News > Papa Francesco vi ha fatto proprio un bel regalo!

07/12/2014 18:24
Mons. Sorrentino alla Chiesa di Tortona (omelia della Messa con Ordinazione Episcopale di p. Vittorio)


I secondi vespri della seconda domenica di avvento coincidono quest’anno con la vigilia dell’Immacolata. È quest’ultima solennità, che, per concessione della Santa Sede, stiamo celebrando. Non è difficile peraltro cogliere il filo che lega le due coincidenze liturgiche. Sia l’avvento, infatti, sia la memoria del concepimento immacolato di Maria, ci proiettano nell’attesa del Signore. Lo sguardo è attratto non solo dal primo avvento che si realizzò nel Natale, ma anche e soprattutto dal secondo e ultimo avvento, al quale la Chiesa anela e a cui tende il desiderio inespresso dell’umanità,

Vieni, Signore Gesù!

Questo grido di speranza e di attesa, accompagnato, e direi intenerito, dal cuore dell’Immacolata, ci fa vivere con slancio anche la grazia che oggi stiamo ricevendo con l’ordinazione episcopale di p. Vittorio. Essa ci coinvolge tutti, anche se in particolare tocca la Chiesa di Tortona, che si è fatta qui presente attraverso il pastore che l’ha guidata finora, Mons. Martino Canessa, e una folta rappresentanza di suoi figli.

Vi saluto con affetto, cari fedeli di Tortona. Papa Francesco vi ha fatto proprio un bel regalo! Ne siamo orgogliosi, pur sentendo il distacco da un fratello che per tanti anni ha servito questa Chiesa, rendendosi benemerito a più d’un titolo anche per l’intera regione ecclesiastica. E’ stato scelto mentre riprendeva la già sperimentata mansione di Custode di questa basilica papale. Era naturale che alla Porziuncola egli volesse legare anche la sua ordinazione, come ad arricchirla con il calore che qui si respira, quello della prima fraternità francescana convocata dal Poverello sotto lo sguardo e quasi nel grembo della Regina degli Angeli.

La solennità dell’Immacolata ci immerge nella contemplazione della “tota pulchra”, la Tutta Bella. In lei Dio ha costruito il suo capolavoro, per farne la casa degna del suo Figlio. Qui la Chiesa affonda le sue radici. Qui trova il suo modello. Qui impara il segreto della sua verginità feconda. Nell’Immacolata anzi è l’umanità intera che scopre il suo progetto originario e riconosce l’aurora della sua salvezza.

Tutto questo ci viene spiegato dalla liturgia della Parola con tre pagine emblematiche.

La prima mette a fuoco il dramma delle origini, quando la nudità dell’Eden, splendore di una libertà ancora intatta, divenne nudità vergognosa, ferita dallo squilibrio portato dal peccato. Da quel momento la storia dell’umanità rimane segnata dall’eco di quel dialogo, in cui l’uomo e la donna tentano invano di scaricare le proprie responsabilità. Il cedimento alla seduzione diabolica ha turbato per sempre quel progetto or ora proclamato dalla Lettera agli Efesini, il disegno che incardina la storia umana su Cristo, perché ciascuno di noi diventi, in lui, figlio di Dio. La voce del tentatore continua a mietere vittime. E’ una lotta senza quartiere tra il bene e il male. E l’avrebbe vinta il male, se già la prima caduta non fosse stata illuminata da una promessa: la stirpe della donna schiaccerà la testa del tentatore.

Ed eccoci alla pagina luminosa dell’annunciazione. Nella Vergine di Nazaret, il compimento di quella promessa. Nel sì di Maria la storia umana ribalta la sua sorte. Per la potenza del mistero pasquale, non c’è innocenza perduta che non possa essere ricostruita. La redenzione trova proprio in Maria il suo culmine: il Redentore opera in lei con un’azione anticipata che la sottrae radicalmente alla forza sovversiva del peccato. Guardando all’Immacolata, riprendiamo respiro e speranza.

Caro padre Vittorio, il tuo compito di vescovo si pone a servizio di questo grande disegno. Tu oggi diventi pastore della Chiesa di Tortona. Il Buon Pastore ti assimila a sé. E’ lui, e solo lui, che ci redime.

Per un’invenzione di amore, che non finisce di sorprenderci e commuoverci, egli ha voluto farsi rappresentare da fratelli, non meno piccoli e fragili degli altri, che assumono nella comunità il compito di esserne il volto ed il cuore. Il vescovo è questo. Il dono dello Spirito che ora si effonderà per l’imposizione delle mani e la preghiera di consacrazione si innesta sul tronco dell’effusione battesimale e crismale e porta al culmine l’effusione presbiterale, perché tu possa essere, nella Chiesa di Tortona, ed anzi – attraverso l’unità collegiale – nella Chiesa intera, affidatario del gregge di Cristo. A Tortona, dove tra una settimana sarai solennemente accolto, lo Spirito ti ha preparato una porzione del popolo di Dio, che tu già porti nel cuore. Tu e la Chiesa di Tortona siete congiunti da un vincolo sponsale. Quando spiegherai il Vangelo, si sentirà che in te è Cristo che parla. Quando pronuncerai le parole dell’Eucaristia, attorniato dai tuoi presbiteri e diaconi, si sentirà che attraverso te Cristo si fa presente. Quando ti immergerai nei rapporti con le persone, accogliendo sempre tutti con quell’amore che hai a lungo praticato in mezzo a noi, specialmente nel servizio ai poveri, i tortonesi sentiranno la tenerezza di Dio.

Non ho bisogno di ricordarti che, accanto alle gioie, che ti auguro davvero numerose, non mancherà la croce: è legge del vangelo che non risparmia i pastori. Quanto sia vero, lo hai appreso standomi vicino nel mio ministero, e condividendo con me gioie e preoccupazioni, consolazioni e pene. Io ti ringrazio per quanto sei stato e per quanto mi hai dato in questi miei anni di ministero assisano. Il Signore te ne dia ricompensa in un ministero fecondo.

In questo ministero porterai due marce in più, che confido ti saranno di grande aiuto.

La prima è la tua spiritualità francescana, maturata in questi luoghi originari del carisma del Santo di Assisi. Qui hai imparato la via della povertà e della fraternità, il vangelo vissuto fino alla “perfetta letizia”. Qui hai onorato la tua duplice obbedienza, religiosa e presbiterale, con un’armonia esemplare. Qui ti è entrata nelle fibre la stima che il Serafico Padre aveva per i vescovi e i sacerdoti. Mi auguro che a Tortona i tuoi fedeli e i tuoi sacerdoti te la dimostrino alla stessa maniera con cui tu l’hai vissuta ad Assisi.

L’altra marcia è l’affetto, sicuramente speciale, che per te nutre papa Francesco. La tua chiamata all’episcopato era forse già nell’aria, ma si è andata concretizzando da quando Papa Francesco, nella sua visita ad Assisi del 4 ottobre 2013, ebbe modo di conoscere da vicino la tua generosità, le tue capacità e il tuo tratto. Quel momento di grazia lo vivemmo insieme, e insieme imparammo a cogliere, nel volto e nei gesti del nostro Pontefice, l’immagine di quella Chiesa gioiosa e missionaria che egli cerca ogni giorno di inculcarci. Quella memorabile giornata assisana anticipava per noi l’Evangelii Gaudium, la sua grande Esortazione programmatica. Non dubito che sarà anche il tuo programma, per la gioia della comunità che oggi ti viene affidata.

Va’ con fiducia a Tortona. L’Immacolata, la Regina degli Angeli, si fa garante del tuo cammino e con Francesco e Chiara, san Marziano e i santi di Tortona, non mancherà di guidare i tuoi passi.

 

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