News > Veglia pasquale nella notte santa

17/04/2014 08:00
Conoscere meglio, per meglio celebrare


Quella che, probabilmente, è la notte più bella che la liturgia ci fa vivere durante l’anno, è articolata in quattro momenti, caratterizzati dalla semplicità degli elementi: luce, parola, acqua, pane e vino.

 

1. Lucernario (LUCE)

Cominciamo la celebrazione fuori, al buio:

Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,

ognuno di noi seguiva la sua strada …

(Is 53,6 - II lettura del Venerdì Santo)

Qual è il mio buio in questo periodo? All’epoca della sua conversione iniziale, san Francesco si rivolgeva al Signore, invocando: “Alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio …”.

Affinché possiamo trovare risposta a questa e ad altre domande, la Luce ci viene dal Risorto: Lumen Christi, ci viene annunciato. E rispondiamo, con gratitudine: Deo gratias!

Questa luce, stando in Cristo e nella Chiesa, cresce d’intensità e illumina i nostri volti … e ce la possiamo trasmettere gli uni agli altri. Dal fuoco nuovo al cero – la luce di Cristo risorto – alle nostre piccole Candele, come quelle che ciascuno di noi ha visto brillare il giorno del proprio battesimo.

«La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito»: è l’orazione pronunciata dal celebrante all’accensione del cero. Ecco che la notte diviene esultanza e risuona, infatti, l’Exultet: «Esulti … Gioisca … Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!». Quello del Preconio pasquale è un testo meraviglioso, che merita di essere meditato, in quanto ricolmo di stupore e gioia pasquale.

 

2. Liturgia della Parola (PAROLA)

Il cero pasquale viene posto accanto all’ambone, la cui simbologia dovrebbe sempre richiamare la Risurrezione e da cui viene proclamata, abbondante, la Parola di Dio: alla luce di Cristo risorto, ripercorriamo la storia della salvezza.

Nelle Letture di questa notte, viviamo un crescendo, che genera stupore: “ma allora era Lui che aleggiava sulle acque, era Lui il vero sacrificio di Abramo, era Lui che ha guidato il Popolo attraverso il mar Rosso e nel deserto … era Lui che mi attendeva, oggi, per liberarmi dall’angoscia della morte … era proprio Lui!”.

Troppe volte, forse, rischiamo di definire “noiosa” o “pesante” la ricchezza delle letture di questa notte santa. La Creazione, l’episodio di Abramo e Isacco e il passaggio del Mar Rosso; quindi la parola dei profeti: Isaia che ci parla della fedeltà di Dio e dell’Alleanza che Egli ha stretto con noi, Baruc che ci esorta ad accogliere la Sapienza di Dio ed Ezechiele che annuncia il progetto di salvezza che Dio ci prepara. Questa storia di salvezza è anche la storia della mia salvezza! A questo punto possiamo intonare, con la voce, gli strumenti e le campane, il Gloria al Dio fedele, che compie ogni promessa. Quindi ci rimettiamo in ascolto della Parola, con San Paolo che ci parla del nostro Battesimo in Cristo morto e risorto, in virtù del quale possiamo cantare – finalmente! – l’Alleluia. Lodate il Signore, significa, ed è una lode che vorremmo non finisse mai, proprio come la vita eterna che ci viene annunciata dal Vangelo, con il racconto della Risurrezione del Signore Gesù.

 

3. Liturgia battesimale (ACQUA)

Attenzione: questa non è la parte della Veglia che riguarda solo i bambini che saranno battezzati! È proprio qui che posso capire qual è il contatto tra me e Gesù morto e risorto! Proprio qui vedrò la differenza tra essere spettatore della sua Pasqua ed esservi coinvolto: l’acqua battesimale, dalla quale sono io stesso rinato, è quella sgorgata dal costato di Gesù crocifisso il Venerdì santo.

A questo punto, infatti, riaccendiamo le candele e rinnoviamo le promesse battesimali.

Doni della rinascita battesimale sono la libertà dal peccato («Rinuncio») e la vita secondo lo Spirito Santo («Credo»).

Un altro testo che consigliamo di meditare è la preghiera di benedizione dell’acqua, che ripercorre la storia della salvezza. Immergersi nell’acqua battesimale significa essere pienamente dentro questa storia di salvezza.

Non sono più schiavo del peccato e della morte … e, allora desidererò ben più delle poche gocce d’acqua che mi pioveranno sopra al momento dell’aspersione:

«Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!»

(Gv 13,9 - Vangelo della Missa in Coena Domini)

 

4. Liturgia eucaristica (PANE E VINO)

Torniamo ad offrire pane e vino … e, insieme ad essi, qualcosa della nostra vita.

È il culmine della celebrazione. Tutti i segni di questa notte: la luce, la Parola e l’acqua ci portano alla mensa eucaristica. Cristo Risorto è tra noi: Egli, come ai discepoli di Emmaus, ci svela il senso delle Scritture e spezza il pane per noi … (Preghiera Eucaristica V).

Ad Emmaus, nel momento in cui spezza il pane, Gesù scompare.

Gesù non si accontenta di apparirci, ma fa ben di più, dandosi come cibo a noi: che intimità! Concludiamo il Triduo come l’abbiamo iniziato: Gesù si dona a noi totalmente, rivelandoci così il senso della Pasqua, che è Amore, dono di sé, vita donata, vita eterna!

Allo stesso amore, Gesù ci aveva raccomandato di partecipare il Giovedì Santo: possiamo farlo, perché Egli stesso ora vive in noi. Ma non ci fa violenza: sta a ciascuno di noi decidere di accoglierlo e lasciarlo vivere in noi. Tornano alla mente la parole di Giovanni Paolo II nell’omelia di inizio pontificato (22.10.1978):

Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all'uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna!







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