II DOMENICA DI QUARESIMA (viola)
domenica, 25 febbraio 2018
L’esodo di Francesco verso l’intimità col suo Signore 18 Mar

Quaresima su un’isola

“Santo Francesco pregò lui suo divoto
che per amore di Cristo
lo portasse colla sua navicella
in un’isola del lago dove non abitasse persona …”

(FF 1835)

È un brano del ben noto racconto dei Fioretti ove Francesco, ispirato da Dio, si fa portare su un’isola, lontano dalla gente e dai suoi, per vivere il tempo di quaresima. L’isola, ancora nel buio, lascia scorgere solo un po’della sua costa… quanto basta per infondere fiducia nel pellegrino Francesco e accrescere in lui il desiderio per questo nuovo cammino.

È la notte del dì delle Ceneri e Francesco si mette in cammino. La celebrazione della memoria dell’umana caducità – espressa dalle parole della liturgia: ricordati, o uomo, che sei polvere e ritornerai in polvere – e il forte ed esplicito richiamo alla conversione: convertitevi e credete al vangelo, promuove nell’animo sensibile del santo un movimento nuovo e singolare, un esodo, un andare discreto ma deciso e per nulla indugiante.

Le circostanze – la notte, l’assenza dei fratelli, la richiesta di mantenere il riserbo fatto al suo “divoto” – ci immettono subito nella dimensione intima e interiore di questo movimento: Francesco non fugge da se stesso, dai fratelli, dal mondo… egli si muove con tutto se stesso, con ciò che è e ciò che gli appartiene, verso un’isola.

Prima però di cercare di intuire il “segreto” dell’isola ci soffermiamo e riflettiamo sull’unico testimone dell’andare di Francesco, complice e mediatore della sua avventura. L’autore dei Fioretti parla di un “divoto” del santo, ma aggiunge che si tratta di una persona interpellata in nome del “suo amore di Cristo”.

Il compagno di cammino e in qualche modo anche la “guida” – visto che concretamente è lui a “guidare” la navicella verso l’isola – è certamente un amico che ha gli “strumenti”, la navicella, appunto, per condurre all’isola e poi per ricondurre a casa un amico; è dunque, investito di un ministero, di un servizio ben preciso, che esplica nel l’accompagnamento, nell’attesa della sosta sull’isola, nella capacità di custodire il silenzio e di mantenere il riserbo.

La memoria corre a frate Leone, abituale compagno di viaggio di Francesco… e suo confessore; tale memoria diviene luce per noi, per il nostro andare di oggi: non possiamo pensare di partire, di fare esodo, di accogliere l’invito dello spirito a recarci sull’isola e fare quaresima senza aver prima interpellato un amico, un compagno spirituale che, per amore di Cristo, metta i suoi “strumenti” a servizio del nostro andare, nella gratuità e nella segretezza di un dono che mentre si attiva diviene comunione... comunione vitale e reciproca.

“E santo Francesco rimase solo… si pose in orazione e a contemplare le cose celestiali” (FF 1835).

È impossibile pretendere di interpretare l’esperienza di Francesco, leggere nel suo silenzio o, peggio, cercare di carpire il suo mistero; possiamo invece vedere nell’esperienza di Francesco come la parola accolta sia davvero efficace e capace di convertire, di riorientare, cioè, la vita.



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