News > San Damiano: Veglia di preghiera nel Transito di Santa Chiara

10/08/2012 23:57
Omelia del Min. Prov. e Messaggio delle Clarisse


Si è celebrata questa sera, con la presenza di Frati, Suore e numerosissima gente che gremiva tutto il sagrato del Santuario di San Damiano, la Veglia di preghiera che ogni anno ha luogo nel luogo testimone dei 42 anni di vita consacrata di Chiara d'Assisi e del suo beato transito nella notte inoltrata di san Lorenzo, tra il 10 e l'11 agosto del 1253.

La preghiera, svoltasi con impressionante raccoglimento, è stata arricchita da una meditazione di fr Bruno Ottavi, Ministro Provinciale, e da un messaggio inviato ai convenuti dalle Sorelle Clarisse del monastero S. Lucia di Città della Pieve.

Sebbene entrambi gli interventi siano riportati integralmente, anticipiamo la chiusura delle Sorelle Clarisse perché pare proprio essere l'illuminata e degna chiusura che si doveva al Centenario: stanno per spegnersi i riflettori sulla figura di Chiara, al termine di quest'anno centenario. Celebriamo il suo transito, e Chiara ci lascia per ritornare nell'ombra, quell'ombra a lei tanto cara e da lei tanto desiderata, l'ombra del suo "beatissimo padre Francesco". per lei "colonna e unica consolazione dopo Dio e sostegno" (TestsC 38). Chi viene ad Assisi in genere cerca Francesco, e solo chi ha buon fiuto spirituale arriva anche a Chiara... ma quando la trova non la lascia più, perché capisce che senza Chiara non potrà capire neppure Francesco. Se siamo qui questa sera, è perché l'abbiamo incontrata: continuiamo a tenerla vicino, e lei, donna fedele e sapiente, non abbandonerà noi e ci guiderà alla verità e alla pace.

Omelia del Ministro Provinciale dei Frati Minori dell'Umbria, fr Bruno Ottavi.

Fratelli e sorelle, il Signore vi dia pace!

Questa sera, nel ricordo del Transito della nostra Madre Santa Chiara e al termine dell'Ottavo Centenario della sua Conversione e Consacrazione alla Porziuncola, siamo invitati a rendere grazie a Dio per i doni meravigliosi che Padre delle Misericordie ha fatto a questa nostra sorella e madre nella fede. Prima di tutto il dono della sua vita offerta in questo luogo di grazia, nella contemplazione del Dio Amore, dove lei e le sorelle sono diventate segno vivente di una vita totalmente donata a Dio nella sua Chiesa.

Santa Chiara è la sposa del Cantico, che il suo Signore ha cercato come l'Amato cerca l'Amante, una sposa pronta sempre a seguire il suo Signore. Il mio Diletto è per me e io sono per lui, potrebbe ripetere Chiara a Dio che l'ha voluta qui a contemplare il mistero dell'Amore.

Santa Chiara è Maria di Betania che unge i piedi di Gesù, dove l'olio è il segno prezioso della carità di Dio, un dono del suo Amore che proviene dalla sua morte in croce, e che viene restituito a Lui nella ricerca continua di una piena comunione di amore tra Dio e l'uomo. L'Amore è Dio che si dona per primo, ma l'amore è anche l'uomo che è invitato a rispondere totalmente con il dono della sua vita, e Chiara ne è un esempio prezioso.

Tutto questo, come è possibile in una fragile donna, giovinetta nel momento in cui decise di seguire Francesco, ma che ha vissuto sempre in una continua tensione di amore fino alla sofferenza della lunga malattia che, come dice Tommaso da Celano, "in questo angusto reclusorio per quarantadue anni ruppe l'alabastro del suo corpo ... perché la casa della Chiesa sì riempisse della fragranza degli unguenti" ?

Come è possibile la sua fede continua e costante per il Corpo di Cristo, cioè per la Chiesa del suo tempo, quando lei ha vissuto lungamente nell'attesa che la sua Regola venisse approvata, anzi vi erano molte resistenze per riconoscerle quel "privilegio di povertà" tanto desiderato ?

Come è possibile che questa donna sia stata la gelosa custode del primitivo carisma del Padre San Francesco, quando intorno a lei l'Ordine dei Frati Minori viveva un momento di divisioni e di contrasti, che lo porteranno fino alla divisione e a volte a mettersi contro la Chiesa istituzionale; come ha potuto lei, nel nascondimento di San Damiano, essere punto di riferimento del carisma francescano e segno di minorità per tanti frati ? 

Come può ancora Chiara di Assisi attrarre tante giovani a seguirla nel bei carisma clariano, dove tanti Monasteri sparsi per il mondo ancora oggi sono un segno di contemplazione e di preghiera per le tante necessità dell'uomo di oggi ?

Infine come può Chiara continuare ad essere ancora punto di riferimento per tante persone che la venerano, e questa sera ne abbiamo un chiara dimostrazione a giudicare dal numero di presenti, ne seguono l'esempio e sono attratte dalla sua vita santa ?

Credo che la risposta a questi interrogativi sia: la fede di Chiara, una fede che è stata solida, perseverante e operativa.

Solida, in quanto fondata sulla Parola di Dio, sui Sacramenti, sull'amore per i poveri, sull'amore fraterno che ha testimoniato con la sua vita... Poche cose, ma essenziali per coltivare e far crescere la fede nella vita di un cristiano.

Perseverante, in quanto nonostante le contrarietà e le difficoltà del suo cammino nella chiamata di Dio, soprattutto nei primi momenti della sua consacrazione quando ha dovuto resistere alle pressioni della sua famiglia, si è fidata della chiamata del Signore mediante Francesco; nonostante la difficoltà degli inizi, qui a San Damiano, di una vita povera, reclusa e forse mal compresa, ha saputo dare coraggio alla fraternità e sì è fidata della Provvidenza di Dio ed inoltre nonostante l'incomprensione iniziale della gerarchia della Chiesa del suo tempo, ha saputo credere nella Sposa di Cristo, cioè della Chiesa e si è fidata della sua parola.

Infine una fede operativa, che cioè non si è fermata alla teorivazione o alla ideologizzazione, ma ha cercato sempre di porre in opera ciò che credeva. Nella preghiera, nel lavoro, nella vita fraterna, nell'amore per i poveri che si presentavano alla sua porta, ha sempre dato una risposta chiara e sicura, sapendo di dover rispondere con l'amore a quell'Amore che l'aveva chiamata fin dagli inizi, ottocento anni fa.

La sua fede arriva fino al termine della sua vita, in quella bellissima frase che le testimoni del Processo di canonizzazione ci riportano: "Va' secura in pace, però che averai bona scorta: però che quello che te creò, te santificò; e polche te creò, mise in te lo Spirito Santo e sempre te ha guardata come la madre io suo figliolo lo quale ama". Et aggiunse: "Tu, Signore, sii benedetto, io quale me hai creata".

Mi sembra che queste parole siano il culmine del cammino spirituale di Chiara, il frutto di tutto questo cammino di fede. Chiara si ritrova nella sua "nudità" battesimale, nella vera "altissima povertà" di creatura, da sempre e per sempre amata, interamente nelle mani di Colui che l'ha creata. 

Chiara si riconosce santificata in Cristo prima ancora di venire alta luce, abitata dallo Spirito dal momento del battesimo e sempre custodita con tenero amore materno da quel Padre che aveva conosciuto, nel corso di tutta la sua vita, come "Padre delle misericordie".

È significativo come in punto di morte Chiara celebri semplicemente il suo essere "cristiana", lasciando emergere, con eccezionale profondità, quell'essenza più profonda della sua anima che vive dal battesimo l'amore di Dio Trinità. Chiara, morendo, ritorna al battesimo, Il momento della sua nascita in Cristo! Tutto il lungo cammino di sequela Christi, in santa unità e altissima povertà, corporalmente rinchiusa, l'ha portata qui, a ritrovarsi semplicemente figlia nel Figlio amato.

Chiara lascia questo mondo avendo nel cuore solo i sentimenti di Cristo, per questo può benedire Dio che l'ha creata, per questo può dire all'anima sua. «Va' sicura in pace» e restituire con gioia Il dono della vita, senza rimpianti, senza paure.

"Sicura" perché il Padre sarà con lei nell'ultimo passaggio così come sempre lo è stato in questa vita; "sicura" perché nella comunione con le sue sorelle aveva sperimentato qualcosa di questa certezza di amore; "sicura" perché, come Gesù, può dire di aver compiuto la volontà del Padre; "sicura" perché finalmente povera di se stessa, è ormai pronta per essere totalmente e per sempre inabitata dal Dio trinitario che è Amore.

Quega è la Vita di Chiara di Assisi e questa è la sua morte, segnate da una profonda fede. E noi ? Come viviamo la nostra vita e come vvremoil nostro passaggio al Padre delle Misericordie? Il Signore doni a noi di crescere sempre più nella fede in Lui, nell'amore alla Santa Chiesa e nella carità fraterna!

Amen

 

Messaggio delle Sorelle Clarisse del Monastero S. Lucia di Città della Pieve.

Carissimi amici di Chiara,

ci uniamo spiritualmente a tutti voi, che questa sera avete avuto la grazia tutta speciale di salutare la chiusura dell'ottavo centenario dell'inizio della sua avventura evangelica proprio qui, dove l'ha vissuta per tutto il tempo della sua vita. Come ci racconta il biografi) nell'antica leggenda: "Nell'eremo di questo piccolo luogo la giovane Chiara si chiuse per amore dello sposo celeste. Qui si rinchiuse a vivere, nascondendo il suo corpo alla tempesta del mondo per il resto della sua vita. In questa grotta di mura la colomba argentata fece nido. generò una comunità di giovani di Cristo, istituì un monastero santo che diede origine all'Ordine delle povere signore" (LegsC 10).

Qui dunque anche tutte noi in Chiara siamo nate e in lei siamo vissute...

Questo è un luogo santo, perché le sue mura hanno respirato la santità di una donna che è stata capace di far parlare di sé per secoli e secoli, pur non essendo mai uscita di qui! Dice bene Papa Alessandro IV nella Bolla scritta per la canonizzazione di Chiara: "Nulla di strano in questo: perché non poteva avvenire che una lampada tanto vivida, tanto splendente. rimanesse occulta senza diffondere luce ed emanare chiaro lume nella casa del Signore; né poteva rimanere nascosto un vaso con tanti aromi, senza emanare fragranza e cospargere di soave profumo la casa del Signore" (BolCan 15).

Privilegio grande dunque quello di essere qui questa sera, perché è la luce stessa di Chiara, che ancora risplende dopo tanti secoli, ad avervi silenziosamente attirati, è la fragranza ancora tanto intensa del suo profumo. E se Chiara vi ha attirati, sicuramente ha qualcosa da dirvi. Non è donna infatti da perdere tempo, senza usarlo in qualche modo per lavorare per la causa del Regno dei cieli... Mettiamoci allora in ascolto della sua voce, cerchiamo di cogliere il messaggio con cui vuole chiudere questo anno di grazia: si sa che alla fine di un incontro si dicono le cose importanti, quelle che vogliamo restino impresse in chi ci ascolta!

Chiara era ed è una donna semplice, e sicuramente sono poche e semplici le parole che ci vuole donare: le raccogliamo dai suoi scritti.

"Lasciate completamente da parte tutte quelle cose che in questo fallace mondo inquieto prendono ai lacci i loro ciechi amanti, amate con tutti voi stessi colui che tutto si è donato per amore vostro" (cf. 3LAg 15). Ecco una prima parola, semplice. Gesù per amore di noi. di ciascuno di noi, ha dato tutto, ha dato la vita. Gesù ci vuole felici. ci vuole salvi, e per questo si è caricato lui del nostro peccato per liberare noi. Quando Chiara ha capito questo. non ha potuto fare a meno di rispondere con il dono stesso di tutta la sua vita... E a noi dice: "Fatelo anche voi, amate Gesù, amatelo lì dove siete, dentro il vostro quotidiano, nella sua ferialità... per sentire anche voi ciò che sentono gli amici, gustando la dolcezza nascosta che Dio stesso fin dall'inizio ha riservato ad essi" (cf. ivi 14). Attenzione, però: c'è un mondo inquieto e fallace che tende lacci ai suoi ciechi amanti... Colpisce questa immagine di una società del XIII secolo sofferente delle nostre stesse malattie di oggi. "Il mondo è inquieto", ci dice Chiara: guardiamoci intorno, guardiamoci ancor prima dentro.., non è forse così, non siamo abitati da una più o meno sottile inquietudine che turba la serenità del nostro sguardo e di quello di chi ci circonda? E' solo la crisi economica o non piuttosto una più profonda crisi esistenziale ed etica. di cui quella economica è solo una conseguenza inevitabile'? 'il mondo è fallace. inganna-: quanta delusione e disillusione serpeggia con sempre maggior insistenza dentro le pieghe dei nostri ambienti... ci si sente traditi dall'uomo, dalla vita, frustrati nei nostri desideri, nei nostri progetti.

Con tutto questo, nessun ripiegamento su di sé. perché Chiara è la donna della speranza: ha trovato Gesù. il Dio della vita e della gioia, e ce lo indica: "Amatelo. servitelo. ringraziatelo". E con quella concretezza che è tipica dei santi ci dà pure delle indicazioni di cammino, perché non restiamo irretiti dai lacci del mondo: due binari sicuri. l'altissima povertà e la santa fraternità, i due binari sui quali lei stessa ha corso lungo tutto il cammino della sua vita. "con corsa veloce, passo leggero. senza inciampi ai piedi" (2LAg 12).

"Voi sapete", ci dice Chiara, "che il Regno dei cieli è promesso e donato solo ai poveri.., e che non si può servire a Dio e a manimona" (1LAg 25). Attenzione dunque alle ricchezze, intese nel senso più ampio: agli onori, al successo secondo il mondo, alla notorietà, a tutto ciò che il mondo insegue e propone come garanzia di felicità. Attenzione, perché vi è più felicità nel poco guadagnato con onestà e con serenità, perché la via per diventare davvero "luce" in questo mondo, come lo è stata, e lo è dopo 8 secoli, Chiara. è vivere con fedeltà e con amore il santo vangelo, e non volere altro.

Ancora Chiara ci dice: "Amandovi a vicenda nell'amore di Cristo, dimostrate al di fuori con le opere l'amore che avete nell'intimo (TestsC 59), amatevi cioè l'un l'altro e ditevi questo amore con le opere". Bastano opere semplici. un sorriso, una parola, un gesto di carità che dicano affetto e cortesia verso il fratello.

Così è stata la vita di Chiara in S. Damiano: una vita povera, essenziale, sobria, dove ci si accontentava di ciò che la Provvidenza di Dio, di cui i fratelli si facevano strumento, mandava ogni giorno: una vita in santa unità, le cui giornate erano costellate di gesti pieni di amore e di attenzione. Attenzione reciproca delle sorelle tra di loro, e attenzione di tutte all'uomo, quell'uomo che viveva al di fuori di queste mura. che — nel XIII secolo come oggi — ha bisogno di Dio e forse neppure lo sa: e le sorelle lo custodivano così, silenziosamente, nella preghiera. portandolo davanti al loro Signore.

Ecco che stanno per spegnersi i riflettori sulla figura di Chiara, al termine di quest'anno centenario. Celebriamo il suo transito, e Chiara ci lascia per ritornare nell'ombra, quell'ombra a lei tanto cara e da lei tanto desiderata, l'ombra del suo "beatissimo padre Francesco". per lei "colonna e unica consolazione dopo Dio e sostegno" (TestsC 38). Chi viene ad Assisi in genere cerca Francesco, e solo chi ha buon fiuto spirituale arriva anche a Chiara... ma quando la trova non la lascia più, perché capisce che senza Chiara non potrà capire neppure Francesco. Se siamo qui questa sera, è perché l'abbiamo incontrata: continuiamo a tenerla vicino, e lei, donna fedele e sapiente, non abbandonerà noi e ci guiderà alla verità e alla pace.

10 agosto 2012, nel transito della Madre S. Chiara
Le Sorelle Clarisse del Monastero S. Lucia di Città della Pieve







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