News > Non abbandonate questo luogo!

02/10/2017 11:25
Francesco e la chiesetta della Porziuncola


Un tratto assai evidente, nelle testimonianze che ci sono giunte degli ultimi comportamenti di Francesco è il crescente attaccamento del Santo alla cappella della Porziuncola, donatagli dai benedettini e per la quale annualmente egli pagava un simbolico affitto d’un cestello di pesci, ricambiati dalla generosità dei monaci con un orcio d’olio. Egli, che un giorno aveva tentato di demolire una casa costruita dal Comune di Assisi presso la Porziuncola, espresse invece un interessamento quasi geloso verso la chiesina della Madonna degli Angeli.

Quando si sentì prossimo alla morte, narra il Celano, “pregò i frati di trasportarlo in fretta alla Porziuncola, poiché voleva render l’anima a Dio là dove per la prima volta conobbe perfettamente la via della verità”. Ai frati, che gli si affollavano attorno per vivere quei suoi momenti supremi, rivolse a più riprese parole che attestano la preziosità via via acquisita dalla Porziuncola: “Sapeva certamente - dice ancora il Celano - che il Regno di Dio è in ogni parte della terra e credeva veramente che ovunque i fedeli possono ricevere i suoi doni; ma l’esperienza gli aveva insegnato che quel luogo, che conteneva la chiesetta di santa Maria della Porziuncola, era favorito e onorato di grazie celesti più abbondanti e da frequenti visite di spiriti angelici.

Pertanto diceva spesso ai frati: ‘Guardatevi, figli miei, dall’abbandonare mai questo luogo. Se ne foste cacciati da una parte, rientratevi dall’altra, perché questo luogo è veramente santo e abitazione di Dio […] Qui, chi pregherà con devozione, otterrà ciò che avrà chiesto, e chi lo profanerà sarà maggiormente punito. Perciò, figli, stimate degno di ogni onore questo luogo, dimora di Dio, e con tutto il vostro cuore, con voce esultante qui inneggiate al Signore”. La sera del 3 ottobre 1226, Francesco chiudeva, nel canto del vespro, la sua vita terrena, mentre nell’animo commosso dei suoi frati echeggiavano le parole che il Santo aveva pronunciato solennemente, alla presenza del ministro generale frate Elia: “Ordino che il luogo di Santa Maria della Porziuncola sia lasciato per testamento ai frati, in modo che sia da loro tenuto nella massima devozione e riverenza”.

L’indomani, 4 ottobre, con un solenne corteo, la salma del Poverello fu riaccompagnata ad Assisi e fu sepolta, momentaneamente, nella chiesa di San Giorgio. Quattro anni più tardi, nel 1230, Francesco, già da due anni proclamato santo dal suo amico cardinale Ugolino divenuto nel 1227 papa Gregorio IX, avrà la sua tomba definitiva, per volontà di frate Elia, sotto l’altare della nascente Basilica inferiore. A guardia della Porziuncola restarono pochi dei suoi più fedeli per continuare la pratica di vita dell’epoca eroica del francescanesimo.

Ma dell’indulgenza, nelle Vite di san Francesco più antiche e autorevoli, non si trovano esplicite testimonianze. Solo nella Vita seconda del Celano il mistero sembra infrangersi. Parlando ancora della Porziuncola, scelta da san Francesco come “particella del mondo per sé e per i suoi”, conclude: “Il Padre beato soleva dire essergli stato rivelato da Dio che la beata Vergine, tra le altre chiese costruite nel mondo in suo onore, quella prediligeva; e perciò il Santo l’amava più delle altre”. Proprio a questo punto, il Celano inserisce questa visione: “Un santo frate, prima della sua conversione, aveva avuto, a proposito di S. Maria degli Angeli, una visione degna di essere riferita. Stava osservando innumerevoli ciechi, che con gli occhi dolorosamente spenti e la faccia rivolta al cielo, erano inginocchiati attorno alla detta chiesa. Tutti, con voce di pianto e le mani protese in alto, gridavano a Dio, chiedendo luce e misericordia. Ed ecco, scese dal cielo uno splendore, che, irradiandosi su tutti, donò a ciascuno la luce e la salvezza desiderata”. È quasi impossibile - soprattutto se si considera la collocazione di questo racconto - non vedervi un’allusione assai trasparente all’indulgenza.







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