II DOMENICA DI QUARESIMA (viola)
domenica, 25 febbraio 2018
Francesco e il suo sigillo 08 Apr

Penitenza: parola chiave per comprende il Tau

“Penitenza” è la parola con cui comincia il Testamento di Francesco, Parola-chiave per capire tutto il suo movimento.

All’inizio essi si chiamavano “i Penitenti di Assisi”. Ma cosa significava per Francesco penitenza e conversione? Significava entrare nel cuore di Dio, condividere la sua sofferenza, vedere le cose da quel centro, dove ogni cosa e soprattutto il peccato prende la sua vera fisionomia. Una cosa meglio di tutte ci rivela cosa significa per Francesco conversione, ed è la sua incredibile devozione al Tau (una lettera dell’alfabeto greco a forma di croce).

C’è una storia dietro questa devozione che vale la pena di ricordare perché cominciò proprio nella Basilica di san Giovanni in Laterano. Tutto parte da una visione del profeta Ezechiele: «Allora una voce potente gridò ai miei orecchi: Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano. Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c’era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco.

Appena giunti, si fermarono accanto all’altare di bronzo. La gloria del Dio di Israele, dal cherubino sul quale si posava si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l’uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba. Il Signore gli disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono» (Ez 9, 1-4).

Nel discorso con cui aprì il concilio Lateranense IV nel 1215, l’anziano papa Innocenzo III riprese questo simbolo. Avrebbe voluto, diceva, essere lui stesso quell’uomo “vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco” e passare personalmente per tutta la Chiesa a segnare un Tau sulla fronte delle persone che accettavano di entrare in stato di vera conversione. Non poté farlo di persona per l’età, ma ad ascoltarlo quel giorno, nascosto tra la folla, si dice ci fosse anche Francesco d’Assisi; è certo, in ogni caso, che l’eco del discorso del Papa giunse fino a lui che raccolse l’appello e lo fece suo.

Da quel giorno cominciò a predicare, ancora più intensamente di prima, la penitenza e la conversione e a segnare un Tau sulla fronte delle persone che si avvicinavano a lui. Il Tau divenne il suo sigillo. Con esso firmava le sue lettere, lo disegnava sulle celle dei frati. San Bonaventura poté dire dopo la sua morte: «Egli ebbe dal cielo la missione di chiamare gli uomini a piangere, a lamentarsi…e di imprimere il Tau sulla fronte di coloro che gemono e piangono».



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