News > Signore cosa vuoi che io faccia?

27/04/2016 19:58
La tua preghiera davanti al Crocifisso di San Damiano


BASILICA SANTA CHIARA – ASSISI

PREGHIERA DI SAN FRANCESCO
DAVANTI AL CROCIFISSO
DI SAN DAMIANO

O alto e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio.
Dammi una fede retta,
speranza certa,
carità perfetta
e umiltà profonda.
Dammi, Signore, senno e discernimento
per compiere la tua vera e santa volontà.
Amen.

È una preghiera che nasce in un tempo di crisi, di oscurità, dentro e fuori di sé. Sono gli anni in cui Dio forma e trasforma Francesco.

Una dura esperienza di deserto e di fede, di tenebre e di luce. Non si arriva alla luce della fede se non attraverso l’oscurità e la presa di coscienza delle proprie tenebre interiori. “Signore, tu sei luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre” (Sal 18, 29).

LE TENEBRE

  1. Il buio non esiste, non è misurabile, solo la luce si può misurare. La tenebra è il nulla, è l’assenza di luce, l’assenza di Parola di Dio, assenza di Dio, di comunione con lui. E’ il vuoto, è mancanza. Percepire la tenebra come assenza di Dio e soffrirne… è già una grazia. Non sono i cinici a soffrire per l’assenza di Dio, ma i mistici.
  2. È la paura, per mancanza di punti di riferimento, per mancanza di persone amiche che ti stiano vicino, è la solitudine. E’ paura di qualche nemico che ti sorprende.
  3. È la mancanza di orientamento, non sapere e non potersi muovere. Non sapere dove andare. Non sapere che fare.
  4. È una affettività ambigua, disordinata, non avere chiare le priorità nella nostra affettività, che Gesù così ha sintetizzato: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze, e amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,37.39). Un attaccamento affettivo strano, disordinato, può allontanare Dio dalla nostra vita, che passa così in secondo piano.
  5. Non obbedire a nessuno. Essere punto di riferimento di se stesso. Ascoltare e obbedire sono quasi la stessa cosa (audire e ob-audire: stesso campo semantico). L’obbedienza è un modo di pensare, una struttura che facilita la fiducia, la fede in Dio. Abitua a fare non ciò che io voglio, non solo ciò che io capisco o che sento, ma a volte ciò che non voglio, ciò che non capisco, ciò che non sento, anche se lo percepisco come un bene per me. Tutto quanto Dio ci rivela è forse di immediata comprensione? Credere è cercare un significato più profondo alle cose, è non fermarsi alla superficie. La fede si nutre di ascolto della Parola di Dio e di riflessione.
  6. La tenebra interiore è il peccato, l’assenza di grazia, di amore.

LA LUCE

“Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Sal 118,105). Dio ci è venuto incontro, e lo fa ancora oggi, con la luce della sua Parola, che non illumina tutto il cammino, ma solo quanto basta per i passi che dobbiamo compiere oggi, perché impariamo a fidarci di Lui, perché smettiamo di pretendere di poter tenere tutto sotto controllo, di dominare la realtà.

Ma la luce di Dio si è fatta molto intensa in Gesù, suo Figlio, che di sé ha detto: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). La lampada che illumina il mondo è l’Agnello (Ap 21,23), cioè Cristo crocifisso, amore di Dio per noi fino alla fine. Attenzione a volerne fare a meno: si rischierebbe di rimanere ciechi, di non vedere e non capire il senso della vita e di ogni cosa (Gv. 9,39-41).

“Signore, che vuoi che io faccia?”
“Francesco, va e ripara la mia Chiesa
che, come vedi, è tutta in rovina!”

Francesco, davanti a questo Crocifisso, ha pregato e ha compreso la sua vocazione, quella di testimoniare il Vangelo nel mondo e di restaurare la Chiesa, la Sposa bella di Cristo Gesù, amandola, facendosene carico e facendone parte attiva.

Chiara è rimasta tutta la vita davanti allo stesso Crocifisso, in preghiera e contemplazione, per collaborare così al restauro della Chiesa, desiderosa, insieme alle sue sorelle, di unirsi a Gesù come Lui si è unito a noi. E scrive questo suo sguardo contemplativo in una lettera ad Agnese di Praga, sguardo che può essere ora anche il nostro: “Vedi che Egli per te si è fatto oggetto di disprezzo, e segui il suo esempio rendendoti, per amor suo, spregevole in questo mondo. Mira, o nobilissima regina, lo Sposo tuo, il più bello tra i figli degli uomini (Sal 44,3), divenuto per la tua salvezza il più vile degli uomini, disprezzato, percosso (Is 53,3.4) e in tutto il corpo ripetutamente flagellato (Mt 19, 20; 27,26), e morente perfino tra i più struggenti dolori sulla croce. Medita e contempla e brama di imitarlo. Se con Lui soffrirai, con Lui regnerai (cfr. Rm 8,17; 2Tm 2,12); se con Lui piangerai, con Lui godrai; se in compagnia di Lui morirai (2Tm 2,11) sulla croce della tribolazione, possederai con Lui le celesti dimore nello splendore dei santi (Sal 109,3), e il tuo nome sarà scritto nel Libro della vita (Fil 4,3; Ap 14,22) e diverrà famoso tra gli uomini. Perciò possederai per tutta l’eternità e per tutti i secoli la gloria del regno celeste, in luogo degli onori terreni così caduchi; parteciperai dei beni eterni, invece che dei beni perituri, e vivrai per tutti i secoli” (2a Lettera a S.Agnese di Praga, 19-23).

È come se Chiara avesse voluto trasmettere ad Agnese una “fotografia” di questa icona così importante nella vita sua e di Francesco. Quasi a dire: “questo è il Cristo come noi lo contempliamo, vivo perché risorto, ma con i segni della passione di amore in tutto il suo corpo”, un’icona che traduce bene le parole dell’Apocalisse di Giovanni, il discepolo che ha contemplato Gesù in croce e l’ha visto poi vivo: “vidi … un Agnello, in piedi, come immolato” (Ap 5,6).

Questa immagine che contemplarono Francesco e Chiara ora sta davanti ai tuoi occhi…

… ti stai accorgendo che Lui ti guarda?
… ti rendi conto che chi soffre è Lui e non tu? o per lo meno Lui con te e tu con Lui?
… ti accorgi che Lui è vivo,
ma i segni della sua passione di amore, del suo appassionato amore per te, rimangono?
… non senti che Lui vuole dirti qualcosa per la tua vita, per il momento che stai vivendo?
... gli stai chiedendo cosa vuole da te, per te?

Puoi ripetere la preghiera che Francesco faceva davanti a questo Crocifisso, O alto e glorioso Dio… chiedendo:

  • fede retta, cioè completa, senza limature, quella trasmessa dalla Chiesa e vissuta da tanti uomini e donne semplici e dai santi; fede-fiducia in Dio Padre che ci ama;
  • speranza certa, fondata sulla fede e sulle promesse di Gesù nel Vangelo: “questa è la promessa che egli ci ha fatto: la vita eterna” (1Gv 2,25);
  • carità perfetta, quell’amore, dono dello Spirito Santo, che è unico e che si incarna in mille modi, ma che giunge a perfezione solo se assomiglia all’amore che il Signore Gesù ha per noi: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34);
  • umiltà profonda, che è lo stile di Dio e la verità di noi creature. Francesco vuole trovare il vero se stesso, spogliandosi di apparenze, scendendo da falsi piedistalli, rinunciando ad ogni benché minima parvenza di potere e ricchezza. Umiltà è libertà e segno di intelligenza.
  • senno, l’intelligenza per comprendere il senso, il significato delle cose. A Dio non dispiace se usiamo l’intelligenza.
  • e discernimento: non tutto è vero, non tutto è bene. Cristiani adulti nella fede sono “quelli che, mediante l’esperienza, hanno le facoltà esercitate a distinguere il bene dal male” (Eb 5,14). Ce lo ricorda anche s. Paolo: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2).
  • per compiere la tua vera e santa volontà: quando Francesco ha smesso di fare quello che voleva lui e ha cominciato a cercare e fare la volontà di Dio, allora ha trovato la strada giusta. Conoscere per amare, conoscere di essere amati da Dio per amare. Il sapere che non porta ad amare è sterile. La scienza che non rivela il senso della vita come amore non raggiunge il suo scopo.

Signore, cosa vuoi che io faccia?

 

Sul sito della Basilica di Santa Chiara in Assisi, la stessa meditazione è disponibile in pdf anche in inglese e francese.







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