News > Messaggio delle Sorelle Clarisse del Protomonastero di Assisi

10/08/2011 23:50
Veglia per la Solennità di S. Chiara 2011 a San Damiano





MESSAGGIO DELLE SORELLE CLARISSE

DEL PROTOMONASTERO S. CHIARA DI ASSISI

 

Assisi, Protomonastero S. Chiara
Solennità di S. Chiara 2011

 

Carissimi, celebriamo questa sera il Transito di S. Chiara, di una donna tutta e totalmente di Dio, che ha radicato l'identità e la missione della sua consacrazione non in motivazioni effimere, ma nell'abisso della vita trinitaria. Qui in San Damiano, attratta dal fascino del Vangelo germinò, pianticella di Francesco, come pianta rigogliosa nel campo della Chiesa e come figlia e madre dell'altissima povertà null'altro volle avere per sé e le sue sorelle, se non il privilegio di nulla avere. “Nell'eremo di questo piccolo luogo la giovane Chiara si chiuse per amore dello Sposo celeste e per quarantadue anni ruppe l'alabastro del suo corpo perché la casa della Chiesa si riempisse della fragranza degli unguenti" (FF 3176). Qui, infine, passò dalla bellezza della terra alla Bellezza del cielo; Sora Filippa conclude la sua testimonianza al Processo di Canonizzazione con questa suggestiva immagine: "Lo dì seguente passò de questa vita al Signore la preditta madonna Chiara, veramente chiara senza macula, senza obscurità de peccato, alla clarità de la eterna luce" (FF 2998).

Chiara, donna limpida come l'acqua, "umile preziosa e casta", luminosa come le stelle, "clarite e preziose e belle"! È la bellezza delle creature quando realizzano se stesse spalancandosi umili e caste all'azione dello Spirito del Signore. È la bellezza che attira il cuore stesso di Dio: "Alzati amica mia, mia tutta bella e vieni... O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce" (Ct 2,10.14). Cristo Sposo e la sua Chiesa sempre troveranno in lei una sposa che ama con tutta se stessa, una donna unificata nell'amore e perciò bella e feconda di vita. I suoi scritti rivelano una persona lineare e decisa, forte e costante, ardente e tenerissima; una donna fiduciosa e gioiosa, ricca di equilibrio e discrezione. Tutti questi doni di natura e di grazia formano la bellezza di una personalità realizzata. S. Chiara è una donna compiuta perché si è "continuamente ricevuta" dal suo Creatore e Padre, si è riconosciuta cioè creatura e, come figlia e sposa, si è abbandonata e restituita in una continua eucaristia fatta di dono, di lode, di sacrificio e di ringraziamento.

Viviamo questa veglia nell'Ottavo Centenario della conversione-patto sponsale di Chiara. Un evento che deve diventare "memoriale da celebrare di generazione in generazione". Ascoltiamo quanto narra l'autore della Vita di S. Chiara: "Era prossimo il giorno solenne delle Palme quando la giovane si recò dall'uomo di Dio per chiedergli della sua conversione, quando e in che modo dovesse agire. Il padre Francesco ordina che nel giorno della festa, elegante e ornata, si rechi alle Palme in mezzo alla folla del popolo, e poi la notte seguente, uscendo fuori dalla città, converta la gioia mondana nel lutto della Domenica di Passione. [...] Quando dunque l'umile ancella ebbe assunto davanti all'altare della Beata Maria le insegne della penitenza e quasi davanti al letto nuziale della Vergine si fu sposata con Cristo, santo Francesco la condusse alla chiesa di San Paolo. [...] Passati pochi giorni, nella chiesa di Sant'Angelo di Panzo, infine, su consiglio del beato Francesco, se ne andò nella chiesa di San Damiano. (FF 3168.3172.3174). Un evento che segna l'avvio di un cammino nuovo che lo Spirito ha suscitato nella Chiesa, un carisma che è fonte viva e zampillante ancora oggi dopo ottocento anni.

Carissimi, che cosa vuol dirci S. Chiara questa sera e in questo luogo dove "fissò l'ancora dello spirito"? Come a S. Agnese di Praga anche a noi ripete con insistenza l'invito a fermare lo sguardo su Gesù: "Vedi che Egli si è fatto per te spregevole e seguilo... guarda il più bello tra i figli degli uomini... guardalo, consideralo, contemplalo, desiderando di imitarlo" (FF 2879). "E poiché egli è splendore della gloria, specchio senza macchia, guarda ogni giorno questo specchio... In esso rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l'ineffabile carità. Guarda con attenzione, dico..." (FF 2902-2904).

In questo mondo assetato di pace e di felicità, in cui spesso la dignità dell'uomo viene calpestata, l'attesa di verità viene delusa ed esaurita in uno sguardo puramente materiale della vita, S. Chiara ci presenta la realtà di un'esistenza totalmente diversa, in cui le facoltà della persona sono protese alla realizzazione della più profonda bellezza dell'uomo, compiuta in una prospettiva di eternità e di comunione con Colui che è tutto il bene, il Sommo Bene. Come scrisse a Ermentrude di Bruges, così anche a noi Chiara dice: "guarda il cielo, poiché ci invita" (FF 2915). E noi guardando il cielo guardiamo anche a lei per seguirla nella via della conversione ed essere aiutati a considerare e a riconoscere che siamo creature amate, che ogni giorno tutto ricevono dal Donatore, il Padre delle misericordie.

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