News > Relazione: abecedario dello spirito

10/11/2016 09:51
di Umberto Occhialini


Alcune parole del lessico adoperato dai cristiani non sono come le altre. Vorremmo passarne in rassegna alcune per comprendere meglio il loro uso secondo il modo di intenderle e usarle: da cristiani, appunto!

Il termine relazione è applicabile a un numero indefinito di casi, perché indica il rapporto o il legame tra due o più realtà, di qualsiasi natura, fisica, biologica, personale, spirituale, rapporto di varia natura, di dipendenza o interdipendenza, di superiorità o inferiorità, di amore o di odio, e così via.

Nell’universo tutto è in relazione, in interdipendenza, con qualche cosa altra da sé, dalle più piccole particelle ai grandi astri, in tutto e in tutti si verifica l’alterità e l’unità.

Per la fede cristiana è in Dio uno e trino che sussistono l’unità e le distinzioni, l’unità di Dio e le relazioni tra Padre e Figlio e Spirito Santo, tre persone divine che in un infinito eterno amore sono una totalmente nell’altra.

È sempre alla luce della fede che l’uomo deve vivere le essenziali relazioni con Dio e con gli altri uomini.

Con Dio la prima relazione è quella tra il Creatore e la creatura. La creazione è il primo atto d’amore con cui Di ci ha tratto fuori dal nulla e ha detto che la nostra esistenza era «una cosa molto buona» (Gen 1, 31). Verso di lui la relazione dell’uomo deve essere sempre di amore riconoscente, di somma fiducia, di adorazione.

Ma la fede rivela che Dio ha chiamato l’uomo a una comunione di vita con lui. Già con il popolo d’Israele il Signore si dichiara padre e sposo, ma è con l’incarnazione-passione-risurrezione del Figlio che il suo disegno giunge a compimento, eleggendoci a essere suoi figli adottivi nel Cristo Gesù, per opera dello Spirito Santo, destinati a partecipare alla sua vita eterna e beata.

La relazione con Dio diventa allora quella di figli nell’amore obbediente al Padre, di fratelli col Figlio fatto uomo, di comunione nello Spirito Santo.

Con il Cristo formiamo un solo corpo di cui egli è il capo e noi le membra, diventiamo tralci di lui, vera vite, da lui attingiamo la grazia che salva e santifica.

La relazione definitiva ed eterna degli uomini con Dio si realizzerà nel cielo, dove «egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro» (Ap 21, 3).

La relazione con Dio determina pure la relazione tra noi. Il principio generale è che dobbiamo amare tutti gli uomini perché Dio li ama e come Dio li ama.

Ci sono relazioni per natura più strette, come quelle famigliari: tra sposi, tra figli e genitori, fratelli e sorelle, tra parenti vari. L’amore naturale deve essere consolidato o riparato con i principi della carità cristiana, ma la carità va oltre i legami di parentela o di amicizia, si estende anche ai nemici, a chi ci fa soffrire, a chi ci ha fatto del male. Essa si manifesta nella misericordia, nel perdono, nella compassione per ogni indigenza, infermità, necessità.

In ABECEDARIO DELLO SPIRITO, di Umberto Occhialini
dal n. 1/2016 della Rivista Porziuncola







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