News > Nacque al mondo un SOLE

22/05/2016 12:28
Frate Francesco: vera penitenza è fare misericordia


Dopo che papa Gregorio IX nel 1228 riconobbe canonicamente, ossia canonizzò, Francesco d’Assisi gli agiografi, a cominciare da Tommaso da Celano, misero in evidenza le novità del santo appena proposto alla venerazione dei fedeli. In quel momento non fu difficile evidenziare tale aspetto, soprattutto per il fatto delle stigmate, che lo rendeva più unico che raro; oggi che abbiamo altri stigmatizzati lungo la storia, di cui alcuni canonizzati (come ad esempio Pio da Pietrelcina), questa novità dell’assisiate sfuma un poco. Se poi lo si toglie dalla nicchia che lo isola dal contesto in cui visse e lo si confronta con altri mediante un’analisi comparativa, tanti aspetti che sembravano originali e tipici si scopre che sono patrimonio comune del tempo.

Ad esempio esperienze di fraternità esistevano già prima, come quella istituita dal vescovo Andrea di Perugia che interessava soprattutto il territorio a nord della cittadina. Così il voler avere null’altro che il Vangelo come regola di vita era tipico del periodo; ad esempio Stefano di Muret soprattutto ai propri monaci diceva: «A chi vi chiederà di che condizione, di che regola, di che ordine siate, voi potrete dire che siete della prima e principale regola della vita religiosa cristiana, dell’Evangelo che di tutte le regole è fonte e principio». La recita costante del Padre nostro come forma privilegiata di preghiera si ritrova presso molti laici del tempo. Casi di ricchi che lasciarono tutto, non erano proprio così rari: basti pensare a Giovanni Bono che da giullare errabondo dopo una malattia si dà a una vita penitente costituendo un gruppo che era talmente simile ai Frati Minori che spesso i due erano confusi.

Presso il sultano Malik al Kamil, nipote del grande Saladino, andarono anche l’imperatore Federico II e certamente anche altri cristiani. Il rapporto amichevole con le creature poi è una costante delle vite dei santi. E così anche per la povertà e altri aspetti si possono vedere continuità con la vicenda di san Francesco.

Qual’è dunque la novitas di Francesco?

Ma allora cosa vi è di originale, attestato dalle fonti, in frate Francesco d’Assisi? Si potrebbero indagare vari aspetti, ma certamente ve ne è uno che ultimamente è stato messo in rilievo dagli studi ed è testimoniato nientemeno che da lui stesso all’inizio del Testamento. Infatti descrivendo il suo cambiamento di vita avvenuto vent’anni prima, ossia nel 1206 circa, di fare penitenza conducendolo tra i lebbrosi con cui egli fece misericordia. In questo modo per l’Assisiate il “fare penitenza” consiste nel “fare misericordia”. Solitamente alla vita penitenziale era accostato il “disprezzare se stessi” oppure il “disprezzo del mondo”. Per Francesco invece nel 1206 causa di cambiamento di vita è il vivere nella misericordia. Un segno dell’originalità di ciò è l’incomprensione dei successivi agiografi, che, pur riportando la presenza del Santo tra i lebbrosi, affermano che questa scelta fu dettata dal desiderio di umiliarsi e avvilirsi, ed eliminano così anche l’aspetto relazionale. Ma questa centralità riconosciuta alla misericordia da frate Francesco nel Testamento allorquando narra dell’inizio della sua vita penitenziale non è sfociato nella fondazione di ospizi per malati oppure nella scelta di dimorare per sempre nei lebbrosari. Anzi, appena si costituì un gruppo, si incamminarono per le regioni circostanti Assisi, quali la Toscana e le Marche, per esortare i fedeli a rifuggire i vizi ed abbracciare un’esistenza virtuosa vivendo secondo la forma del Vangelo, ossia seguendo le orme del Signore Gesù.

Rimane aperta la domanda su cosa spinse Francesco a passare dal fare misericordia con i lebbrosi alla vita itinerante in una predicazione di tipo morale- esortativa che al sopraggiungere di frati preparati, come ad esempio Antonio di Padova, sarebbe diventata dotta e quindi di tipo dogmatico sacramentale. Uno studioso come Raoul Manselli ebbe a scrivere che fu proprio la compassione che mise in moto l’Assisiate verso il dolore di ogni uomo e donna. Ma tale questione richiede ancora di essere approfondita.

Quel “fare misericordia”, che volle in punto di morte lasciare come indicazione ai frati, certamente gli fece abbandonare l’attività del mercante, ma soprattutto quell’ideologia cavalleresca che lo spingeva a “sfondare” nella società acquisendo – oltre alla ricchezza che già possedeva in virtù del padre – anche un più elevato rango sociale diventando cavaliere ossia un nobile. Ma tale distacco non lo condusse a dichiarare la vanità dell’esistente; al contario lo aprì ad un amore di tenerezza ancora più ampio tanto da coinvolgere tutte le creature, come testimoniato al termine della vita nel Cantico di frate sole.

Ardentissimo amore del Crocifisso

Un’ulteriore aspetto caratterizzante l’esperienza cristiana di Francesco d’Assisi è la sua spiritualità caratterizzata da un cristocentrismo trinitario. Certamente egli, in comune con il suo tempo, meditava costantemente l’umanità di Gesù, soprattutto la sua umiltà e carità, ma ciò lo faceva sempre leggendo il tutto nelle relazioni trinitarie. Questo è stato ben sintetizzato da un dipinto di Niccolò di Pietro Gerini (1340 circa-1416) che raffigura la Trinitas in Cruce da cui san Francesco riceve le stimmate, con accanto santa Maria Maddalena. C’è da notare in tale dipinto che i raggi delle stimmate non congiungono le membra del Crocifisso e del Santo in modo speculare – ossia mano destra con mano sinistra, eccetera – ma in modo corrispondente, cioè incrociandosi vanno dalla sinistra alla destra e così via.

Questo particolare, che spesso sfugge e sembrerebbe insignificante, in realtà è espressione di una lettura teologica della stimmatizzazione del Santo d’Assisi espressa da Bonaventura da Bagnoregio nell’Itinerarium mentis in Deum secondo cui «l’ardentissimo amore del Crocifisso […] possedette l’animo di Francesco tanto che ciò ch’era nello spirito si manifestò nella carne». Quindi le stimmate non sono impresse nel suo corpo dall’esterno, ma sono un manifestarsi visibilmente del fuoco d’amore che era cresciuto in lui a cominciare dal colloquio con il Cristo in croce presso la chiesa di San Damiano in Assisi.

Misericordia e cristocentrismo trinitario, due aspetti della spiritualità dell’assisiate da approfondire, come scritto da lui stesso, «con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza, con tutta l’intelligenza, con tutte le forze, con tutto lo slancio, tutto l’affetto, tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e le volontà […] tutto il corpo, tutta l’anima e tutta la vita»

di Pietro Messa dal n. 3/2015 della Rivista Porziuncola







Articoli correlati


20/11/2017  09:24
Nudus et pauper
Il significato della scelta francescana di povertà nell’interpretazione di Bonaventura

07/10/2017  10:44
Varchi di luce
Il bene nascosto raccontato in 14 video

05/10/2017  08:34
San Francesco profeta del giorno dopo
di fra Pietro Messa OFM

01/10/2017  23:07
La fraternità
Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le Tue creature

30/09/2017  09:29
San Francesco e la sua passione per i biscotti
Il dono dell’amica Frate Jacopa

09/08/2017  09:59
Misericordia in terra e intercessione dal cielo
Ricordo di padre Fernando Conti