News > Papa Francesco: ma quale testo del Cantico per l’enciclica?

16/06/2015 18:01
La bellezza del manoscritto 338

Testo del Cantico nel manoscritto 338 di Assisi
Testo del Cantico nel manoscritto 338 di Assisi

«Laudato si’», ossia l’inizio del Cantico delle creature composto da Francesco d’Assisi, è il titolo dell’enciclica papale dedicata alla custodia del creato.

Ora leggendo il testo integrale o citazioni di esso presenti in varie pubblicazioni, compresi documenti pontifici, si avvertono delle diversità terminologiche e ciò meraviglia soprattutto se si considera che è stato composto non in latino, ma in volgare, ossia la lingua del “volgo” e come tale è una delle prime testimonianze scritte in italiano.

Quindi è legittima la domanda – non avendo bisogno di traduzioni – quale sia il testo più vicino all’originale e in questo certamente il riferimento è quanto riportato dal manoscritto 338 della Biblioteca comunale di Assisi e conservato presso il Sacro Convento.

In tale codice ritroviamo termini come benedictione, spetialmente, tucte, fructi, et davanti a consonante, eccetera. Se leggiamo invece il testo pubblicato dal p. Carlo Paolazzi – autore dell’ultima edizione critica degli scritti di Francesco d’Assisi – tali vocaboli li troviamo cambiati in benedizione, spezialmente, tutte, frutti, e davanti a consonante, eccetera. Perché tale cambiamento? Un tralasciare la lingua propria di Francesco d’Assisi per fornire una traduzione in lingua corrente? Eppure è tanto bello riascoltare il testo nella sua forma originaria!

Ma è lo stesso padre Paolazzi ad avvertire che ha ripreso il testo «eliminandone i latinismi puramente grafici (benedictione, spetialmente e simili; tucte, fructi; et davanti a consonante), causa di ricorrenti, fastidiosi errori di lettura».

Quindi quando si recita o declama il testo del Cantico così come è scritto – pensando di essere il più fedeli al linguaggio di san Francesco – si usa in realtà una lettura sconosciuta all’Assisiate. Infatti, come detto da Paolazzi, vi sono alcuni latinismi grafici tipici del latino medievale per cui spesso al posto della lettera «t» si metteva la «c»; ma nel momento della recita si leggeva «tutte» e non «tucte», oppure «frutti» e non «fructi»!

Di conseguenza quando – nella volontà di rimanere fedeli alla forma originaria – si fa una lettura letterale del Cantico delle creature così come è presente nei manoscritti più antichi come il già nominato codice 338 di Assisi in realtà si sta stravolgendo compiendo un “tradimento” del testo originario. E quest’ultimo presenta dei latinismi; infatti Francesco d’Assisi pur non essendo acculturato era alfabetizzato, ossia sapeva leggere e scrivere e nei suoi scritti appaiono dei latinismi!

Ecco sotto il testo del Cantico delle creature con gli aggiustamenti fatti da p. Carlo Paolazzi per rimanere fedeli alla lingua di frate Francesco:

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedizione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
e nullu homo ène dignu Te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le Tue creature,
spezialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significazione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite e preziose e belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
e per aere e nubilo e sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Acqua,
la quale è multo utile et humile e preziosa e casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la notte:
et ello è bello e iocundo e robustoso e forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta e governa,
e produce diversi frutti con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore,
per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
e sostengo infirmitate e tribulazione.
Beati quelli ke ’l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovara` ne le Tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male.

Laudate e benedicete mi’ Signore e rengraziate
e serviateli cum grande humilitate.

Per un approfondimento cfr. C. Paolazzi, Il cantico di frate sole, Ed. Porziuncola, Assisi, p. 116, euro 7,00.







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