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mercoledì, 25 aprile 2018
La devozione del Poverello per il principe San Michele 29 Set 2017

San Francesco, pellegrino sul Gargano

Il santuario di San Michele Arcangelo si trova a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia. Secondo la tradizione, il santuario ha origine nel 490, anno della prima apparizione dell’Arcangelo Michele sul Gargano.

A partire dal 650 l’area nella quale sorgeva il santuario, entrò a far parte dei domini longobardi, direttamente soggetta al Ducato di Benevento.

Il popolo germanico nutriva una particolare venerazione per l’arcangelo Michele, nel quale ritrovava le virtù guerriere un tempo adorate nel dio germanico Odino, e già a partire dal VII secolo considerarono il santuario come un riferimento nazionale dei Longobardi.

Presto San Michele divenne il principale centro di culto dell’arcangelo dell’intero Occidente, modello tipologico per tutti gli altri. Il santuario fu oggetto del mecenatismo monumentale sia dei duchi di Benevento, sia dei re installati a Pavia, che promossero numerosi interventi di ristrutturazione per facilitare l’accesso alla grotta della prima apparizione e per alloggiare i pellegrini. San Michele Arcangelo si trasformò così in una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità, tappa di quella variante della Via Francigena che conduceva in Terra Santa.

Il Santuario infatti è uno dei tre maggiori luoghi di culto europei intitolati a San Michele, insieme alla Sacra di San Michele in val di Susa, e a Mont Saint-Michel in Normandia; i tre luoghi sacri si trovano a 1000 chilometri di distanza l’uno dall’altro, allineati lungo una retta che, prolungata in linea d’aria, conduce proprio a Gerusalemme.

Dopo la caduta del Regno longobardo (774) il santuario conservò la propria importante funzione all’interno della “Langobardia Minor”, sempre nell’ambito del Ducato del Benevento che in quello stesso 774 si elevò, per iniziativa di Arechi II, al rango di principato.

Quando anche Benevento cadde nel corso dell’XI secolo, del santuario di San Michele Arcangelo si presero cura prima i Normanni, poi gli Svevi e gli Angioini, che si legarono a loro volta al culto micaelico e intervennero ulteriormente sulla struttura del santuario stesso, modificandone la parte superiore e arricchendolo di nuovi apparati decorativi.

Nel corso dei secoli numerosi sono stati i pellegrini illustri, tra cui san Francesco d’Assisi nel 1222. Di lui si racconta che si sia fermato all’ingresso della Grotta e, non osando entrarvi perché si riteneva indegno, abbia lasciato inciso sulla nuda roccia, come tanti pellegrini avevano già fatto, il segno della croce a forma di T (tau). A tale visita si fa risalire l’origine della chiesetta campestre di S. Maria degli Angeli, in delicato stile gotico, sulla parte più alta del monte, a circa 2 km dalla Città.



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