News > Venerdì Santo: la Passione del Signore

15/04/2014 08:00
Conoscere meglio, per meglio celebrare


Si inizia nel silenzio, con l’altare spoglio, coi celebranti prostrati e l’assemblea in ginocchio.

Il silenzio non è quello di un funerale, ma dell’uomo che confessa la sua miseria e che si prepara a riconoscere le meraviglie di Dio. È la capacità di attendere di cui parla il Papa nell’Evangelii Gaudium: Capisco le persone che inclinano alla tristezza per le gravi difficoltà che devono patire, però poco alla volta bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo alle peggiori angustie: «[…] Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie. Si rinnovano ogni mattina, grande è la sua fedeltà … È bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore».

Quella del Venerdì Santo non è una celebrazione eucaristica, e si svolge nei seguenti tre momenti.

 

1. Liturgia della Parola (il vertice della liturgia odierna)

Tutto parla di gloria … e tutto parla di morte: un abisso chiama l’abisso … e dentro c’è Gesù, come vediamo nelle letture. Isaia (52,13 - 53,12) parla del Servo del Signore, che è Cristo. Fa eco il Salmo 30, vero e proprio grido di fiducia. La lettera agli Ebrei (4,14 -16) ci mostra Gesù-sacerdote, che imparò l’obbedienza e divenne per noi causa di salvezza. La liturgia della Parola culmina nella proclamazione (o canto) della Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni (18,1 - 19,42).

Penso mai al fatto che Gesù ha vissuto tutto questo per me? Francesco d’Assisi, nei pressi della Porziuncola, andava piangendo proprio la Passione del suo Signore!

Preghiera universale

Concludendo le proprie preghiere con le parole Per Cristo, nostro Signore, la Chiesa si rivolge fiduciosa al Padre, che nulla rifiuterà al Figlio obbediente in tutto! Oggi, in particolare, nel celebrare la passione di Gesù, sappiamo che il Padre, vedendolo il sacrificio d’amore del Figlio, non può non esaudirlo: in questa preghiera universale la Chiesa raccomanda a Lui tutto, come si può notare dall’ampiezza delle dieci intenzioni di preghiera che la liturgia ci propone.

Per me è l’occasione di affidargli anche la mia preghiera, la mia fatica, il mio dolore … dando con i gesti concretezza alle parole: sarà importante il mio coinvolgimento!

 

2. Adorazione della Croce.

«Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto» (Gv 19,37)

Ad-orare in latino significa portare alla bocca, cioè baciare!

Perché adoriamo un terribile strumento di morte qual è la croce?

Bisogna anzitutto chiedersi: qual è la mia croce? Darle un nome … ricordandomi che sono polvere (come in occasione delle Ceneri) e che Dio ama proprio questa polvere che ha voluto impastare per farne un figlio Suo!

Alla croce è legato anche quel peccato da cui non riesco a staccarmi, attraverso il quale continuo a rifiutare l’amore di Cristo e la logica dell’amore crocifisso: a questo peccato, il Signore risponde con il dono di sé, con il perdono, con Amore infinito! Questo è sottolineato dal canto dei lamenti del Signore: «Popolo mio, che male ti ho fatto?».

La liturgia ci fa compiere gesti che non ci appartengono … ma, se ho la forza di baciare la mia croce, allora ho anche la forza di riconoscere nella mia vita il luogo in cui si manifesta la gloria di Gesù. Adorerò la croce non come strumento di morte, ma come segno di vita!

- Ecco il legno della croce, al quale fu appeso il Cristo, Salvatore del mondo.

- Venite, adoriamo.

Inoltre, questo gesto mi dice la mia preziosità e unicità agli occhi di Dio: io - con tutta la mia miseria, povertà e sofferenza - valgo il sangue del Figlio di Dio!

«Siete stati acquistati a caro prezzo!» (1Cor 6,20)

Maria, Madre di Dio, donaci la forza di stare ai piedi della croce!

 

3. Comunione eucaristica

Oggi non ci sono doni da presentare all’altare, ma possiamo comunque comunicarci al pane eucaristico consacrato ieri: Corpo del Signore che si è donato totalmente sulla croce.

Concludiamo la celebrazione come l’abbiamo iniziata: genuflessione e silenzio. Non veniamo congedati dal celebrante, che pronuncia solo un’orazione sul popolo.







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