News > San Francesco profeta del giorno dopo

05/10/2017 08:34
di fra Pietro Messa OFM

San Francesco profeta - dipinto di Francesco da Rimini tra il 1313 ed il 1321 - Pinacoteca Nazionale di Bologna
San Francesco profeta - dipinto di Francesco da Rimini tra il 1313 ed il 1321 - Pinacoteca Nazionale di Bologna

Sabato 3 ottobre 1226 morì presso la Porziuncola frate Francesco d’Assisi ma essendo l’ora del tramonto liturgicamente si era già nella domenica 4 ottobre. Nel 1228 papa Gregorio IX riconobbe canonicamente la sua santità e ordinò a Tommaso da Celano di scrivere la vita del nuovo santo da leggersi – in latino legenda – soprattutto durante la sua festa liturgica che per ordine pontificio doveva essere celebrata solennemente e da tutti (cfr. F. Sedda, Franciscus liturgicus, Padova 2015). Con il passare degli anni vennero scritte altre vite di san Francesco e ciascuna con una peculiare prospettiva di lettura; certamente si distinse quella compilata da Bonaventura da Bagnoregio a motivo della preparazione teologica dell’autore (cfr. B. Faes, Bonaventura da Bagnoregio. Un itinerario tra edizioni, ristampe e traduzioni, Milano 2017).

Con il passare dei decenni e secoli la devozione per il Santo d’Assisi si diffuse e accrebbe sempre più e così anche le narrazioni – sia letterarie che iconografiche – della sua vita; i diversi autori nella generalità dei casi erano più preoccupati a presentarne l’attualità che la precisione cronachistica degli avvenimenti narrati. E così c’è chi evidenziò l’aspetto pauperistico e chi quello organizzativo in quanto fondatore di un ordine religioso di gran prestigio; chi la contemplazione e chi la predicazione, chi il suo essere diacono e chi scalzo. Non mancarono coloro che lo presentarono come un profeta nel significato di predire eventi futuri; peccato che quanto era posto in bocca al Santo o era già accaduto oppure era sotto gli occhi di tutti! E così si narra che predisse la divisione dell’ordine francescano, la tribolazione dovuta alla disputa sulla povertà, lo scisma d’Occidente in cui al papa di Roma si contrappose quello di Avignone e per alcuni anni persino un terzo a Pisa. Tali profezie “del giorno dopo”, scritte quando i fatti erano già avvenuti – ossia post eventum – in realtà erano finalizzate a infondere speranza, ossia dire che quel momento di tribolazione non sarebbe stato per sempre ma avrebbe avuto un termine.

Nei Fioretti, ad esempio, si narra che «fu rivelato da Dio a santo Francesco che frate Elia era dannato e doveva apostatare dall’Ordine e finalmente morire fuori dell’Ordine» ma che grazie alle preghiere dell’Assisiate «l’anima sua non sarebbe dannata». Tutto ciò fu scritto nel secolo XIV e quanto presentato come una profezia del Santo in realtà era già accaduto tra la fine del generalato di frate Elia nel 1239 e la sua morte a Cortona nel 1252; una lettura dei fatti determinata da quel processo di damnatio memoriae a cui andò incontro colui che secondo Tommaso da Celano san Francesco «aveva scelto come madre per sé e costituito padre per gli altri frati».

Le narrazioni di queste profezie si diffusero finché lo si ritenne necessario considerandole strumentali ad una precisa lettura della storia, per poi cadere in oblio ed eventualmente essere riprese in successivi periodi storici in cui potevano riacquistare significato. E questo vale anche oggi; l’importante è che, evitando la pigrizia mentale e con onestà intellettuale, ciascun testo sia contestualizzato e letto integralmente senza estrapolazioni. Solo così fonti inerenti non solo san Francesco ma anche santa Brigida di Svezia, santa Caterina da Siena e più vicino a noi san Giovanni Bosco si manifesteranno nel loro significato.

Pietro Messa
Pontificia Università Antonianum







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