News > Preghiera: abecedario dello spirito

04/01/2017 10:04
di Massimo Reschiglian


Dopo aver scoperto il silenzio come condizone imprescindibile all'ascolto di Dio, la seconda tappa di questo itinerario nel lessico cristiano, ci aiuta ad entrare nella relatà della preghiera.

Negli anni ’70, quando nelle librerie cattoliche si trovavano molti testi sulla preghiera e questa esercitava ancora un notevole fascino tra i fedeli, ci si chiedeva: “Come dobbiamo pregare?”; in seguito si è cercato di rispondere alla questione fondamentale: “Che cos’è la preghiera?”. Oggi, condizionati dalla secolarizzazione, dalla tecnologia e dal relativismo, molti sono arrivati a porsi la domanda, più radicale e pragmatica: “Perché pregare?”

Vorrei tentare di rispondere a quest’ultima con un episodio riportato da Ermes Ronchi: “Un grande scalatore racconta che durante una salita sull’Hymalaia, a un certo punto lo sherpa nepalese che lo accompagnava depone il carico, si ferma e si siede. Allo scalatore che gli chiede il perché risponde: Mi siedo per aspettare la mia anima, perché è rimasta indietro”. Questo breve racconto è come una metafora della nostra vita: sempre più veloce, alla ricerca del risultato a tutti i costi, contrassegnata da una concezione materialistica del mondo. Un autentico “sviluppo deve comprendere una crescita spirituale oltre che materiale” (Benedetto XVI) e l’alienazione che talvolta sperimentiamo nelle nostre frettolose “scalate” quotidiane rimanda a un’inquietudine dell’anima, sottoalimentata per mancanza di contemplazione e preghiera. Come il corpo ha bisogno di aria per l’ossigenazione e la sopravvivenza, così l’anima ha bisogno di preghiera per non atrofizzarsi e compromettere la crescita di tutta la persona. S. Agostino definisce la preghiera un affettuoso slancio verso Dio, S. Tommaso la qualifica come elevazione della mente a Dio. Nell’atto della preghiera il credente distoglie l’attenzione dalle cose che passano per indirizzare il suo pensiero verso il Signore, come un bimbo che con fiducia si rivolge al padre per riceverne amore, tenerezza, nutrimento, perdono, consiglio. È lo Spirito Santo in noi, come dice S. Paolo, che accende il desiderio della preghiera, che ci spinge a chiedere, a ringraziare, ad esultare come figli che gridano “Abbà! Padre!” (Rm 8,15).

Gli uomini e le donne di preghiera ci convincono del valore di essa a partire dalla loro vita, così come in fondo ha fatto Gesù con i suoi discepoli, i quali vedendolo pregare ebbero a chiedergli: “ Signore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1). Nel Padre nostro, modello di ogni autentica preghiera cristiana, Gesù ci introduce alla riscoperta del nostro essere figli di un Padre misericordioso, che chiedono ciò che è necessario per ritrovare ogni giorno il respiro dell’anima: il compimento della sua volontà, la venuta del suo Regno di amore, il cibo materiale e spirituale per ogni giorno, la liberazione dal male, il perdono dei peccati e la fortezza nella prova.

In ABCEDARIO DELLO SPIRITO, di Massimo Reschiglian
dal n. 2/2016 della Rivista Porziuncola







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