News > Perché ti seguiamo, Signore

19/06/2016 12:04
I giovani del Canto nella Notte trovano il Suo Volto


Ieri pomeriggio il santuario di San Damiano si è riempito di giovani: sono gli oltre 400 pellegrini di Un canto nella notte, una forma di catechesi notturna itinerante che annualmente il nostro SOG (Servizio di Orientamento Giovani) propone nel mese di giugno.

Si realizza così uno dei desideri che la fraternità di San Damiano aveva nel cuore: permettere soprattutto ai più giovani di rivivere l’esperienza del giovane Francesco, quel suo incontro con Cristo crocifisso e risorto sempre attuale, affascinante, seducente. Era anche il desiderio espresso dal nostro Ministro Provinciale, p. Claudio Durighetto, nella celebrazione d’apertura, e da S.E.R.ma il card. Angelo Comastri nella celebrazione eucaristica del primo giorno della translatio.

Con queste parole il Guardiano, p. Gianpaolo Masotti, ha accolto i giovani accompagnati da tanti frati e religiose: «Questa sera la nostra assemblea è ancora più numerosa dei giorni passati: insieme ai tanti devoti e pellegrini, diamo il benvenuto anche ai 400 giovani del “Canto nella notte”, una marcia che quest’anno prende avvio proprio dalla chiesa di San Damiano e poi, lungo la notte, si snoderà lungo altri luoghi di Assisi che hanno segnato la vocazione di Francesco e di Chiara.

Ci guida nella preghiera p. Francesco Piloni, Vicario provinciale dei Frati minori dell’Umbria, animatore e responsabile della Comunità del Servizio orientamento giovani. Un fratello a cui abbiamo chiesto una riflessione sulla parola del Signore che ci invita a seguirlo. Non si tratta di un tema scelto a caso, ma è l’ultima delle tre condizioni che Gesù pone per la sequela: “Chi vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. È la chiamata a stare con il Signore, a vivere in intimità con Lui e affidargli tutta la vita.

Chiediamo di ricevere in dono almeno un po’ della disponibilità e della docilità alla Parola di Dio che ha testimoniato Francesco».

P. Francesco ci ha offerto una catechesi densa, incentrata sul tema della sequela di Gesù e articolata su tre espressioni della preghiera conclusiva della Lettera a tutto l’Ordine di san Francesco: «Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per la forza del tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e, con l'aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo, che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice vivi e regni glorioso, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen.» (FF 233).

Interiormente purificati: ciò che purifica mente, cuore, volontà, quello che pulisce i nostri sensi è la misericordia di Dio, cioè  l’esperienza del perdono. Il perdono è scoprire che Dio ci ama dove noi ci sentiamo non amabili; scoprire che proprio dalle nostre macerie, dalle nostre “pietre scartate” Dio inizia a costruire una storia nuova; scoprire la assoluta gratuità dell’amore.

Interiormente illuminati:  significa scoprire che Dio ci conosce; fissare il proprio sguardo nel suo e scoprirsi conosciuti profondamente, e amati, fino a desiderare di essere scrutati e vagliati, come insegna il salmo 139: vedi se percorro una via di menzogna e guidami sulla via della vita. Certo, questo comporta un rischio: quello di aprirsi alla novità, che scuote false certezze e pigre tranquillità; perché la fede è cammino, che necessariamente espone all’instabilità; fede è rischiare, fede è scommettere! 

Accesi dal fuoco dello Spirito Santo: significa essere innamorati; desiderare l’Amato, la comunione  con Lui. Questo amore-desiderio dilata il cuore, sempre di più, verso la misura di Dio, che è la totalità del dono per la totalità della comunione. Il nostro cuore è tarato sul tutto. La taratura del nostro cuore domanda totalità. Il contrario è il calcolo, il risparmiarsi. Ma davanti a un mondo che ci dice “non ti sciupare, non ti consumare”, l’Amico crocifisso grida: “amare è perdere la propria vita”. Vuoi trovare più vita? Donala! Dove si compie tutto questo? Nella tua vocazione e missione!

Il Crocifisso parla ancora, oggi; anzi, grida, attraverso le voci degli innumerevoli uomini e donne crocifissi del nostro tempo. Francesco ascoltò il Crocifisso di San Damiano dopo aver incontrato il dolore dei lebbrosi; capì l’amore di Cristo perché aveva conosciuto il dolore degli uomini.

Il Vicario provinciale ha concluso la sua catechesi con una preghiera accorata:

Questa sera decidiamo di seguirti, Signore, perché vogliamo stare al nostro posto, dietro di Te,
nella nostra vocazione e missione; perché fallire nell’amore è fallire nella vita.

Ti seguiamo, Signore, perché Francesco e Chiara di Assisi hanno imparato,
sfogliando e risfogliando il libro della croce, che la vita la trovi quando la perdi.

Ti seguiamo perché sei bello, Gesù; e la bellezza affascina, è contagiosa.

Ti seguiamo nel passo che ci chiedi oggi per comprendere poi quello che ci chiederai domani.

Ti seguiamo, Gesù, perché su questo crocifisso ci sono le mie ferite.

Ti seguiamo perché non ce la facciamo a staccarci da Te, Amore nostro,
che porti il nostro male nella tomba ed esci dalla morte vittorioso.

Ti seguiamo perché il tuo amore che scende negli inferi ha dato un nuovo significato
a tutte le violenze, l’odio e le ferite del mondo.

Ti seguiamo, Signore, perché non conta dove o come.

È importante solo che ci sia Tu davanti a noi.







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