News > Quel leggero sorriso

23/04/2016 10:02
Il crocifisso glorioso di San Damiano


Il volto del Crocifisso di San Damiano è coperto da un delicatissimo velo, quasi un’ombra che ne alleggerisce lo sguardo rivolto all’umanità.

Gli occhi, grandi e aperti, confermano che il Cristo morto sulla croce è vivo ed ora la morte non ha più potere su di lui.

Un leggero sorriso che affiora sulle sue labbra. La testa, ornata di lunghi capelli, è leggermente girata a destra.

Questi particolari sottolineano l’umanità del Cristo che ha vinto la morte.

Alcuni vedono, nelle rughe della fronte, l’immagine di una colomba (lo Spirito Santo). Il collo del personaggio è molto grosso, fino ad essere sproporzionato, per indicarne l’importanza. 

La figura del Salvatore non è appesa ai chiodi, ma quasi poggiata sul legno della croce. Le braccia, anche se sofferenti, sono distese in segno di accoglienza. Le gambe, forti, sostengono il corpo in posizione verticale. Lo stare in piedi indica la potenza di Gesù: egli annuncia la vittoria di Dio sulla morte.

Il Perizoma, stretto ai fianchi del Cristo, non somiglia allo straccio con il quale, di solito, si coprivano le parti intime del condannato.

Qui vediamo un perizoma di lino, bordato di oro, quasi una veste sacerdotale per presentarsi al popolo ed implorare il perdono di Dio su tutti.

Le piaghe nelle mani, nei piedi e sul costato: da queste ferite sgorga sangue per la redenzione del mondo.

In cima alla croce leggiamo la scritta: “IHS NAZARE REX IVDEORVM”: Gesù di Nazareth, re dei Giudei. Nel Vangelo di Giovanni si legge: “Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, re dei Giudei”… Era scritta in ebraico, in latino e in greco (cfr. Gv 19, 19-20).

Sopra questa iscrizione vediamo la figura di Gesù risorto che ascende al cielo, in movimento ascensionale, coperto da lungo mantello che è lo stendardo della risurrezione.

Nella mano sinistra il Salvatore ha la croce, segno della sua vittoria sulla morte.

La mano destra, invece, è protesa in alto verso Dio Padre. Attorno alla testa, l’artista ha dipinto l’aureola della gloria.

Gli occhi aperti del Cristo, pieni di fiducia e di pace, sono rivolti al Padre che, con la sua mano destra benedicente, fa risorgere il Figlio dalla morte e, nello stesso tempo, “benedice” tutte le opere del Salvatore del mondo.

La mano distesa, con le due dita aperte e le altre chiuse a pugno, è comunemente identificata con la presenza di Dio. Secondo la tradizione biblica, tale gesto può significare anche potenza e forza.

Alcuni, in questo gesto, vedono anche l’azione dello Spirito Santo. Il cerchio, simbolo di perfezione, è tagliato dal Cristo, il quale varca i confini del presente ed accede all’eternità nell’amore del Padre.

Tutta la scena dell’ascensione di Cristo è contornata da angeli ed arcangeli. I loro volti sono raggianti di gioia, perché Cristo ha vinto la morte ed ora torna alla casa del Padre. Le ali, il capo e le braccia sono in movimento. Anche le mani sono aperte in segno di saluto.

Due gruppi di angeli sono raffigurati intorno alle mani ferite ed insanguinate del Salvatore. Nei loro volti però vediamo commozione e pietà. Dai gesti e dagli sguardi sembra che dialoghino fra loro e quasi commentino “in diretta” l’avvenimento della crocifissione.

Sul basamento della croce vi sono conchiglie dorate aperte. Ciò simboleggia il mistero pasquale che entra nella realtà umana e la rende partecipe della divinità. I vari colori hanno significati diversi: il nero ricorda gli abissi della morte; il rosso è il colore della divinità ed anche colore del sangue salvifico del Cristo che sgorga dalle ferite. Secondo alcuni, questo scenario con figure poco visibili, riguarda i santi dell’Antico Testamento liberati dal limbo. Secondo una ipotesi recente, le due figure che si intravedono, rappresentano Pietro (a sinistra) e Paolo (a destra). Una ipotesi confermata dalla presenza del gallo ritratto all’altezza del polpaccio, posto, verticalmente, proprio sulla testa di Pietro. È forse superfluo ricordare che il gallo è legato al tradimento di Pietro.

C’è anche un’altra interpretazione che vede nel gallo il nuovo giorno che sorge, cioè il Cristo che risorge al terzo giorno. Ma abbiamo ancora un’altra ipotesi esplicativa, che vede nelle due figure i santi patroni dell’Umbria: san Giovanni e san Michele. Le quattro figure, che appena appena si intuiscono accanto alle due immagini di cui abbiamo parlato, secondo questa ipotesi potrebbero essere i Santi Rufino, Giovanni Battista, Pietro e Paolo.

L’abrasione della pellicola pittorica è dovuta certamente alla devozione popolare, mai stanca di toccare gli oggetti della propria venerazione.







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