VENERDÌ della IV sett. di Pasqua FERIA (bianco)
venerdì, 27 aprile 2018
Da risorti con il beato Francesco Spinelli 01 Apr 2018

A Pasqua il bello è lo splendore del vero

Sia nelle parole di Basilio che in quelle del beato Francesco Spinelli Cristo è sentito come Colui che corrisponde all’anelito di bellezza del cuore dell’uomo.

L’importanza di questo metodo è duplice: innanzitutto si esplicita la relazione intrinseca tra l’umano e il divino. L’uomo aspira alla bellezza e a ciò che è buono per natura sua. Il suo oggetto non lo può trovare che in Dio (pienezza della bellezza, della bontà e della verità) che si dà all’uomo, diventando lui stesso uomo e dunque rendendosi in un certo senso «sperimentabile» all’interno di una esperienza umana per mezzo della fede. Inoltre, questa prima osservazione si annette con una considerazione circa la bellezza. In tal senso colpisce l’uso che lo Spinelli fa dell’espressione del salmo: «Speciosus forma prae filiis homínum: diffusa est gratia in labiis tuis!» (Sal 44).

Che cosa aggiunge il tema della bellezza a quello della corrispondenza tra l’umano desiderio e la risposta divina? Qui si gioca qualche cosa di decisivo per la vita cristiana: il terreno fondamentale in cui Dio e la menzogna si contendono il cuore dell’uomo è propriamente la bellezza (Dostoevskij). Il terreno è stato considerato così pericoloso che nella stessa storia della teologia per secoli non si è più parlato della Bellezza come categoria adeguata per parlare di Dio, come se tale attributo non potesse essere riferito che a realtà «profane».

Dopo le grandi intuizioni di un Bonaventura, per il quale Cristo nel suo mistero pasquale appare come la bellezza suprema, o l’affermazione di Tommaso sul «pulchrum» come «Veritatis Splendor», occorrerà aspettare von Balthasar per vedere riaffermata in modo organico e sistematico la bellezza come chiave di accesso al mistero di Dio. Tale elemento, per l’aspetto di indeducibilità e di gratuità che lo caratterizza, emerge anche come fattore che può purificare ogni tentativo dell’uomo di piegare alla propria misura quanto viene elargito dall’Alto.

Che Dio si manifesti innanzitutto come Bellezza e dunque come «Gloria», disarma - come disarma ogni vera esperienza estetica - ogni pretesa dell’uomo di ridurre il dono divino alla propria misura. Infatti, davanti al fascino della bellezza solo lo «stupore» - e non il mero «utilizzo» - vi può adeguatamente corrispondere. Il beato Spinelli ha percepito, come la grande tradizione patristica e medioevale, che l’uomo è fatto originariamente per il bene e il bello e che Dio stesso nel mistero della sua incarnazione ha voluto mostrarsi come «il più bello tra i figli dell’uomo» e non ha avuto timore a presentare Cristo nelle sue Conversazioni come la risposta all’anelito che abita ogni uomo.

Con ciò, evidentemente, siamo invitati a non avere paura delle domande che abitano il cuore dell’essere umano. Oh uomo - sembrerebbe dirci ancora oggi il Nostro Autore - non aver paura di desiderare! Non aver paura del desiderio che abita il tuo cuore. Abbi il coraggio di non fermarti alla sua superficie. Non temere la bramosia di bellezza che ti abita. Piuttosto sii fedele alla sua traiettoria e profondità che tende all’infinito. Dio stesso ti ha creato come sete di Bellezza e desiderio di Bontà per poterti dare Sé come risposta ultima e definitiva. «O Gesù mio – afferma il Beato riprendendo le note espressioni di Agostino nelle Confessiones -, inquietum est cor meum, donec requiescat in te!» (CE 12).

Tratto dalle pagine 41-106 del PDF scaricabile gratuitamente: Paolo Martinelli, Mistero di una presenza, presenza di un mistero.



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