 21:33
Massimo Cacciari: “Per lo tuo Amore”


Sembra che la curiosità di molti, accorsi alla Domus Pacis per sentire un noto filosofo parlare di San Francesco e di perdono, sia ben ripagata. Già, perché la presenza e il pensiero di Massimo Cacciari – che non ha bisogno di presentazioni – sono davvero illuminanti.

Aprono alcune parole di Francesco d’Assisi (Lettera a un Ministro), parole di perdono, parole poi cantate attraverso le laude medievali; quindi, Cacciari: il Cantico della Creature non è solo lode a Dio a causa (o attraverso) le creature, ma è l’uomo che – insieme alle creature – loda il Creatore, di cui tutta la creazione (noi compresi!) è dono, manifestazione, lode stessa. La lode, prima che un’azione, è una “dimensione ontologica”. E, se possiamo lodare Dio, lo possiamo proprio perché ne siamo dono.

Diversamente dalle altre creature, all’uomo è dato di decidere se accogliere o meno questo suo essere dono. In effetti, accogliere non è facile … e la possibilità del rifiuto, per quanto drammatica, c’è: «Guai a quelli che morranno ne li peccata mortali». Per Francesco – dice Cacciari con calore – il vero peccato mortale, quello contro lo Spirito, è la superbia, la pretesa autosufficienza che ci chiude all’accoglienza del dono. Niente gratuità, niente lode, niente immortalità.

I frutti? Li vediamo nella nostra cultura, che ragiona e parla perlopiù di scambio (la radice di dare nelle lingue indoeuropee fa spesso riferimento a un dare per ricevere), che vive di reciprocità. In effetti, viviamo un momento storico che deve molto delle sue crisi a questa mentalità dello scambio.

Qui si gioca la nostra libertà: nello schema della reciprocità ci troviamo costretti; mentre la via evangelica vissuta e proposta da Francesco, che è la via della gratuità, ci rende liberi. “Posso essere libero solo se il mio dare è un dare – diciamolo pure! – divino. Il nostro vero essere a immagine di Dio sta proprio in questa libertà.

Come accogliere il dono? – Facendo spazio, svuotandosi.

Ma cosa posso donare, se sono vuoto? – Me stesso!

Ecco il perdono: colui che perdona, non dona qualcosa, ma se stesso. Questa è “la vera misura della santità, essere sale della terra”. In questo insegnamento di Gesù Cristo è difficile non scorgere parole divine, anche per chi non crede che egli è il Figlio di Dio.

Secondo questo insegnamento, il percorso dal dono al perdono passa per una serie di “impervietà”, nota il filosofo: “Non giudicare, Non opporsi al male col male, Amare il nemico … fino all’ancor più difficile fare vuoto in sé, che è kenosi, che è presupposto al perdono.

Il Vangelo è esigente, la pace francescana è esigente.

Francesco vive il Vangelo attraverso la lode, contemplazione della realtà “vista sub specie aeternitatis”. Così, il Poverello riesce a combinare straordinariamente l’idea di perfezione con la non condanna e il perdono. È il segreto della Perfetta Letizia.







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